Cultura e spettacolo

Il Bollettino della Soprintendenza svela il restauro dell’Arco d’Augusto

Ingrandisci la foto: Mercoledì scorso è stato presentato il nuovo Bollettino della Soprintendenza con da sinistra l’archeologa Nathalie Dufour, la soprintendente Laura Montanari, l’archeologa Silvia Cheney, Roberto Willien dell’Archivio storico regionale e l’archeologa Alessandra Armirotti
Mercoledì scorso è stato presentato il nuovo Bollettino della Soprintendenza con da sinistra l’archeologa Nathalie Dufour, la soprintendente Laura Montanari, l’archeologa Silvia Cheney, Roberto Willien dell’Archivio storico regionale e l’archeologa Alessandra Armirotti
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AOSTA (mye) Il grande protagonista dei lavori che hanno impegnato la Soprintendenza ai Beni culturali nel l’ultimo anno è l’Arco d’Augusto, di cui si spiegano tanti dettagli nel Bollettino, presentato al Museo Archeologico Regionale mercoledì 17 dicembre. Ad illustrare scoperte e difficoltà di uno dei più importanti monumenti valdostani di epoca romana sono stati gli archeologi Nathalie Dufour, Alessandra Armirotti e Silvia Cheney, mentre Roberto Willien dell’Archivio storico regionale ha raccontato il lavoro di ricerca sugli Hospice della Valle, svolto insieme ad Elena Corniolo e Marina Gazzini, tutti coordinati dalla Soprintendente ai Beni culturali Laura Montani.

«Nel redigere per la prima volta come Assessore l’introduzione a questo volume – dichiara il neo assessore all’Istruzione, Cultura e Politiche identitarie Erik Lavevaz – non posso non notare come alcune di queste pagine raccontino studi che sono stati il fondamento per interventi di grande impatto sui simboli del nostro patrimonio. Questo numero del Bollettino vede la luce contemporaneamente allo svelamento dell’Arco d’Augusto, che emerge dalla fase più articolata del suo cantiere di restauro: un monumento cosi identitario per la città di Aosta acquista ancora maggior splendore, liberato delle scorie del tempo ma consolidato nel suo esserne invece testimone. Credo che questo intervento possa rendere evidente come la cura per il nostro passato possa portare a un arricchimento estremo del nostro presente: oggi l’Arco riluce di una maestosità rinnovata, che ci invita a guardare in modo fresco ciò che abbiamo la fortuna di poter considerare quoti di ano».

Le difficoltà incontrate nel restauro dell’Arco d’Augusto sono state diverse, forse quella più significativa è il fatto che non sia stato possibile scavare sotto il fornice, cioè l’arcat a, a causa della presenza delle tubazioni di diversi servizi tra cui quelli dell’acquedotto. Gli archeologi sono riusciti comunque ad indagare una porzione sul lato nord, scoprendo che le fondamenta scendono per 3,40 metri sotto il piano della strada. L’approccio utilizzato, non solo per studiare il monumento ma per un nuovo approccio alla gestione del cantiere, è il Building information modeling, strumento che permette di generare un modello virtuale contenente tutte le informazioni sull’opera, non solo relativa alla fase di progetto, ma all’intero ciclo di vita. Si è così scoperto che l’ultima azione di restauro, ad inizio Novecento, ha protetto il monumento dalle intemperie, creando però una barriera che ha permesso all’acqua di entrare e consumare il materiale di costruzione, perciò, nella nuova azione di restauro, è stata scelta una malta apposita, sperando di non incorrere nello stesso inconveniente. Invece, dal confronto con altre opere simili, per esempio l’arco di Tito, in un lavoro in collaborazione con Università Cattolica di Milano, si sono cercate tracce di colore nelle decorazioni, che per ora non hanno portato se non ad un generico intonaco bianco, che potrebbe essere stato la base. I lavori, iniziati con Lorenzo Appolonia e Cristina De La Pierre e attuati dal 2022, proseguiranno ancora in primavera.

Tra gli altri temi trattati nel Bollettino, che è scaricabile da lunedì prossimo, 22 dicembre, dalla pagina del sito regionale dedicata alle pubblicazioni nella sezione “Cultura”, sono rendicontati i lavori sulla cinta muraria di Aosta, il sito di Les Fusines a Saint-Jacques-des-Allemands ad Ayas, alcuni restauri tra cui quello del crocifisso d’arco trionfale della chiesa parrocchiale di San Martino a Torgnon, quello del Compianto sul Cristo morto di Jean de Chetro e la riorganizzazione del Museo Archeologico Regionale, con il nuovo approccio che oggi i visitatori possono apprezzare.