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Via libera alle tre preferenze, ma resta l’ombra del referendum

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AOSTA (fci) Il Consiglio Valle ha approvato – nella serata di giovedì scorso, 27 febbraio – con i 19 voti della maggioranza la proposta di riforma della legge elettorale regionale della Valle d’Aosta depositata dall’Union Valdôtaine. Il documento prevede il superamento della preferenza unica con la reintroduzione di 3 preferenze secondo il sistema già adottato per le elezioni comunali: nel caso di espressione di 3 preferenze, almeno una deve riguardare candidati di genere diverso, pena l’annullamento dell’ultima preferenza. Non c’è stata quindi l’intesa con i 5 consiglieri di Rassemblement Valdôtain, che si sono astenuti. Contrarie le 2 consigliere di Pcp. Non hanno partecipato al voto i consiglieri di Lega e Forza Italia, che hanno lasciato l’aula.

La riforma elettorale potrebbe non entrare in vigore in occasione delle elezioni del prossimo autunno (elezioni regionali e comunali, domenica 28 settembre). Infatti, con l’approvazione della proposta di legge della maggioranza da parte di «solo» 19 consiglieri è meno complesso il ricorso al referendum, già annunciato da Alberto Zucchi, presidente di Fratelli d’Italia Valle d’Aosta, e condiviso giovedì in aula anche da Paolo Sammaritani (Lega). Mancando i due terzi di «sì», entro 3 mesi dalla pubblicazione, un cinquantesimo degli elettori della regione – circa 2.000 – o un quinto dei componenti il Consiglio regionale (7 consiglieri) può richiedere che si proceda al referendum. Invece, con l’approvazione della riforma da parte di due terzi del Consiglio (24 voti), sarebbero servite circa 7.000 firme (un quindicesimo degli elettori) per procedere a referendum, obiettivo molto più difficile da raggiungere.

Giovedì, l’Assemblea ha anche respinto la proposta di legge depositata da Chiara Minelli (solo il suo voto a favore, non quello di Erika Guichardaz, ciò che sancisce la fine di Progetto Civico Progressista) e gli emendamenti depositati da Rassemblement Valdôtain che miravano ad abbassare i quorum per l’elezione in Consiglio Valle, quorum che resta al 5,7 per cento (quindi 2 seggi). Approvato con 19 voti l’emendamento della maggioranza per impegnare il Consiglio Valle a «elaborare una specifica proposta di legge finalizzata a garantire la presenza di entrambi i generi in Giunta».

«La nostra legge non ha la pretesa di essere una riforma ma introduce dei cambiamenti come l’innalzamento delle preferenze. Il superamento della preferenza unica è l’unico dato che sostanzialmente era presente anche in tutti gli altri testi di legge», ha detto durante il dibattito il capogruppo Uv Aurelio Marguerettaz.

«Il dato politico è che la maggioranza ha sostenuto e votato le nuove regole valide per i Comuni e la modifica della legge elettorale, ha “tenuto” – afferma il vicecapogruppo dell’Uv Albert Chatrian – anche se si è provato fino all’ultimo ad allargare il perimetro, ciò che si cerca sempre di fare quando si tratta di riscrivere le regole per le elezioni. Il dato politico è che la maggioranza c’è e ha deliberato su una materia importante».

A nulla è servito il tentativo in extremis, giovedì dopo le 17, che ha messo di fronte il presidente della commissione competente Erik Lavevaz e Albert Chatrian per l’Uv e Stefano Aggravi con Claudio Restano per Rassemblement Valdôtain. Nessuna intesa dal «faccia a faccia», lasciando la porta aperta al referendum. Che porterebbe al mantenimento della preferenza unica non per il suo esito, ma perché «sospenderebbe» la validità della legge per le 3 preferenze approvata giovedì.

Cosa succede ora

La riforma, o meglio dire la modifica della legge elettorale regionale, potrà entrare in vigore in tempo utile per le prossime elezioni – previste a settembre con l’Election day – solo se non si farà il referendum. Dalla pubblicazione sul Bollettino ufficiale regionale decorrono i 3 mesi entro i quali o un quinto dei consiglieri regionali (7 su 35) o un cinquantesimo di elettori (intorno alle 2.000 persone) possono richiedere la consultazione popolare secondo quanto previsto dallo Statuto speciale. Si tratta di un referendum confermativo: non c’è quorum, quindi il risultato vale al di là dei partecipanti.

