AYAS (qdn) «Adesso dobbiamo approvare l’alternativa 5 come società Monterosa e Cervino, poi affidare l’incarico per la Vas – Valutazione Ambientale Strategica e la Vinca – Valutazione di Incidenza su questa soluzione. All’esito di questa procedura potrebbe emergere alla fine una valutazione positiva della Vinca, senza bisogno di deroga. Se sarà negativa si potrà andare in deroga, perché l’impatto è minimo. È prematuro dirlo». Così si è espresso il presidente di Monterosa Spa Roberto Vicquéry in merito allo studio di fattibilità del collegamento intervallivo di Cime Bianche dopo essere stato audito dalle commissioni terza e quarta del Consiglio Valle insieme all’ad Giorgio Munari e al presidente e ad della Cervino Spa Federico Maquignaz.
L’alternativa 5 prevede 4 piloni in area protetta (come le alternative 3 e 4), contro i 19 delle opzioni 1 e 2. «Abbiamo ulteriormente approfondito la soluzione cosiddetta 5, che permette di valorizzare l’impianto senza fare strade di cantiere, non toccando gli aspetti di protezione della fauna e della flora. Siamo convinti di essere sulla strada giusta. – ha detto Roberto Vicquéry – Sulla soluzione 5 abbiamo fatto ulteriori approfondimenti internamente. Dovevamo valutare l’aspetto del nuovo codice degli appalti: avendo ridotto i livelli di progettazione, da 3 a 2, dovevamo avere certezza del livello a cui si pone la progettazione che abbiamo. Abbiamo la certezza che questo adesso si chiama Docfap, documento di fattibilità economica. Per cui i documenti che abbiamo sono già sufficienti per procedere. Noi abbiamo un Defr, che è un atto del Consiglio regionale, che ci dà mandato: quindi procediamo così. Poi se a livello di Consiglio regionale ci sono atti che devono fare, sono questioni loro. Noi abbiamo il mandato ufficiale con il Defr».
L’alternativa 5 prevede 2 tronchi di cabinovia di tipo “3S” – da Frachey a Gavine e da Gavine al Colle Superiore delle Cime Bianche – e una cabinovia monofune a 10 posti – dal Colle Superiore delle Cime Bianche a Laghi Cime Bianche -, con la stazione intermedia posta in località Gavine, in una zona boscata e nei pressi di una stalla. La lunghezza della linea complessiva è di 9,3 chilometri, con 16 piloni e un tempo di percorrenza di circa 22 minuti (senza conteggiare le rotture di carico).
«Sarà un’opportunità di valorizzare il vallone, che a tutt ’oggi è di fatto abbandonato. – ha aggiunto Roberto Vicquéry – Sarà un collegamento intervallivo che passa ai margini del vallone e che collegherà la Val d’Ayas alla Valtournenche, permettendo non solo agli sciatori ma a tutti gli utenti di passare da una vallata all’altra in modo tale anche da risolvere una delle problematiche più grosse delle vallate laterali, quella delle stagioni morte. Impropriamente si parla di collegamento funiviario, perché non si scierà nel vallone delle Cime Bianche. Inoltre c’è una serie di interventi molto corposi, che vengono definiti tecnicamente compensazioni, con il miglioramento della viabilità e un Piano di sviluppo turistico».
Per Albert Chatrian, presidente della terza commissione, «stiamo portando a termine un progetto importante, che può fare la differenza nell’offerta turistica del modello Valle d’Aosta».
L’incontro a Verrès
Così come procede l’iter per portare avanti l’impianto, con forza uguale e contraria continua lo sforzo di chi lo avversa e si propone di bloccarne la costruzione. Sabato scorso, 8 febbraio, nel salone Bonomi di Verrès si è tenuto un incontro organizzato dall’euro deputato del Movimento 5 Stelle Gaetano Pedullà, in collaborazione con il Movimento 5 Stelle biellese e quello valdostano, che fa parte di Valle d’Aosta Aperta.
«Il Vallone delle Cime Bianche è un simbolo di resistenza. – ha detto Daria Pulz – Si confrontano 2 idee diverse di natura: una che la vuole dominata dall’uomo per interessi privati e la seconda, che noi sosteniamo, che vede la natura come un gigantesco animale che respira e di cui siamo responsabili anche per le generazioni future».
«Si tratta della più importante battaglia ambientale sulle nostre Alpi» ha sintetizzato Annamaria Gremmo del progetto fotografico indipendente “L’Ultimo Vallone Selvaggio”.
