AOSTA (den) Domenica scorsa, 29 dicembre, monsignor Franco Lovignana ha presieduto la celebrazione diocesana di apertura del Giubileo, alla Collegiata dei Santi Pietro e Orso gremita di fedeli. Dopo il canto di un salmo e la lettura del Vangelo il Vescovo ha letto la Bolla d’indizione dell’apertura dell’Anno Santo 2025, il 27esimo dal 1300. Alla destra dell’altare era posto il Crocefisso ligneo, che fino al 1980 si trovava al centro della volta dell’Arco d’Augusto ed era stato eretto nella prima metà del Cinquecento, in occasione della scacciata dei seguaci di Martin Lutero. Inoltre, è stato cantato l’inno del Giubileo prima che si avviasse la processione da Sant’Orso verso la Cattedrale, dove si è celebrata l’Eucarestia. La liturgia è stata animata dalla Cappella di Sant’Anselmo diretta dal maestro Efisio Blanc e con all’organo il maestro Jefferson Curtaz.
Nell’omelia il Vescovo è partito dall’interrogativo «Perché celebrare un Anno santo?» sottolineando come la risposta fosse davanti a noi, nel Crocifisso, segno dell’amore infinito di Dio per l’umanità. Dio non vuole che gli uomini, creati a sua immagine, si perdano nel male e sprofondino nel vuoto e nella tristezza.
«Per questo – ha detto monsignor Franco Lovignana – ha mandato nel mondo il suo Figlio, Gesù, che, nella sua carne, ha inchiodato sulla croce il peccato e la morte. Per questo manda lo Spirito Santo ad accendere nel cuore dei credenti la luce della speranza. Quando Gesù ha reclinato il capo e chiuso gli occhi sul mondo, in quegli occhi, pieni di dolore e di amore, c’ero io, c’eri tu, fratello, sorella, ognuno di noi, visti nella nudità del nostro peccato e nella grandezza del destino pensato dal Padre; c’eravamo noi infinitamente amati e, proprio per quell’amore, rilanciati sulle strade della vita! La morte del Figlio di Dio ha bruciato il peccato. In essa ogni peccato è perdonato». Per monsignor Franco Lovignana sta qui il senso dell’Anno Santo. In questo lasciarci incontrare da Gesù: «Questo pomeriggio nella bellezza della Liturgia, da domani nel silenzio raccolto della Cattedrale vuota. Sostiamo davanti a questa croce e lasciamoci incontrare da Gesù».
Le intenzioni di preghiera sono state per la Santa Chiesa di Dio, per le famiglie che vivono nell’indigenza, per i coniugi che hanno intrapreso il cammino dell’adozione e dell’affido, per le giovani famiglie perché nella loro casa ospitale e accogliente si respiri un clima di cordialità e comunione, perché i presenti vivano questo Giubileo con fede, speranza e carità.
Dopo il canto «Tu scendi dalle stelle» il Vescovo ha ringraziato i presenti per la bella celebrazione e ricordato quel che aveva detto nell’omelia, di Gesù che sulla croce ha bruciato il peccato dell’umanità, quel fuoco che divora il peccato e lo distrugge il suo amore, e ha sottolineato che «ognuno di noi è come una scintilla accesa a questo fuoco di amore da portare nelle nostre case e nelle nostre comunità, perché davvero il Giubileo non sia solo un evento esteriore, ma sia quel cammino di conversione, di vita, di amore che il Signore ci suggerisce».
E prima della benedizione finale un celebrante ha detto: «Il Vescovo a nome del Romano Pontefice impartirà l’indulgenza plenaria a tutti i fedeli che animati da sincero pentimento, confessati e comunicati, hanno partecipato a questa celebrazione. Pregate Dio per il beatissimo nostro papa Francesco, per il nostro vescovo Franco, per la santa Madre Chiesa e impegnatevi a vivere santamente in piena comunione con Dio e con i fratelli».
Ernesto Desandré

