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«Al convegno di Saint-Vincent non hanno preso parte i rappresentanti delle cooperative di produzione di energia locali»

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Riceviamo e pubblichiamo L’interessante convegno su “Lo stato dell’arte delle rinnovabili in Italia: quali leve strategiche per accelerarne il dispiegamento nel paese”, organizzato da CVA (Compagnia Valdostana Acque) in collaborazione con TEHA (The European House Ambrosetti) con il patrocinio di Elettricità Futura, ha dato spazio ad argomenti quali: Le sfide del cambiamento climatico; lo scenario energetico e l’impatto sull’industria; il mercato interno europeo: il futuro dell’energia.

A margine delle due giornate di lavoro vorrei esternare la mia preoccupazione. La storia siamo noi, figli e nipoti di piccoli artigiani che usavano l’energia motrice dell’acqua per lavorare e dare lavoro, figli e nipoti di coloro che si riunirono in gruppi di consumatori per costruire centraline idroelettriche per illuminare non solo la città capoluogo Aosta, ma anche le modeste abitazioni, nonché per fornire energia alle attività produttive e commerciali. Le Cooperative di produzione di energia idroelettrica hanno in Valle d’Aosta una lunga tradizione.

Anticipando i tempi, i nostri avi si preoccupavano di salvaguardare il territorio portando l’acqua là dove mancava e razionandola dove era necessario. Non formarono movimenti di opinione ma gruppi operativi, talvolta ancora operanti sul territorio, per la manutenzione dei canali e delle strutture collegate. Ai nostri giorni, con gli evidenti cambiamenti climatici in corso, anche i consorzi irrigui sono attori non ininfluenti nei processi di regimentazione delle acque anche a fini produttivi.

La storia siamo noi Valdostani che decidemmo di acquisire le centrali elettriche Cogne e ENEL riunendole sotto l’ala della Compagnia Valdostana delle Acque. Vengo alla mia preoccupazione. Come la nostra storia secolare in materia di “acque” può e potrà essere salvaguardata se, ad un convegno così importante come quello di Saint-Vincent, non hanno preso parte, tra gli invitati, i rappresentanti delle cooperative di produzione di energia locali, neppure quella alla quale è riconosciuto il titolo di ‘storica’? Come la secolare autonomia in campo energetico della Valle d’Aosta potrà essere mantenuta se tutti i decisori sono esterni alla Valle d’Aosta? Come la Valle d’Aosta, in una situazione autorizzativa complessa, in continua evoluzione, non certo favorevole riuscirà a fare riconoscere i suoi diritti statutari?

E’ pur vero che nel suo intervento a Saint-Vincent il presidente Letta, sempre documentato e preciso nelle sue affermazioni, ha detto che “la Valle d’Aosta ha vocazione all’idroelettrico”. Lo ringraziamo per questo riconoscimento. E’ altresì vero che l’Assessore regionale Bertschy ha messo in luce alcune difficoltà ad estendere in Valle d’Aosta l’uso dei pannelli solari. Ma non basta. Se realmente vogliamo che la CVA continui a rimanere valdostana è necessario uno sforzo comune maggiore: unità di intenti e unità di azione. Forse così si potrà chiarire e accelerare l’iter normativo per la concessione-riassegnazione idroelettrica o la proroga a lungo termine, che sta tanto a cuore a tutti noi Valdostani.

Jeannette Fosson