AOSTA (qdn) Ha preso il via regolarmente alla metà dello scorso mese di novembre la stagione 2025-2026 del mercato dei vitelli valdostani. Tutti i venerdì fino alla fine di gennaio (e poi con cadenza quindicinale fino al termine dell’inverno), gli animali di età compresa tra i 15 e i 42 giorni sono venduti all’arena Croix-Noire di Aosta, che dai primi anni Duemila è riconosciuta come centro di raccolta autorizzato per il commercio internazionale.
Le operazioni sono organizzate dall’Arev – Association Régionale Eléveurs Valdôtains, che coordina le contrattazioni in maniera collettiva e cura la predisposizione della documentazione, agevolando il contatto con mercati che sarebbero difficilmente raggiungibili dai singoli allevatori.
Lo scorso anno sono stati venduti in questo modo circa 3.700 vitelli e per la campagna 2025-2026 ci si attende di raggiungere numeri simili. Considerate le premesse, infatti, le prospettive sono buone.
«La scorsa estate, a causa della vicinanza dei focolai in Alta Savoia e del coinvolgimento del nostro territorio nelle aree di restrizione, abbiamo perso la qualifica di territorio indenne dalla dermatite. – spiega il direttore dell’Arev Edi Henriet – Questo, però, non ha fortunatamente portato conseguenze sul mercato. Una volta concluso il piano vaccinale, infatti, è stato dato il via libera alla commercializzazione e possiamo mandare i nostri animali ovunque senza vincoli. Considerata l’incertezza che regnava ancora solo fino a pochi mesi fa, è un risultato importante. Non solo: le quotazioni rispetto allo scorso anno sono anche leggermente migliori, nell’ordine di un aumento di 1 o 1,5 euro al chilo. Per fare un esempio, la pezzata rossa è passata da 4 a 5 euro al chilo. Gli incroci da 7 a 9 euro al chilo. Si tratta di una crescita nelle quotazioni in tutta Italia e anche in Europa. Il motivo è che a livello europeo il patrimonio bovino sta diminuendo e quindi le quotazioni salgono».
Rispetto al passato, quando i vitelli valdostani finivano molto spesso all’estero, ad esempio nei Paesi Bassi, la tendenza più recente è quella che rimangano in Italia. «Finora li stiamo vendendo tutti in Italia, negli stabilimenti di ingrasso di Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna. – illustra Edi Henriet – Prima si vendeva molto di più all’estero, ora è maggiore la richiesta interna. Tra le cause: una netta flessione dell’importazione di carne francese, sia per i loro problemi sanitari che per una questione di politiche di allevamento. Naturalmente è presto per fare bilanci ma ci aspettiamo che anche nei prossimi mesi la vendita prosegua soprattutto in Italia e con numeri simili a quelli dello scorso anno».
Tornando alla questione della dermatite, i vitelli venduti sono tutti considerati immunizzati fino ai 6 mesi di età in quanto figli di vacche vaccinate. «Il piano vaccinale ha avuto un doppio vantaggio: – analizza Edi Henriet – innanzitutto ha protetto i nostri animali ed evitato che la malattia, che era alle porte, si manifestasse nella nostra regione con conseguenze che sarebbero state disastrose e avrebbero potuto causare la cancellazione della razza. In secondo luogo ci ha permesso, una volta completato, di poter commercializzare liberamente e senza penalizzazioni».
Naturalmente, dal momento che l’emergenza dermatite in Francia non è affatto rientrata (con nuovi casi emersi recentemente nella zona dei Pirenei) la guardia deve rimanere alta: con la fine dell’inverno la Regione con i suoi servizi veterinari valuterà – insieme alle associazioni di categoria all’Usl, al Ministero della Salute e al Centro di referenza per le malattie esotiche – se si renderà necessaria una seconda campagna vaccinale nel 2026.
Daniel Quey