Da ieri, venerdì 28 febbraio, il Presidente Renzo Testolin ha 5 giorni di tempo per disporre la pubblicazione della nuova legge sulla gazzetta ufficiale valdostana. Sull’eventuale referendum non ci sarà la valutazione di ammissibilità, ma solo una verifica dei requisiti formali: se richiesto dagli elettori, il numero sufficiente di firme dei promotori; nel caso la richiesta provenisse da 7 consiglieri regionali, la procedura è più semplice. Ma bisogna comunque aspettare 3 mesi dalla pubblicazione della legge per poter indire l’eventuale referendum. Nel caso di presentazione delle firme, l’Ufficio di Presidenza ne verificherà la regolarità e, in caso di via libera, toccherà al Presidente della Regione indire il referendum con un decreto emesso entro 30 giorni dalla trasmissione del verbale dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio. In entrambi i casi quindi – iniziativa di elettori o di consiglieri – il referendum si potrà svolgere in una domenica tra il 60esimo e il 90esimo giorno successivo alla pubblicazione del decreto di indizione del referendum confermativo. Procedure che impedirebbero, per ragioni di tempo, di applicare le novità normative già per le elezioni di fine settembre. Il decreto di indizione dei Comizi dovrà infatti essere pubblicato 60 giorni prima. Più o meno intorno a fine luglio: non potrà entrare in vigore in tempo utile per domenica 28 settembre, giorno dell’election day. Se la popolazione, qualunque sia la partecipazione alle urne, confermasse la bontà della legge, solo allora questa viene promulgata ed entra in vigore.

Referendum? Parliamone…

Alberto Zucchi, portavoce di Fratelli d’Italia, conferma che «contrasteremo la riforma con l’unico mezzo reso a noi possibile, cioè il referendum confermativo la cui formalizzazione dovrà essere valutata a seguito del voto in aula». Per questo Zucchi chiederà un incontro – già la prossima settimana – a Forza Italia e Lega (che a differenza di Fratelli d’Italia hanno dei rappresentanti in Consiglio Valle, 6 la Lega e 3 Forza Italia), un vertice del centrodestra unito valdostano nel quale il portavoce di Fratelli d’Italia riproporrà l’ipotesi referendum. «E attenzione: non solo tramite l’iniziativa di 7 consiglieri, ma anche con la raccolta firme, così avremo modo di spiegare alla popolazione le nostre ragioni. Noi non siamo contro le 3 preferenze, tanto che nella nostra proposta di legge ne ipotizzavamo 5, che avrebbero garantito un sistema anti-cordate. Noi siamo contro l’impianto della legge unionista, che non contiene principi anti ribaltone e che non garantisce la stabilità» conclude Zucchi.

«Come Forza Italia siamo per l’elezione diretta del presidente, infatti era il primo punto del nostro programma elettorale» afferma Emily Rini, coordinatrice regionale del partito, che nei prossimi giorni promuoverà degli incontri sul territorio per analizzare quanto successo in Consiglio Valle. «Avremmo voluto un confronto reale sui vari aspetti per arrivare ad una riforma vera e utile per la nostra regione. – prosegue Emily Rini – Così bisognava fare, dimostrando di essere forze politiche mature. Ora se tutto si riduce alla discussione 3 o 1 preferenza la questione diventa mortificante per la politica tutta. Noi avevamo depositato una proposta che prevedeva 5 preferenze, quindi di certo non siamo a favore della preferenza unica che limita eccessivamente la scelta dell’elettore e penalizza i volti nuovi, i giovani e le donne. Ricordiamo che la preferenza unica la volle la sinistra, ricordiamo bene la posizione del presidente Alberto Bertin, fermo sostenitore della preferenza unica, non certo noi. Per tali ragioni faremo le nostre valutazioni all’interno degli organi del nostro partito».

Cristiano Florio