Bassa Valle

Dopo decenni di chiusura, la Regione ha affidato l’estrazione per 12 anni alla Professional Marble di Carrara

Marmo verde di Gressoney: riapre la cava di Ecko. “Materiale apprezzato in Usa e in Medio Oriente

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Una foto scattata con il drone del piazzale della cava di Ecko a Gressoney
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GRESSONEY-SAINT-JEAN (qdn) Un tempo il marmo verde di Gressoney era assai pregiato e ricercato dal mercato, tanto da essere utilizzato in contesti prestigiosi, come alcuni rivestimenti all’interno del Palazzo delle Nazioni Unite, a New York. Poi, negli scorsi decenni, la sua richiesta è andata decrescendo e le relative cave sono state sempre meno sfruttate, quando non del tutto abbandonate. Almeno fino ad oggi.

Negli ultimi tempi, infatti, il mercato è tornato ad apprezzare le varietà di marmo colorato. Il suo valore è nuovamente salito e di conseguenza le aziende hanno ripreso a investire. La Giunta regionale ha così autorizzato nei giorni scorsi la società Professional Marble di Carrara ad esercitare l’attività estrattiva nella cava di marmo di località Ecko, nel Comune di Gressoney-Saint-Jean, proprio al confine con La-Trinité. L’autorizzazione ha una durata di 12 anni: 10 di attività estrattiva e 2 per il ripristino ambientale.

«Il sito di Ecko, che è inserito all’interno del Piano regionale delle attività di cava, è stato attivo tra gli anni Settanta e i primi anni Ottanta, poi si è fermato. – spiega Massimiliano Lucchi, responsabile del progetto, redatto dallo Studio Rasenna di La Spezia – Il marmo verde della Valle d’Aosta ha infatti incontrato nel tempo difficoltà commerciali importanti legate alla concorrenza di materiali meno nobili ma più economici, in particolare di provenienza indiana. In pratica, il marmo verde è uscito dal mercato. Negli ultimi anni la Professional Marble – grazie a un’intuizione degli imprenditori Giulio e Stefano Dell’Amico – ha deciso di tornare a puntare sulla valorizzazione delle varietà uniche del territorio. Questo è stato fatto ad esempio in Toscana e in Liguria e ora anche in Valle d’Aosta».

Naturalmente l’investimento non è stato fatto “alla cieca”. Prima di realizzare il progetto, la Professional Marble ha effettuato una prima fase di promozione e ha riscontrato la forte ripresa di “appeal” del marmo colorato. «Il marmo è un materiale ciclico. – chiarisce Massimiliano Lucchi – Se il bianco va sempre, quello colorato segue invece il variabile interesse del mercato. Nel dettaglio si è visto che il “verde” di Gressoney può essere venduto molto bene negli Stati Uniti e nel Medio Oriente».

La cava di Ecko a Gressoney tornerà in attività a partire dall’inizio di settembre. I primi interventi riguarderanno la messa in sicurezza del sito – che era abbandonato da molti anni – la predisposizione delle recinzioni e la messa in opera di tutto ciò che riguarda la logistica. Poi si passerà all’estrazione, per un massimo di 45mila metri cubi nei 10 anni. «Sarà una cava in galleria sotterranea. – prosegue Massimiliano Lucchi – Non si scaverà all’aperto ma si procederà semplicemente alla profilazione delle pareti, per poi proseguire in galleria con macchinari su cingoli. Siamo esperti in progetti ad alta sensibilità ambientale e proponiamo sempre piani di coltivazione il più possibile sostenibili e compatibili con il territorio.

Ad esempio: i mezzi di trasporto non transiteranno nel periodo di Ferragosto sulle strade pubbliche ed eviteranno sempre le fasce orarie a maggior traffico. Si utilizzeranno camion telonati per evitare dispersione di polveri (peraltro si parla di una media di soli 1,5 camion al giorno). Sempre per limitare la polvere, si provvederà a bagnare il substrato del terreno quando transiteranno i mezzi. Ovviamente, è stata effettuata la valutazione di impatto acustico. I macchinari utilizzati sono di ultima generazione e il rumore che si avvertirà sarà simile a un ronzio, anche grazie alla “maschera” naturale del bosco di larici. Inevitabilmente si sentirà il rumore di quando il materiale viene caricato sul camion, ma sarà di breve durata. Inoltre la cava sarà stagionale, attiva solo da maggio a novembre».

Le case più vicine sono a 230 metri in linea d’aria. «L’autorizzazione è regionale. – rimarca il sindaco di Gressoney-Saint-Jean Mattia Alliod – Come Amministrazione comunale abbiamo però chiesto in fase di conferenza di servizi che si tenga conto delle problematiche che potrebbero insorgere legate ad un aumento del traffico sulla strada regionale 44 soprattutto nei periodi di maggior afflusso turistico e per un discorso di inquinamento acustico generato dall’attività estrattiva. La società dovrà in entrambi i casi attenersi a delle prescrizioni ben precise concordate in fase di conferenza di servizi e sicuramente ci sarà un’attenzione che le stesse vengano fatte rispettare».

Da parte della società, si sottolineano le ricadute positive della ripresa dell’attività della cava, in cui lavoreranno stabilmente 4 dipendenti che risiederanno in zona. La società si occuperà della manutenzione di un tratto di sentiero che attraversa la strada di accesso alla cava. A fine ciclo estrattivo è poi previsto il recupero del sito con un suo possibile riutilizzo in termini di fruizione turistica del luogo.

«Come abbiamo già fatto in altri posti, ci piacerebbe individuare anche qui, in collaborazione con le guide alpine locali, delle pareti di roccia che provvederemo ad attrezzare. – conclude Massimiliano Lucchi – Il materiale “minore” della cava, di pezzatura non commerciale, potrà essere usato gratuitamente per interventi di edilizia o artigianato, in convenzione con la cava, così come per realizzare elementi di arredo urbano come panchine e fioriere.

Infine, quando parteciperemo alle fiere ad esempio negli Usa, in Cina o in Arabia Saudita intendiamo promuovere il materiale valdostano insieme ai suoi prodotti enogastronomici tipici e alle sue bellezze naturali. Insomma, non siamo qui per un semplice interesse commerciale: vogliamo diventare degli ambasciatori del territorio e punteremo anche al marchio di qualità per il marmo valdostano allo scopo di tutelarne la tipicità e l’unicità rispetto ad altri materiali simili che vengono proposti sul mercato come “Verde Alpi” ma che in realtà non lo sono. Si tratta di un percorso di valorizzazione che vogliamo condividere con le altre aziende, con la Regione e le istituzioni».

Daniel Quey