Cronaca

Nus, venticinque anni fa l’alluvione. «Dalla devastazione alla rinascita»

Ingrandisci la foto: In un incontro pubblico per i 25 anni dell’alluvione, l’allora sindaco di Nus, Gian Marco Grange, ha portato la sua testimonianza
In un incontro pubblico per i 25 anni dell’alluvione, l’allora sindaco di Nus, Gian Marco Grange, ha portato la sua testimonianza
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NUS (zgn) A 25 anni dalla drammatica alluvione del 2000, che causò 20 vittime in Valle d’Aosta, mercoledì scorso, 15 ottobre, il Comune di Nus ha accolto l’evento denominato “Ieri, oggi, domani”, organizzato da Fillea Cgil Valle d’Aosta e dall’Amministrazione comunale, che ha unito il ricordo alla necessità di prevenzione. In tale occasione il sindaco Camillo Rosset ha scoperto la scultura di Luciano Regazzoni, realizzata nel tronco scavato di un albero per la ricorrenza di quel disastro. Al suo fianco c’era Alex Impieri, che ha 19 anni ed è il più giovane consigliere comunale. «Il ricordo di quei giorni va portato avanti – ha dichiarato Camillo Rosset – affinché sia una lezione anche per voi giovani».

Roberto Billotti, segretario generale Fillea Cgil Valle d’Aosta, ha sottolineato l’importanza della giornata: «Ricordare l’alluvione del 2000 è un dovere civico e morale. In quella tragedia perdemmo vite umane e scoprimmo la fragilità del nostro territorio. È fondamentale investire risorse e competenze nella manutenzione idrogeologica e nella sicurezza dei cantieri, per un lavoro dignitoso che non metta a rischio nessuno».

Emergenze collegate ai cambiamenti climatici
Erano presenti esperti del settore e rappresentanti istituzionali: il dirigente della Protezione Civile della Valle d’Aosta nel 2000 Lorenzo Chentre, l’attuale dirigente della Protezione Civile valdostana Valerio Segor, l’ingegnere che ha redatto il nuovo Piano di emergenza di Protezione Civile del Comune di Nus André Brunier e il sindaco di Nus nel 2000 Gian Marco Grange. Alla tavola rotonda “Emergenze collegate ai cambiamenti climatici” hanno partecipato il segretario generale della Fondazione Montagna Sicura Jean Pierre Fosson, l’assessore regionale alle Opere pubbliche, Territorio e Ambiente Davide Sapinet e il segretario nazionale Fillea Cgil Angelo Sposato.

Particolarmente commovente è stato l’intermezzo dedicato alle testimonianze. I racconti di due residenti a Nus, Attilio Lombard ed Ezio Gerbore, hanno riportato in sala la drammaticità di quei giorni.

Gian Marco Grange: “Nus seppe reagire”
Come pure ha fatto il sindaco di Nus nel 2000 Gian Marco Grange, attuale presidente del Consiglio direttivo dei Vigili del Fuoco volontari della Valle d’Aosta: «Da qualche tempo sono sempre più numerose le notizie di catastrofi dovute alle forze della natura, come frane, alluvioni, inondazioni e terremoti, e dopo l’esperienza che anche noi abbiamo vissuto nel 2000, comprendiamo davvero cosa significhi».

Gian Marco Grange ha aggiunto: «Molti ricorderanno ciò che è successo: domenica 15 ottobre 2000, dopo diversi giorni di piogge intense, il torrente Saint-Barthélemy ruppe gli argini e inondò il paese. La furia dell’acqua e decine di frane devastarono e ferirono il territorio del nostro Comune. Ricordo anche che, a causa di queste, una persona perse la vita: la signora Olinda Chapellu. Già durante la notte del sabato furono evacuate diverse abitazioni nelle vicinanze del torrente. Nessuno poteva immaginare che questo avrebbe cambiato il suo corso invadendo il borgo di Nus».

