COURMAYEUR (sr3) Martedì scorso, 23 giugno, è stata scritta una pagina di storia: Andrea Pedemonte, classe 1991, medico e poliedrico atleta genovese ma residente nel Veronese, specializzato in medicina dello sport, ha compiuto un’impresa mai riuscita prima. Partito con un’immersione in apnea a 42 metri di profondità nella costa del Vesima, a Genova, dopo essere risalito ha percorso in bici, vincendo anche la sfida con il caldo che in alcuni tratti superava i 40 gradi, 300 chilometri, per poi, arrivato in Valle d’Aosta, raggiungere i 4.810 metri del Monte Bianco con una scalata che gli ha permesso di terminare la sua odissea in meno di un giorno: precisamente in 22 ore e 9 minuti. Sostenuto da amici, famigliari ma anche da moltissime persone che hanno seguito la sua impresa sui social, Andrea Pedemonte ha piantato la piccozza sul tetto d’Europa martedì alle 11.30 dopo essere partito alle 13.09 di lunedì 22.
Raggiunta la Val Veny ha attaccato la via normale del Monte Bianco all’1.30 di notte, accompagnato dai fratelli Jacques e Didier Chanoine e da Francesco De Fabiani. Il medico genovese ha rispettato tutti i tempi fissati alla partenza: circa 1’30” di apnea, un’oretta per il trasferimento a riva e l’ultimazione dei preparativi per la pedalata, 10 ore di bici per raggiungere la Valle d’Aosta e infine 9 ore e 36 minuti di ascesa fino alla vetta del Monte Bianco.
«Ho avuto quasi un colpo di calore in zona casale Monferrato, per fortuna il mio amico Marco Bertagnoli, che mi seguiva in moto e poteva vedermi più da vicino, se n’è accorto: avevo il viso sofferente, mi ha fatto accostare in una zona all’ombra. E mi sono ripreso. – ha raccontato – Non ho mai dormito. È stato magnifico il supporto di amici e parenti soprattutto nel tratto in bici: non mi sono mai sentito solo».
Una cavalcata contro il tempo, la fame, il sonno, il clima quasi africano è quella che ha portato Andrea Pedemonte a compiere l’impresa e a battere il record firmato 18 anni fa da Andrea Daprai che aveva percorso la Genova-Monte Bianco partendo però da meno 30 metri.
Il “Medico Superman” non solo è un campione in campo sportivo ma anche e soprattutto nella vita. Dietro all’atleta che si spinge oltre i limiti dello sport, si nasconde un uomo con un cuore grandissimo, molto stimato professionalmente e umanamente.
Questa sfida è infatti nata come una campagna di sensibilizzazione e raccolta di fondi per l’associazione C’è da Fare, che si occupa di sostenere giovani in difficoltà a causa di una situazione di sofferenza psicologica e psichiatrica acuta, e per MareVivo, fondazione per la tutela degli ecosistemi marini.
A distanza di 24 ore dall’avventura, il medico ha ringraziato tutti sul suo profilo Instagram per il sostegno. Tutti adesso si domandano e non vedono l’ora di scoprire quale sarà la sua prossima sfida: forse la Genova- “quasi Chamonix”, come l’ha chiamata lui sul suo profilo Instagram? Lo scopriremo solo continuando a seguirlo.
Arianna Salvadori
