Cronaca

Sono l’ex amministratore delegato Giuseppe Argirò e Marco Malacarne Gentile al vertice di Cva Eos

Due top manager di Cva coinvolti in un’inchiesta per corruzione aperta dalla Procura di Palermo

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AOSTA (zgn) Blitz della Polizia a Palermo, Roma e negli uffici della Regione Sicilia, oltre che nella sede della Cva a Chatillon. Coinvolti in un’inchiesta per corruzione sulle autorizzazioni ambientali ci sono anche 2 top manager del gruppo energetico valdostano Cva. L’ex amministratore delegato della Compagnia Valdostana delle Acque, Giuseppe Argirò, 57 anni, e l’aostano Marco Malacarne Gentile, 47 anni, che lo ha appena sostituito alla guida di Cva Eos, figurano tra i 9 indagati per i quali la Procura di Palermo ha chiesto misure cautela. Per entrambi l’interrogatorio preventivo è fissato per lunedì 12 ottobre, prima della decisione del giudice sulle misure cautelari richieste dagli inquirenti.

I nomi di Argirò e di Malacarne Gentile emergono accanto a quello dell’ex vicepresidente della Regione Sicilia e già assessore Gaetano Armao, presidente fino allo scorso agosto della Commissione tecnica specialistica regionale per le autorizzazioni ambientali, e del deputato regionale dell’Mpa Giuseppe Geremia Lombardo, nipote dell’ex presidente della Regione Raffaele Lombardo, nel cui governo Armao è stato assessore per poi tornare nel ruolo con Nello Musumeci. L’indagine, coordinata dal procuratore capo Maurizio de Lucia e dall’aggiunta Francesca Mazzocco, riguarda un presunto sistema di corruzione legato ai pareri della Commissione che esamina progetti industriali ed energetici, compresi quelli nel settore delle fonti rinnovabili che necessitano di valutazioni ambientali. L’ipotesi è che alcuni pareri tecnici possano essere stati condizionati da pagamenti illeciti.

Gli agenti della Squadra Mobile hanno perquisito l’abitazione di Armao e i suoi studi professionali di Palermo e Roma, oltre ad alcuni uffici regionali. Blitz disposti, spiega il procuratore de Lucia, « Per evitare la dispersione delle prove, dopo la notifica dell’invito diramato dall’ufficio del Gip».

Per tutti e 9 gli indagati – oltre ad Armao, Argirò, Malacarne Gentile e Lombardo, anche Benedetta Veruska Pierpaola Costanzo, Mario Lupo, Pietro Luigi Matta, Sergio Velia e Luigi Zancla – la Procura ha chiesto misure cautelari: nello specifico, per 8 di loro gli arresti domiciliari, mentre per 1 il divieto di dimora. Agli interessati è stato notificato l’invito a comparire davanti al giudice per le indagini preliminari per l’interrogatorio preventivo, obbligatorio prima della pronuncia sulle misure.

Ma qual è il collegamento con la Valle d’Aosta? Cva Eos è la controllata del gruppo Cva che si occupa dello sviluppo e della gestione degli impianti eolici e fotovoltaici. Il passaggio di consegne al vertice è recentissimo: il rinnovo degli organi societari è avvenuto nell’assemblea di mercoledì 23 settembre scorso, dopo quello dei vertici della capogruppo di venerdì 21 agosto. Confermato presidente Enrico De Girolamo, Marco Malacarne Gentile, direttore Strategie e sviluppo delle altre energie rinnovabili di Cva, è subentrato proprio ad Argirò nell’incarico di amministratore delegato.

Nel filone che riguarda Cva, al centro dell’impianto accusatorio c’è il rapporto con l’avvocato Pierluigi Matta, incaricato come consulente dal gruppo valdostano. Secondo la Procura, il professionista avrebbe ricevuto almeno 147 mila euro attraverso un contratto di consulenza ritenuto fittizio dagli inquirenti. Una parte del denaro, sempre secondo l’accusa, sarebbe poi stata consegnata in contanti ad Armao. In cambio, l’ex vicepresidente della Regione avrebbe agevolato pratiche di interesse di Cva e della controllata Cva Eos, mettendo i rappresentanti delle società in contatto con dirigenti regionali dell’ Ambiente e dell’Energia, intervenendo sulle tempistiche delle procedure e anticipando informazioni su atti e comunicazioni amministrative.

A Giuseppe Argirò e all’altro manager del gruppo valdostano Marco Malacarne Gentile viene contestato di avere seguito la stipula dell’incarico professionale affidato a Pietro Matta, i successivi rinnovi e il pagamento dei compensi. Il nodo investigativo riguarda quindi l’eventuale e tutta da dimostrare consapevolezza dei 2 manager rispetto al presunto meccanismo corruttivo ipotizzato dalla Procura. La difesa di Giuseppe Argirò, affidata all’avvocato Sabrina Franzone, contesta però di non avere ancora a disposizione l’atto contenente le ragioni specifiche del coinvolgimento del manager.