COURMAYEUR (peb) Franco Cuaz, nato ad Aosta il 6 novembre del 1925, si prepara a tagliare il traguardo dei 100 anni di vita, prezioso osservatore – e tra i protagonisti – di questo secolo in Valle d’Aosta. «Festeggerò il compleanno sabato prossimo, 8 novembre, nel fine settimana, con un pranzo con figli e nipoti» racconta. Ingegnere, sportivo e instancabile amante delle Alpi, Franco Cuaz è figlio di Enrico, diplomato prima segretario comunale, poi geometra e negli anni Quaranta titolare di un’impresa di costruzioni e primo Assessore regionale ai Lavori Pubblici, e di Antonietta Virginia Farinet, figlia di François, deputato del Regno italiano per 4 legislature e tra i pionieri del Tunnel del Monte Bianco. Franco Cuaz cresce in un’Aosta degli anni Trenta ancora povera ma viva, dove l’acqua si prendeva al rubinetto comune vicino alle Porte Pretoriane e i bambini imparavano presto la resilienza. Vivace e curioso, leggeva Salgari e Dumas: «Sognavo di essere Athos, anche se finivo per interpretare Porthos nelle battaglie tra bande di ragazzi sulle mura romane, dato che ero “ben piantato”…», ricorda.
Gli anni della guerra segnarono la fine della spensieratezza. Dopo il Liceo classico ad Aosta, Franco Cuaz si iscrive al Politecnico di Torino, dove si laurea in ingegneria civile, sezione trasporti. Da allora, le strade della Valle d’Aosta e delle Alpi diventeranno la sua vita. Prima come collaboratore dell’impresa paterna, poi come protagonista della grande avventura del Traforo del Monte Bianco.
Nel 1964 entra nella Società Italiana del Traforo per seguire i lavori dell’impalcato e delle condotte di ventilazione. L’anno successivo è nominato direttore di esercizio del Tunnel, ruolo che ricoprirà per 25 anni, guidando l’evoluzione tecnica e gestionale di una delle opere simbolo della regione. Rappresenta l’Italia nell’Aipcr-Associazione internazionale della strada e partecipa ai più importanti convegni europei sulle gallerie stradali.
Dopo il pensionamento, dal 1993 al 2005, è presidente della Società Autostrade Valdostane. Le sue competenze e il suo impegno gli valgono le onorificenze di commendatore della Repubblica Italiana e di officier de l’Ordre National du Mérite de la République Française.
Accanto al rigore dell’ingegnere c’è sempre stato l’amore per lo sport. Da giovane gioca a calcio nell’Aosta di serie C, quando il padre ne era presidente, e poi nel San Damiano d’Asti. Un infortunio lo spinge a salire in bicicletta: da allora, pedala senza sosta. Dal 1974 a oggi ha percorso oltre 320mila chilometri, equivalenti a 8 giri del mondo, e ha scalato decine di colli alpini: 185 volte il Piccolo San Bernardo e 53 il Grande.
Anche nel ciclismo, come nella vita, la salita è il suo terreno naturale. «L’arrivo in cima – dice – è sempre una gioia di conquista».
Negli anni della maturità Franco Cuaz unisce le sue 2 passioni – la strada e la storia – diventando autore di libri che raccontano l’anima della Valle d’Aosta attraverso i suoi valichi. Nel 1997 pubblica «Maurice Garin. Il ciclismo di un secolo fa», vincitore del Prix Lacoste di letteratura sportiva, e più tardi «Il colle del Gran San Bernardo. Il colle del Piccolo San Bernardo. Storia di due strade», frutto di minuziose ricerche. È anche autore della guida «Passi e valli in bicicletta. Valle d’Aosta» dove ha descritto nei dettagli 57 salite della nostra regione.
Oggi vive a Courmayeur e il legame con la sua terra resta profondo: «Qui sono le mie radici – afferma – e non riesco a stare lontano da queste montagne, le più belle del mondo ai miei occhi».
A 100 anni, Franco Cuaz continua a incarnare lo spirito valdostano: sobrio, concreto, legato al lavoro e alla montagna. «Dedico i miei “primi” 100 anni ai miei genitori, cui devo tutto. Uno dei ricordi più belli per me è stata l’inaugurazione del Tunnel del Monte Bianco, a luglio del 1965. Erano presenti i presidenti Giuseppe Saragat e Charles De Gaulle: quest’ultimo mi ha stretto la mano dicendomi “heureux de vous revoir”, mi aveva scambiato per un’altra persona! Di colpo è saltato fuori dalla folla un professore di Torino che si è avvicinato al palco dei due Presidenti, consegnando a quello francese un documento che lo spronava a favorire l’unità dell’Europa. Sorrido ancora ricordando che nessuno dei tanti gendarmi in servizio sul piazzale ha avuto la fulminea idea di pensare a un attentato» conclude Franco Cuaz.
Arabella Pezza