AOSTA (zgn) Si è concluso ieri, venerdì 21 febbraio, con la condanna a 1 anno di reclusione dell’imprenditore edile Gildo Comé, 72 anni, di Aosta, difeso dall’avvocato Pasquale Siciliano, il processo che lo vedeva imputato poiché «Contro la volontà espressa o tacita di chi ha diritto di escluderlo, ovvero clandestinamente, si è introdotto e si è trattenuto nell’abitazione in uso» a Sophia Glarey, assistita dall’avvocato Massimiliano Sciulli, con l’aggravante di avere sostituito la serratura della porta d’ingresso principale e del garage.
La vicenda ha inizio nel 2013 quando Gildo Comé prometteva di vendere a Remo Glarey di Aymavilles, apprezzato enologo e appassionato di vini successivamente scomparso, un immobile a Vignoles per 250mila euro. In adempimento del contratto, Remo Glarey pagava quasi l’intero corrispettivo in attesa che Gildo Comé liberasse l’immobile dalle ipoteche dell’Agenzia delle Entrate e vi si trasferiva con la figlia Sophia.
Cinque anni fa, Remo Glarey si trasferì in Tunisia lasciando la casa alla congiunta, nella cui cantina vi erano preziose bottiglie di vino. Nel marzo del 2023, però, Sophia Glarey constatava che in sua assenza qualcuno aveva sostituito il nottolino della serratura della porta di accesso della sua abitazione ed aveva apposto un lucchetto al cancelletto di ingresso. Inoltre, erano stati messi dei cartelli con scritto “Famiglia Comé Regione Vignole 16. Proprietà privata divieto di accesso”.
Allarmata, chiese l’intervento dei carabinieri e fu costretta, dato che la serratura era stata cambiata, ad andare a dormire dalla madre. Successivamente si accorgeva che anche la serratura del garage era stata sostituita. Pertanto, Sophia Glarey sporgeva querela nei confronti di Gildo Comé per il reato di violazione di domicilio e di esercizio arbitrario delle proprie ragioni.
Il 5 di giugno 2023 veniva fissato dal notaio l’appuntamento per la stipulazione della compravendita, ma questa veniva rinviata al 10 luglio 2023 per non meglio specificate esigenze di Gildo Comé che poi si dichiarò non disponibile a essere presente. Il problema era che Gildo Comé non poteva redigere l’atto definitivo in quanto la somma che Remo Glarey avrebbe dovuto versare a titolo di saldo non era sufficiente a coprire il debito dell’iscrizione ipotecaria e lui non aveva il denaro per estinguere le ipoteche, così da trasferire il bene libero da vincoli, come in suo dovere, anche in forza degli accordi di cui al contratto preliminare.
Ma invece di cercare di definire la questione, Gildo Comé privava Sophia Glarey dell’immobile e delle sue pertinenze, appropriandosi anche di tutti i suoi beni mobili. Da qui il processo di ieri e la condanna.
Sophia Glarey ha poi agito anche in sede civile per riottenere la casa e il giudice Maurizio D’Abrusco le riconobbe il pieno possesso dell’immobile nel maggio 2024, permettendole di rientrare finalmente in casa sua.
