BRISSOGNE (zgn) Lunedì scorso, 14 luglio, la senatrice del Movimento 5 stelle Elisa Pirro non ha potuto compiere la prevista ispezione nella Casa circondariale di Brissogne a causa della protesta di un detenuto che «Si è arrampicato su di un muro e tutti i tentativi di negoziazione per farlo scendere sono falliti. L’obiettivo dell’ispezione era quello di fare il punto sui problemi all’interno della struttura, dalla carenza di personale, alla mancanza di acqua calda e una serie di rifiuti accumulati fuori dal carcere».
La senatrice Elisa Pirro ha poi aggiunto che «Da quanto potuto appurare con il colloquio con il comandante, visto che la Direttrice era fuori per altri impegni, è emersa una carenza cronica di personale penitenziario, oltre a quello amministrativo dove sono operativi in 6 su un organico di 16 persone. Il personale di Polizia Penitenziaria ha accumulato tantissime ore di straordinario, di riposi arretrati, il Comandante ci ha assicurato che per questa estate tutti avranno diritto a tre settimane di ferie consecutive».
Una situazione di disagio ripetutamente segnalata dall’Organizzazione sindacale autonoma polizia penitenziaria-Osapp secondo cui vi sarebbe un clima di continuo malessere e presunte violazioni della privacy da parte del personale che lavora alla casa circondariale di Brissogne. La sigla sindacale, da sempre molto critica con i vertici del carcere, sostiene che «Dall’8 maggio quando fu resa pubblica la lettera di dimissioni di un giovane agente della Polizia Penitenziaria in servizio presso la Casa circondariale di Brissogne nulla è cambiato, anzi la situazione sembra essere peggiorata».
La lettera di dimissioni evidenziava «Un ambiente di lavoro tossico». Si legge nella nota: «Non risulta che siano stati svolti approfondimenti sulle motivazioni di quelle dimissioni. Nel frattempo, i procedimenti disciplinari sembrerebbero essere aumentati in modo esponenziale. Si è registrato e lo si segnala con preoccupazione – un uso discutibile dei sistemi di videosorveglianza, con l’installazione di telecamere persino in prossimità dei servizi igienici destinati al personale».
E ancora: «È paradossale che la rimozione di una di queste sia avvenuta solo dopo il danneggiamento di un’altra da parte di un detenuto. Se confermato, questo episodio rappresenterebbe una grave violazione della privacy e della dignità dei lavoratori».