“I soldi spesi per lo studio? Un possibile danno erariale”
A sostenere la causa di conservazione del Vallone, nel 2023, è nato il Comitato Insieme per Cime Bianche, una cordata che ha tra le sue fila l’avvocata Emanuela Beacco del Foro di Monza, esperta di diritto ambientale, la quale durante l’incontro di Verrès ha approfondito il tema della tutela legale del Vallone. Erika Guichardaz – che in Consiglio Valle con il suo movimento Valle d’Aosta Aperta rappresenta una fortemente voce contraria alla realizzazione – ha riassunto l’iter politico e amministrativo dell’opera.
«Che cinismo bisogna avere per mettere in pericolo la bellezza della natura per realizzare una schifezza del genere! – ha tuonato l’europarlamentare Gaetano Pedullà – I 400mila euro già spesi per lo studio di fattibilità per un’opera che, in base alle vigenti normative europee, non si può realizzare possono rappresentare un danno erariale. Passiamo al contrattacco e fermiamo questo obbrobrio!».
Chiara Minelli: “Inaccettabile non coinvolgere il Consiglio”
«In merito agli studi propedeutici e preliminari alla valutazione di realizzabilità del collegamento intervallivo di Cime Bianche è emersa la mancanza di disponibilità da parte della Regione a portare tale studio all’esame e alla valutazione del Consiglio, come sostenuto per anni. Si tratta di un comportamento inaccettabile che smentisce tutte le precedenti dichiarazioni sulla centralità del Consiglio nel merito dell’opera». Lo dichiara la consigliera di Pcp Chiara Minelli in seguito alla riunione della terza e quarta commissione per audire i vertici della Monterosa. «C’è uno stravolgimento grave e mistificatorio – prosegue – di quanto affermato nel tempo in vari documenti e in molteplici contesti. Inoltre, va sottolineato che è emersa la volontà di portare avanti il progetto del collegamento nonostante, ancora oggi, non sia stata risolta la questione imprescindibile della percorribilità giuridica».
Valle d’Aosta Aperta: “Usare i 150 milioni dell’opera per sanità e trasporti“
E proprio sul fatto che l’opera non si possa fare in quanto va contro le norme europee è tornata a “battere” Valle d’Aosta Aperta. «Risparmiamo tempo e discussioni e piuttosto destiniamo questi 150 milioni di euro alla sanità pubblica o per il trasporto pubblico locale. – scrive il gruppo in una nota – Le dichiarazioni fatte dal Presidente di Monterosa Spa sono gravi e preoccupanti per l’ambiente e per le tasche delle cittadine e dei cittadini valdostani. La soluzione individuata è comunque impattante ed è la più costosa per i contribuenti; secondo il vecchio studio sono circa 150 milioni di euro senza contare le opere accessorie. Prima di prendere qualsiasi decisione, la Giunta regionale dovrebbe almeno pretendere un aggiornamento dei costi, dato che ormai sono passati più di 2 anni. Il procedimento ora deve seguire le fasi previste dalla legge: anche alla Giunta e alla maggioranza Pd e Union va bene la soluzione 5? Chi approverà la fase seguente del Docfap, ossia il Documento di Indirizzo alla Progettazione (Dip)? Il Consiglio regionale viene esautorato dando via libera ad una spesa non autorizzata? La Monterosa si prenderà ogni responsabilità, anche di fronte alla Corte dei Conti?».
Marcello Dondeynaz: “Venditori di fumo”
Con una nota diffusa ieri, venerdì, anche l’associazione Ripartire dalle Cime Bianche è tornata a esprimere la propria contrarietà all’opera definendo i proponenti «venditori di fumo per un’opera impossibile». «Una Regione a corto di idee per la riqualificazione dell’offerta turistica e una società, la Monterosa Spa, incapace di confrontarsi con il territorio per ammodernare gli impianti di risalita esistenti, hanno riesumato lo studio di fattibilità di una linea funiviaria nel Vallone delle Cime Bianche, sepolto per 2 anni e a pochi mesi dalle elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale: senza aggiungere nulla di nuovo e rifiutandosi di esaminarlo e discuterlo. – scrive il referente Marcello Dondeynaz – Una linea funiviaria inutile per lo sci e per i collegamenti fra le valli, devastante sul piano paesistico e ambientale, divoratrice di soldi a carico dei contribuenti valdostani, che potrebbero ben altrimenti essere destinati. Il procedimento si infrangerà contro il divieto assoluto della realizzazione di nuovi impianti di risalita nel Vallone delle Cime Bianche, da sempre oggetto di specifica tutela europea e da parte della pianificazione regionale e comunale».
