Cronaca

Morì nell’orrido di Pré-Saint-Didier, respinto il ricorso del datore di lavoro

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AOSTA (zgn) La Cassazione ha respinto il ricorso presentato dell’imprenditore Angelo Camputaro Lavorgna, 70 anni, di Saint-Vincent condannato in secondo grado a un anno di reclusione (pena sospesa) per la morte sul lavoro di Giuseppe D’Agostino, 43 anni, di Aosta. Secondo la Suprema Corte, infatti, un datore di lavoro deve rispondere dell’infortunio – se ragionevolmente prevedibile – anche in presenza di un eventuale comportamento imprudente di un dipendente.

Giuseppe D’Agostino ha perso la vita nel 2021, dopo essere precipitato per 160 metri nell’orrido di Pré-Saint-Didier. Stava eseguendo dei lavori di manutenzione del sistema fognario in un cantiere sulla Statale 26, che costeggia il burrone. Due le ipotesi sui motivi che lo avessero spinto a scavalcare il guardrail: la prima è che l’area di lavorazione comprendesse anche la zona sul ciglio del dirupo dalla quale era caduto; l’altra è che la vittima avesse cercato un luogo nascosto per un bisogno fisiologico, in assenza di bagni chimici nel cantiere.

Secondo la Procura, al di là di queste supposizioni, l’imputato ha comunque violato le norme sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro, con un piano di sicurezza non adeguato. Inoltre, sempre secondo l’accusa, non aveva allertato i lavoratori e non aveva portato all’installazione di adeguate segnaletica e barriere di protezione, previste per i cantieri in quota.

Nel 2022 in primo grado l’imprenditore era stato assolto per insussistenza del fatto. Pertanto la Procura di Aosta aveva impugnato la sentenza e 2 anni dopo, in secondo grado, era stata emessa la sentenza di condanna.

Angelo Camputaro Lavorgna aveva perciò presentato il ricorso che la Cassazione ha respinto, condannandolo al pagamento delle spese processuali, oltre alla rifusione alle parti civili di quelle relative al giudizio di legittimità.