Cultura e spettacolo

I ricordi della campagna di Russia di Giuseppe Bois raccolti in un libro

Ingrandisci la foto: Da sinistra Umberto Mattone, Maria Teresa Marengo, Alberto Ragni e Rosa Silvana Bois, figlia di Giuseppe, durante la presentazione del libro che raccoglie i ricordi della campagna di Russia del padre
Da sinistra Umberto Mattone, Maria Teresa Marengo, Alberto Ragni e Rosa Silvana Bois, figlia di Giuseppe, durante la presentazione del libro che raccoglie i ricordi della campagna di Russia del padre
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AOSTA (zgn) Venerdì nella Biblioteca “Ida Desandré” di viale Europa, ad Aosta, ha avuto luogo la presentazione del libro “Ricordi della campagna di Russia del Carabiniere Giuseppe Bois”. Erano presenti il presidente del Consiglio Valle Stefano Aggravi e l’assessore alle Politiche sociali, ai Presidi di comunità e alla Coesione del Comune di Aosta Marco Gheller, i membri di varie associazioni combattentistiche e d’arma e la titolare della tipografia Itla di Aosta Valeria Costa Caviglione. Il presidente del Comitato regionale Valle d’Aosta dell’Associazione Nazionale Famiglie Caduti e Dispersi in guerra colonnello della riserva Alberto Ragni ha presentato Rosa Silvana Bois, figlia di Giuseppe, Maria Teresa Marengo – curatrice della biografia – e Alessandra Cerise, che ha letto alcuni brani della pubblicazione, tutte appartenenti al sodalizio letterario “Circolo del Cardo” per poi riassumere le tappe fondamentali della vita del grande invalido di guerra carabiniere ausiliario Giuseppe Bois, mancato nel 1977.

Nato a Valgrisenche il 9 settembre 1920, Giuseppe Bois, dopo la morte dei genitori Giuseppe e Rosa Blanchet, fu mandato dai parenti al collegio dei Salesiani di Torino. Con l’entrata in guerra dell’Italia venne chiamato alle armi e combatté sul fronte occidentale per poi, nell’aprile del 1942, transitare quale ausiliario nell’Arma dei Carabinieri. Nel giugno dello stesso anno, terminato il corso alla Scuola allievi Carabinieri di Torino, venne destinato alla quarta Sezione mista Carabinieri Reali mobilitata, assegnata (unitamente alla quinta Sezione motorizzata) alla seconda Divisione di fanteria “Sforzesca”, in partenza per il fronte russo.

Ebbe così inizio la tragica avventura di Giuseppe Bois, scaraventato in terre lontane e sconosciute unitamente ad altre decine di migliaia di soldati di tutte le Armi e Corpi per costituire l’Armir (acronimo di Armata Italiana in Russia). Mancava solo un pugno di giorni al Santo Natale di quel decisivo anno 1942, quando Giuseppe Bois venne catturato nei dintorni di Kamenka dai soldati sovietici e condotto attraverso la steppa in una via crucis verso la prigionia. Fortunatamente riuscì a salvarsi, nonostante un principio di congelamento e altre patologie, e poté rimpatriare nel novembre del 1945 per essere definitivamente collocato in congedo nel gennaio dell’anno successivo. Il foglio matricolare, che nell’aulico linguaggio burocratico-militare in data 6 aprile 1943 lo aveva definito «Smobilitato dalla quarta Sezione mista Carabinieri reali siccome dichiarato disperso dal 20.12.42», nella pagina successiva gli rende un minimo di giustizia significando che «Nessun addebito può essere elevato in merito alle circostanze della cattura ed al comportamento tenuto durante la prigionia di guerra».

Il testo presentato venerdì scorso raccoglie i ricordi di Giuseppe Bois e della sua prigionia. Memorie che, dopo la sua morte prematura, vennero riordinate dalla figlia Rosa Silvana con l’aiuto dell’amica Maria Teresa Marengo – uno zio di quest’ultima, Vittorio Deasti, tra l’altro, risulta disperso in Russia – e pubblicate in un numero limitato di copie per familiari ed amici. Maria Teresa Marengo ha rammentato l’incontro – tanto casuale quanto proficuo – con il sottotenente dei carabinieri Michele Maurino, allora presidente regionale dell’Associazione Nazionale Famiglie Caduti e Dispersi in guerra, che acquisì documenti matricolari e promise il suo aiuto per promuovere il libro. Malauguratamente in seguito alla scomparsa di Michele Maurino il progetto subì una brusca battuta d’arresto fino a quando Francesco Pellicanò – altro membro del “Circolo del Cardo” – informato del problema coinvolse l’amico Umberto Mattone che, essendo consigliere dell’Associazione Nazionale Famiglie Caduti e Dispersi in guerra, sottopose la questione al presidente Alberto Ragni e al Consiglio direttivo. Da lì all’approvazione unanime di patrocinare una ristampa del libro il passo è stato breve. Durante la serata il luogotenente carica speciale Umberto Mattone ha brevemente descritto la partecipazione dell’Arma alla sciagurata campagna di Russia ed il conseguente, rilevante tributo di sangue. Umberto Mattone ha poi evocato le vicende di altri carabinieri valdostani che combatterono, con sorti alterne, in Russia, tra i quali Ernesto Lazier e Giovanni Bassi – che essendo in forza all’altra Sezione assegnata alla “Sforzesca” verosimilmente conobbero Giuseppe Bois -, Giuseppe Pasquettaz e Aladino Cout. Successivamente Sergio Milani – figlio di Bruno, internato militare, e nipote di Luigi Canonico, disperso in Russia -, nella sua veste di vice presidente nazionale dell’Associazione Nazionale Ex Internati e di segretario della Sezione Valle d’Aosta, ha spiegato la differenza tra internati militari e prigionieri di guerra, accomunati dalla brutalità del filo spinato e dall’essere stati coinvolti in guerra dalle scellerate decisioni del regime. La presentazione è terminata con la consegna a Rosa Silvana Bois della tessera di socio onorario dell’Associazione Nazionale Carabinieri, Sezione Gran San Bernardo di Doues, presieduta dal luogotenente carica speciale Paolo Morale, da parte del luogotenente Primo Giorgio Musetti, coordinatore regionale dell’Associazione Nazionale Carabinieri per la Valle d’Aosta.