Alpi e dintorni

Gelo a Capanna Margherita: raggiunti i meno 56,5 gradi di temperatura percepita

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GRESSONEY-LA-TRINITÉ (fci) L’inverno ha deciso di sferrare un colpo di coda. L’aria artica, che in queste ore sta spazzando l’Italia, ha portato la colonnina di mercurio a scendere in maniera più o meno intensa. È soprattutto alle alte quote alpine che l’irruzione dal Nord si è manifestata con particolare violenza. Il vento forte, con raffiche superiori ai 120 km/h sull’arco alpino ha portato a percepire il calo termico in maniera ancor più netta.

Il dato che arriva dai 4.554 metri della Capanna Margherita, sul Monte Rosa, è letteralmente da brividi: alle 7 di giovedì 26 marzo scorso, i termometri della stazione meteorologica installata presso il rifugio più alto d’Europa hanno segnato -29,7°. Un valore già proibitivo di per sé, ma che appare quasi alieno se sommato a raffiche di vento che hanno superato 140 km/h. Il risultato di questa combinazione estrema è una temperatura percepita di -56,5°.

Cosa si intende per temperatura “percepita”? La distanza tra temperatura registrata e temperatura percepita è spesso oggetto di discussioni su social e forum, come sottolineato, in occasione della diffusione dei dati registrati e percepiti a Capanna Margherita all’alba di giovedì, da parte di Meteo Valle d’Aosta.

“Ora, per chi scriverà che non esiste la temperatura percepita, provate a stare adesso in maniche corte dove non tira vento e dove invece soffia a 50 km/h”, è l’invito lanciato al pubblico dagli esperti di meteorologia.

Uno spunto perfetto per ribadire che la temperatura percepita non è un’invenzione giornalistica. Il cosiddetto wind chill, letteralmente traducibile come “gelo (chill) da vento (wind)”, è un preciso fenomeno fisico.

Il corpo umano genera attorno a sé un sottile strato di aria calda, che rimane quasi immobile a contatto con la pelle, che funge da isolante termico. Il vento è in grado di rimuovere questo strato – se la pelle non è adeguatamente coperta – costringendo l’organismo a produrre calore per evitare il congelamento. Più il vento è forte e minori sono le temperature ambientali, più velocemente questa barriera viene spazzata via e maggiore è la difficoltà del corpo di mantenere una temperatura fisiologica.

La Capanna Margherita, arroccata sulla Punta Gnifetti, è una sentinella esposta senza alcuno scudo alle perturbazioni che travalicano le Alpi, talvolta in grado di far registrare minime reali che scendono oltre -35°.

Sebbene il rifugio sia un simbolo dell’estremo, i record assoluti di temperatura registrata (ovvero il valore puro della temperatura misurata da un termometro in assenza di vento) appartengono spesso a quote inferiori ma morfologicamente uniche. Il record assoluto (misurato) spetta alla dolina di Busa Fradusta (Pale di San Martino), dove nel 2013 si toccarono i -49,6°.

Esistono anche aree d’Italia molto più basse della vetta del Monte Rosa, note per il loro freddo intenso dovuto all’inversione termica. È il caso della piana di Campo Imperatore, in Abruzzo, o delle celebri conche carsiche alpine.

In queste zone, durante le notti serene e senza vento, l’aria fredda (più densa e pesante) scivola verso il basso accumulandosi sul fondo. In questi “serbatoi di gelo”, le temperature possono crollare di 20 o 30 gradi.