AOSTA (qdn) Prenderà il via domani, domenica 7 settembre, la stagione venatoria in Valle d’Aosta. Si potranno cacciare camoscio, capriolo maschio, cervo maschio fusone (ma solo per una settimana, per poi rispettare un periodo di stop per la stagione degli amori) e cinghiale con metodi selettivi.
L’apertura della caccia alle altre specie seguirà uno specifico calendario così come le rispettive chiusure dell’attività venatoria. Dopo la conclusione dei censimenti estivi verrà infatti redatto il piano di prelievo della lepre europea, della lepre variabile e dell’avifauna. Sempre in base all’esito dei censimenti si valuterà se e come riaprire la caccia alla pernice bianca.
I numeri dei cacciatori ne ll’ultimo periodo hanno registrato una progressiva, lenta diminuzione, parzialmente compensata dai circa 25 neo cacciatori che ogni anno concludono i corsi di formazione. Oggi i cacciatori in Valle d’Aosta sono 1.260, di cui una quarantina di donne. Tra questi, 1.122 sono cacciatori del cosiddetto “Carnet A” (ovvero che prelevano gli ungulati: cervi, camosci e caprioli); si contano invece circa 85 cacciatori di “Carnet B” (lagomorfi) e 53 di avifauna.
Il piano di prelievo attuale prevede la possibilità di cacciare 925 camosci, 144 caprioli e 332 cervi: 1.401 capi complessivamente in tutta la Valle d’Aosta. «Il calo dei capi da prelevare è stato drastico in questi anni. – spiega Sergio Grange, presidente del comitato regionale per la gestione venatoria – Basti pensare che nel 2018 erano 3.126. Questo lo imputiamo in particolare all’arrivo del lupo, che caccia per tutto l’anno. Il mondo agricolo ora si difende meglio dagli attacchi del predatore che si è quindi “specializzato” sulla fauna selvatica, a cui ha creato tanti danni. Apprezziamo che l’Assessorato abbia recentemente approvato un protocollo per la gestione del lupo che prevede anche il prelievo da parte del corpo forestale in caso di esemplari problematici. Credo che sia indispensabile una gestione regionale del lupo».
La riduzione del numero di capi cacciabili ha causato alcuni malumori tra gli appassionati. «Ci sono state un po’ di polemiche ma ora spariranno con la possibilità di esercitare la nostra passione e di trascorrere delle giornate in montagna. – risponde Sergio Grange – Noi cacciatori amiamo la natura, siamo i primi che abbiamo interesse a collaborare per una corretta gestione della fauna selvatica. Inoltre siamo conoscitori della montagna e frequentiamo anche luoghi non accessibili ad altri: per questo ci piace definirci “sentinelle” del territorio. In caso, ad esempio, di presenza di una frana o di un tubo che perde, effettuiamo subito le segnalazioni del caso».
Il nuovo Piano faunistico approvato la scorsa primavera mette nero su bianco anche la possibilità di aprire la caccia allo stambecco. «L’Ispra ha già dato parere favorevole ma per quest’anno non se ne parla. Forse potrebbe essere autorizzato il prelievo, ma con numeri bassissimi, nella prossima stagione venatoria o tra due anni. – conclude il presidente Sergio Grange – Il tutto comunque sarà fatto giustamente tenendo conto con estrema attenzione della densità della popolazione».
