Cultura e spettacolo

La tecnologia per visitare i luoghi sacri valdostani virtualmente e dal vivo

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AOSTA (mye) Belli e raggiungibili. Sono i luoghi sacri che, grazie alla tecnologia, possono essere conosciuti ed esplorati anche a distanza. Le iniziative valdostane si stanno moltiplicando e ne dà atto Elena Corniolo, storica e ricercatrice dell’Università di Torino, nell’ultimo volume della collana Santuari d’Italia, dedicato a Piemonte e Valle d’Aosta (2025, De Luca Editori d’Arte, 400 pagine, 90 euro) recentemente presentato nell’ambito della rassegna Plaisirs de Culture. Il libro è a cura di Paolo Cozzo e Pierangelo Gentile con la collaborazione di Giordana Amabili, e il saggio “Verso un turismo alpino sostenibile: la valorizzazione di chiese e santuari in Piemonte e Valle d’Aosta” è stato scritto da Elena Corniolo a quattro mani con Marta Gravela, professoressa associata di Storia medievale al Dipartimento di Studi storici dell’Università di Torino, che si è invece occupata del lato piemontese. «Con questo lavoro abbiamo voluto dare conto di alcune fruttuose esperienze di valorizzazione turistica di luoghi sacri delle Alpi piemontesi e valdostane – spiega Elena Corniolo – e delle potenzialità di questo territorio nei percorsi di promozione culturale dei luoghi di culto, prestando anche attenzione a come l’uso delle nuove tecnologie possa favorire il processo di transizione verso un turismo e una mobilità più lenti e consapevoli».

La tecnologia può riportare i visitatori sul territorio, rendendo accessibili luoghi ed edifici altrimenti difficilmente visitabili, ma può anche avvicinare il territorio alle persone, che possono scoprire a distanza i suoi beni artistici e culturali.

Tra le iniziative e i siti internet, dedicati all’interazione tra tecnologia e patrimonio culturale, Elena Corniolo cita i “Percorsi di San Bernardo”, una serie di itinerari escursionistici patrocinata dalla diocesi di Aosta sulle tracce della devozione popolare per il santo, e i vari cammini del sacro promossi dall’Office Régional du Tourisme, come gli “Itinerari dello spirito”, con il Santuario al lago Miserin o il suggestivo Santuario di San Besso, incastonato nella roccia a Lillaz di Cogne. L’app “Chiese a porte aperte” è uno strumento sperimentale per scoprire e visitare in autonomia i beni culturali ecclesiastici di Piemonte e Valle d’Aosta. «È importante sottolineare – precisa Elena Corniolo – che le chiese e le cappelle selezionate per la sperimentazione sono caratterizzate dalla presenza ancora oggi di una comunità che vive quegli spazi e che di essi si prende cura. Nella diocesi di Aosta, si tratta di 3 edifici: la cappella di San Michele di Marseiller, nella parrocchia di Verrayes, artisticamente rilevante per la presenza di un ciclo di affreschi realizzato da Giacomino di Ivrea negli anni Quaranta del XV secolo, la chiesa romanica di Santa Maria di Villeneuve dell’XI secolo e la cappella dei Santi Giuseppe, Ilario e Barbara nella parrocchia di Valgrisenche».

Uno dei progetti più recenti è il tour virtuale, a 360 gradi, della cattedrale di Santa Maria Assunta di Aosta, attivo dal 2024 accedendo dal sito cattedrale-aosta.it. Si vedono la facciata della Cattedrale, i suoi mosaici spettacolari e il museo del tesoro. A breve saranno inoltre visitabili a distanza anche i sottostanti scavi paleocristiani. «Questo tipo di tour immersivo ha una duplice finalità – riferisce Elena Corniolo – avvicina il patrimonio culturale a chi non abbia la possibilità di recarsi sul posto e allo stesso tempo consente di integrare la visita tradizionale con le spiegazioni e le facilitazioni garantite dallo strumento elettronico e digitale. La realtà virtuale, insomma, non necessariamente deve essere intesa come un’alternativa alla visita sul posto. Quest’ultima, come confermato dalle presenze del 2024 registrate per la cattedrale aostana dall’associazione dei volontari di Chiese aperte, continua infatti a essere la strada privilegiata per conoscere e, per chi lo desidera, prendere parte alla vita comunitaria locale».

Elena Corniolo ha già pubblicato alcuni suoi studi nei volumi “Chiesa locale e relazioni di potere nel XV secolo. Il priorato di Sant’Orso d’Aosta tra il 1406 e il 1468” (FrancoAngeli, 2019) e “Pratiche di appropriazione e delimitazione del sacro. Le visite pastorali alla diocesi di Aosta (XV secolo)” (Firenze University Press, 2023).

«Più di recente – aggiunge Elena Corniolo – ho iniziato a interessarmi della relazione tra azione comunitaria e processi di disciplinamento, messi in atto nel contesto locale di XV secolo. Il contributo pubblicato insieme con la mia collega nel volume Santuari d’Italia da poco uscito rientra quindi tra i miei interessi per l’uso degli spazi sacri da parte delle comunità di fedeli. L’attenzione verso questi temi nasce dalla volontà di avere sul contesto rurale medievale uno sguardo più ampio e articolato, che tenga conto della capacità di azione e di contrattazione delle comunità locali con i poteri superiori, cosa non sempre facile quando si guarda all’azione religiosa di queste comunità, perché fino all’inizio dell’età moderna questa ha lasciato poche tracce scritte, per lo più mediate dalla penna di qualche notaio o segretario al servizio di un’autorità».