Gian Marco Grange ha ricordato: «La situazione era disperata: mancavano acqua, fognature, energia elettrica; le linee telefoniche erano interrotte, come le condutture del metano; le scuole erano inagibili; alcuni villaggi e l’intera comunità di Saint-Barthélemy erano isolati. In un primo momento si prova un senso di impotenza e di smarrimento di fronte alla furia incontrollabile della natura, ma in quei momenti bisogna mettere da parte le emozioni personali e agire».

«La priorità era mettere in sicurezza le persone»
A tal proposito, Gian Marco Grange ha evidenziato che «la prima azione era mettere in sicurezza le persone, ordinando l’evacuazione con tutte le difficoltà del caso. Tutti ricorderanno il via vai degli elicotteri per trasportare le persone verso Aosta e le tante rifugiatesi in chiesa. Il lunedì, quando la furia delle acque si era placata, fu possibile una prima ricognizione. Pareva di essere in un film drammatico: il panorama era desolante, il borgo invaso da detriti e fango, case distrutte, vigne, prati, strade e campi devastati».

«Per prima cosa abbiamo ripristinato un minimo di viabilità per permettere l’afflusso dei mezzi di soccorso e del personale, e per evacuare le persone rimaste in chiesa. Abbiamo iniziato a reperire mezzi meccanici: per fortuna, vi era un’impresa che operava nella zona di Blavy, e quindi gli operatori furono trasportati in zona mediante elicottero. A sera, i primi mezzi giunsero nel borgo con non poche difficoltà, poiché anche la strada regionale era interrotta da numerose frane. I primi tre giorni abbiamo attivato il centro operativo comunale alla stazione forestale, perché anche il primo piano del Municipio era stato invaso da acqua e fango. Quando arrivò la prima squadra dei Vigili del Fuoco di Asti, pensammo di allestire un campo di accoglienza presso il campo sportivo, dove si trovavano le strutture della Pro Loco, con cucina, per garantire un pasto caldo alla popolazione, ai soccorritori e ai numerosi volontari».

«La quasi totalità delle famiglie era stata colpita»
Gian Marco Grange ha ammesso che «ci sono stati momenti di sconforto e smarrimento, guardando i danni provocati e pensando a quanto tempo ci sarebbe voluto per ricostruire Nus. La quasi totalità delle famiglie era stata colpita, ma con enorme forza di volontà i Neuveins hanno reagito, cercando di liberare dal fango le proprie case con l’aiuto di tanti volontari. Ho assistito a una gara di solidarietà senza eguali che mi ha profondamente commosso. Per giorni ho visto imprenditori, professionisti, impiegati, operai, studenti e pensionati, uomini e donne coperti di fango, con carriole, pale e picconi, uniti nell’intento di restituire Nus ai suoi cittadini. Ho visto persone che non si conoscevano lavorare fianco a fianco per ore, cercando di alleviare, con il lavoro e con un sorriso, le pene di chi era stato così duramente colpito».

Gian Marco Grange ha poi sottolineato: «Un’altra cosa che mi ha dato forza è stato vedere, qualche mese dopo, alla vigilia di Natale, le luminarie in paese. Erano state acquistate dai commercianti: segno che Nus era vivo e aveva voglia di ricominciare. La vita e le attività della nostra gente sono riprese pian piano e la ricostruzione è proseguita per diversi anni. Oggi i segni di quella ferita non sono più visibili».

Infine, Gian Marco Grange ha concluso: «Questa terribile esperienza ci ha fatto comprendere l’importanza di conoscere, curare e proteggere il territorio, di saperne leggere i segnali, anche i più piccoli. Tutti ci auguriamo che simili catastrofi non debbano più ripetersi ma, nell’eventualità, sappiamo che possono essere affrontate con maggiore preparazione grazie alle previsioni e alle allerte inviate dal centro funzionale, ai nuovi piani di Protezione civile, alle carte dei rischi e alla solidarietà e all’impegno di tutti».