Agricoltura

E’ una corsa contro il tempo per salvare le nostre bovine

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Dopo la riunione di mercoledì scorso, nel pomeriggio, durante la quale è stato messo a punto il piano, è partita proprio in queste ore, la campagna vaccinale contro l’”LSD”.

Più che una misura sanitaria è una vera e propria corsa contro il tempo per salvare le nostre bovine e che vede coinvolti più gruppi di persone e associazioni.

Gli allevatori sono messi per l’ennesima volta, loro malgrado, ad affrontare un’altra emergenza… l’ennesima! Essi vivono con l’angoscia che possa succedere quello che è avvenuto e sta avvenendo nella vicinissima Savoia, dove interi allevamenti sono stati abbattuti anche per un solo caso di bovina positiva alla Dermatite.

Vivono quindi con l’ansia di vedere andare in fumo l’intero lavoro di una vita, di decenni, di generazioni. Il tutto – è bene ricordarlo – per una malattia che non è trasmissibile all’uomo e che nei bovini ha una mortalità dello 0,5 per cento circa delle vacche malate.

Gli allevatori valdostani hanno estremamente a cuore la salute delle loro amate bovine, che per loro non sono delle semplici “mucche”, ma fanno parte integrante della famiglia. In passato, molti di loro hanno già visto abbattere intere mandrie a causa di tubercolosi e brucellosi ed è ancora vivo e straziante il ricordo di quei momenti angoscianti.

Il montanaro, e in particolare il valdostano, è per antonomasia un uomo con l’innato spirito di adattabilità e sopravvivenza, temprato e dal carattere duro e combattente, ma anche una roccia delle più dure, se sottoposta a intemperie continue e massacranti, si sgretola.

Corriamo quindi il rischio di vedere la nostra Valle d’Aosta abbandonata, i pascoli verdi che la contraddistinguono diventeranno incolti ed insignificanti, non avremo più le classiche foto da cartolina con le bovine al pascolo sotto il Monte Bianco che diventeranno un ricordo.

Un’estate quella del 2025 da dimenticare per gli allevatori valdostani e anche per chi ruota intorno ad essi (e sono in molti) anche per gli strascichi che questa malattia può portare, in primo luogo al turismo.

Una seria problematica che si va ad aggiungere alle già complesse gestioni degli alpeggi, alla mancanza sempre più marcata di manodopera e a un lavoro poco remunerato che in certe giornate della bella stagione raggiunge orari allucinanti.

Speriamo che tutto si risolva in fretta e che si trasformi solo in un brutto ricordo al più presto.

Per questo è giusto auspicare un buon lavoro agli addetti ed unirsi, in questo caso più che mai, agli allevatori della Valle d’Aosta e che sono da sempre un fattore trainante della nostra realtà!