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Sabato scorso una cerimonia molto partecipata, il monumento ora è dotato di una retroilluminazione

Inaugurata la nuova lapide che commemora la strage nazifascista del 18 luglio 1944 a Nus

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La cerimonia di sabato scorso di commemorazione della strage nazifascista del 18 luglio 1944 a Nus
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NUS (zgn) Si è svolta sabato scorso, 19 luglio, a Nus, la commemorazione di uno degli episodi dell’eccidio nazifascista del 18 luglio 1944, quando 11 giovani prelevati dalle Carceri Nuove di Torino vennero fucilati per ritorsione a seguito della morte di un ufficiale tedesco, i corpi devastati lasciati per monito per giorni sul luogo dell’uccisione. Hanno partecipato nutrite delegazioni dell’Anpi dei Comuni dove risiedono i parenti delle vittime piemontesi tra cui Giovanni Giai Pron, Giovanni Suppo e il giovane partigiano Giovanni Minelli. Un evento che ha visto nel tempo una minuziosa opera di ricerca svolta tra gli altri da Nicola Grosa, Anna Roberti e dall’associazione Russkij Mir per ridare identità alle vittime di diverse nazionalità, i cui pochi dati spesso non combaciavano con quelli in possesso dei registri dell’epoca, in particolare coloro che provenivano dalla Russia. Nomi cancellati dalle polveri dei lavori per la rotonda al bivio tra Nus e Fénis in cui il monumento era rimasto nel cantiere per molti anni. Questa occasione, con il rifacimento e della lapide ad opera di David De Lazzari, ha permesso di riscrivere i loro nomi nel modo più corretto possibile ed evidenziati grazie alla retroilluminazione notturna.

Anche se purtroppo alcuni di loro ancora oggi non sono stati identificati. Proprio in onore del valore della memoria collettiva, grazie al contributo per l’80esimo anniversario della Resistenza della Regione Valle d’Aosta e del Comune di Nus, la giornata è proseguita con la presentazione in anteprima nella sala del Consiglio comunale del docufilm “Nus tra guerra e resistenza: frammenti di memoria” del regista Bernard Usel. Questo progetto nasce in primo luogo dal l’esigenza di conservare delle interviste raccolte nel tempo che rischiavano di andare perdute. Un lavoro che vuole essere un puzzle delle voci di persone che, in vari ruoli, anche opposti, hanno vissuto il periodo della guerra. Un valido sostegno alla scelta di ripudiare la guerra e ogni forma di discriminazione, un ricordo di quanto può costare avere dei diritti e perderli. Concetto ben presente a chi combatte oggi contro i sistemi fondati sulla forza: la consapevolezza di quanto può succedere cedendo alla tentazione di credere alla forza della violenza. Inoltre sono stati ricordati il giudice Paolo Borsellino e i 5 agenti della scorta – Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina – di cui il 19 luglio ricorreva l’anniversario della morte a causa di un attentato di stampo mafioso. E’ seguita la tradizionale pastasciutta antifascista al Bar Centro con 80 persone.