Aosta

Finito il murale sulla Scuola elementare Ponte di Pietra

Ingrandisci la foto: L'artista Gionata Gesi, in arte Ozmo, ha ultimato il murale dedicato al Monte Bianco sulla Scuola elementare del Ponte di Pietra
L'artista Gionata Gesi, in arte Ozmo, ha ultimato il murale dedicato al Monte Bianco sulla Scuola elementare del Ponte di Pietra
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AOSTA (zgn) L’artista milanese Gionata Gesi, in arte Ozmo, ha ultimato la terza opera murale realizzata ad Aosta, nell’ambito delle manifestazioni di Aostae 2025, il palinsesto di eventi organizzato per celebrare il 2050esio anniversario della fondazione della città. Dopo i primi 2 lavori, sulle pareti della Scuola primaria “Giovanni Pezzoli” e della Scuola Cerlogne, il nuovo dipinto si trova sul muro esterno della Scuola elementare Ponte di Pietra in piazza Arco di Augusto, posto su viale Chabod.

L’opera conclude il progetto di arte pubblica diffusa pensato da Ozmo per Aosta. «Ho scelto di intervenire su tre muri della città perché credo che l’arte pubblica abbia il potere non solo di trasformare visivamente la città ma anche le sue persone, creando spazi più accoglienti e inclusivi, – afferma Ozmo – questo ci permette di coinvolgere le comunità locali e i residenti».

Il soggetto presenta un frammento di paesaggio trasformato in segno: Il Monte Bianco sotto la Boule des Neiges, incrinata, che perde acqua. L’impianto figurativo risulta adagiato su un piano di legno su cui si ripiega un panno di velluto verde che richiama nel colore la natura.

L’immagine mette in relazione esperienza reale e consumo commerciale – turismo, overtourism, merchandising – aprendo nei residenti e nei visitatori uno sguardo nuovo sulla Valle e sulle sue montagne.

L’icona del Monte Bianco trasformato in un souvenir turistico è una presenza ingrandita ma ridotta, che si rivela addomesticata, e che interroga la città sulle sue due attitudini opposte: contemplazione e sfruttamento della natura.

Questo muro completa la trilogia valdostana, ricomponendo i frammenti in un racconto unitario: il paesaggio alpino (Il Monte Bianco), la memoria (La stele antropomorfa) e la condizione di frontiera (Giano Bifronte) diventano una regia diffusa nella città, in dialogo con le sue soglie e i suoi flussi.