Alta Valle

VENTI MILIONI DAL PNRR: IN UN INCONTRO CON LA POPOLAZIONE È STATO FATTO IL PUNTO SUI PROGETTI

Agile Arvier, la corsa a ostacoli per arrivare all’obiettivo

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ARVIER (FCI) «Per molto tempo, ho risposto ai tanti che me lo chiedevano che tutto questo, se tornassi indietro, non lo rifarei. Oggi mi sento di dire che invece lo rifarei, assolutamente sì. Era una sfida e noi non potevamo non coglierla.

Avremmo fatto le cose in maniera diversa? Certamente. Conoscendo poi le criticità il percorso sarebbe stato diverso, ma posso dire che questa esperienza ci ha fatto enormemente crescere non solo come giunta, ma come uffici comunali e tengo a ringraziare tutto il personale che si è adoperato e ha dato cuore e anima per arrivare fin qui».

Parole di Mauro Lucianaz, sindaco di Arvier, pronunciate nella serata di giovedì scorso, 13 novembre, in occasione dell’incontro con la popolazione. Un appuntamento al quale hanno risposto in tanti, piena la sala polivalente, servito per fare il punto sul progetto Agile Arvier, quello che con il PNRR ha portato al Comune una dote di 20 milioni di euro.

Ripercorrendo le fasi dal 2022 ad oggi, il Sindaco ha evidenziato: «Quando abbiamo saputo di questa opportunità, non senza un po’ di timore, ci siamo detti che era da cogliere. Non siamo stati presuntuosi, volevamo da tempo intervenire sul borgo di Leverogne e nel Comune, ma ovviamente bisognava sempre fare i conti con i fondi.

Quando questi fondi sono diventati accessibili con il PNRR ci siamo detti che era una cosa da fare, ma ovviamente le criticità sono arrivate abbastanza presto poiché a capo di questa linea del PNRR c’è il Ministero della Cultura e quindi non era possibile realizzare degli interventi come forse avevamo ipotizzato precedentemente».

«Nel bando originale – ha precisato Mauro Lucianaz – non era previsto che fosse il Comune di Arvier ad essere il soggetto attuatore dei lavori, ma alla fine siamo stati obbligati a diventarlo, anche perché in caso contrario la Valle d’Aosta sarebbe stata l’unica regione d’Italia senza un progetto PNRR guidato dal Ministero alla Cultura, quindi c’è stata la revoca della delibera che attribuiva il finanziamento a un altro Comune e la comunicazione via nuova delibera che stabiliva infine che era Arvier l’aggiudicatario».

Con Agile Arvier quindi ha preso il via una serie di interventi infrastrutturali mirati alla rigenerazione del borgo di Leverogne e non solo. Tra questi la trasformazione dell’ex scuola elementare nell’Agile Agorà – un polo multifunzionale dedicato alla comunità e all’innovazione -, la riconversione dell’ex microcomunità nell’Espace T/LAB – un hub per la sperimentazione e lo sviluppo territoriale nel quale operano già alcuni dipendenti di ARPA Valle d’Aosta e di Fondazione Montagna Sicura e che è ora oggetto di un’ultima fase dei lavori da 400mila euro -, il nuovo Museo dell’Arte Sacra – ricavato in un edificio religioso recuperato – e il progetto Accessible Village: infrastrutture idrauliche e una passerella pedonale per migliorare l’accessibilità al borgo di Leverogne, lato ovest.

Qualche timore in sala per la tempistica e il termine dei lavori, oltre che per i costi di gestione, così come qualche perplessità ha sollevato la creazione ex novo di una struttura con funzioni di accoglienza nella parte più occidentale del paese.

Un progetto che non vedrà la luce per regole cambiate in corsa e obblighi legati alla coerenza con il PNRR è la riqualificazione di Maison Luboz: «Abbiamo dovuto rinunciare a questa idea, che era poi quella a cui forse eravamo più legati, – ha spiegato il Sindaco – perché lo strumento giuridico che avevamo ipotizzato per la gestione della struttura, ovvero il comodato d’uso, non era più opportuno secondo il Ministero che però ci ha risposto in maniera ufficiale solo 6 mesi dopo la nostra richiesta, dicendoci che eravamo liberi comunque di provarci, ma che probabilmente non sarebbe andato a buon fine. Non ce la siamo sentita di avventurarci e di intavolare una lotta con il Ministero, e abbiamo destinato le risorse alla demolizione e ricostruzione della vecchia scuola».

Resta nel cassetto il progetto di fattibilità tecnico-economica che è «uno strumento importante per trovare attraverso la Regione i finanziamenti opportuni in un secondo momento».

Preoccupazioni anche per la scomparsa del piazzale Barrel, ora parcheggio e zona di svincolo, che lascerà posto all’Accessible Village e che vedrà quindi modifiche alla viabilità in entrata e in uscita dal borgo. «Ne abbiamo già parlato con Anas, – ha rassicurato Mauro Lucianaz – ricevendo un ok informale per ottenere l’uscita del parcheggio attraverso un’approvazione di variante e questo è un impegno che ci prendiamo perché quello spazio di condivisione arricchisca il borgo e non crei disagio».

Capitolo Castello La Mothe, «Il progetto cardine che se non viene portato a compimento non ci permetterà di portare a casa il finanziamento da 20 milioni di euro» ha detto la vice sindaca Josianne Godioz.

Il La Mothe diventerà la sede del Museo del Futuro Alpino, oggetto di una riqualificazione esterna con la dotazione di passerelle, di un tunnel di ingresso con relativo ascensore esterno per l’accesso al piano del castello, il recupero del percorso da Nord e interventi strutturali sull’edificio principale.

Preoccupano i costi di gestione e la gestione stessa del castello, così come di tutte le strutture oggetto di riqualifica una volta terminati i lavori. «Nel 2023 abbiamo iniziato un percorso con la Corte dei conti che aveva evidenziato delle problematiche legate alle soluzioni individuate per la gestione delle strutture. Abbiamo anche intavolato un discorso con la Regione per inserire il Castello La Mothe nella rete museale dell’Assessorato dei Beni Culturali.

A oggi – ammette Mauro Lucianaz – il Museo non è a carico di nessuno, ma sarà a carico della Regione Autonoma: in tutti i verbali vi è l’impegno a farsene carico. È stata individuata una connessione molto forte con il Museo di Scienze Naturali a Saint-Pierre: con buona probabilità, il La Mothe verrà gestito dall’Assessorato Territorio e Ambiente».

E, più in generale, cosa succederà se i lavori non venissero portati a termine entro la scadenza fissata, ovvero luglio 2026? «Quindici giorni fa è stata convocata una riunione per capire i rischi del non ottenimento del finanziamento e abbiamo scoperto che di progetti da 20 milioni in Italia ce ne sono 20 e che sempre l’Italia ha promesso all’Europa di portare a casa 400 obiettivi.

Noi abbiamo 12 obiettivi, sappiamo per esempio che la Sardegna ne ha 38 e via di questo passo in varie regioni. Se noi dovessimo raggiungerli, ma altre regioni no e questo non bastasse per arrivare a quota 400, i finanziamenti non arriverebbero».

In ogni caso «La Valle d’Aosta è l’unica regione che ha accantonato delle risorse, confluite in un fondo rischi, nel caso in cui manchino fondi o non vengano erogati per il mancato raggiungimento dell’obiettivo» ha concluso Mauro Lucianaz.