COURMAYEUR (zgn) Nella Sala dipinti dell’ex Hotel Ange – Courmayeur Climate Hub, aperta tutti i giorni dalle 15 alle 19.30 con ingresso libero, è esposta da oggi, sabato 20 dicembre – con inaugurazione sabato 27 dicembre alle 17 -, a sabato 10 gennaio, la Venere degli Stracci, una delle opere più iconiche e riconoscibili dell’arte contemporanea. Realizzata da Michelangelo Pistoletto nel 1967, nasce da un’idea semplice ma rivoluzionaria: affiancare una figura ispirata alla bellezza classica a un grande mucchio di vestiti usati e colorati. La bellezza classica della Venere si confronta quindi con l’accumulo degli stracci, ricordandoci che ogni gesto quotidiano lascia una traccia, che ciò che scartiamo non scompare ma si accumula, e che la bellezza – intesa come valore e responsabilità – può ancora rigenerare e dare senso a ciò che sembra perduto. Quest’opera, nata più di cinquant’anni fa, appare oggi più attuale che mai. Parla di temi che riguardano tutti: lo spreco, la moda “usa e getta”, il consumismo, ma anche la possibilità di vedere bellezza e significato in ciò che solitamente ignoriamo.
Il Terzo Paradiso alle Maisons de Judith in Val Ferret
La Venere nella Sala dipinti dell’ex Hotel Ange – Courmayeur Climate Hub crea un collegamento ideale con un’altra importante opera di Michelangelo Pistoletto presente sul territorio: il Terzo Paradiso nei pressi delle Maisons de Judith in Val Ferret che amplia e rilancia lo stesso messaggio su scala planetaria. Sebbene diverse per forma e materiali, le due installazioni condividono lo stesso messaggio: un invito a riconsiderare il nostro rapporto con l’ambiente, con la società e con il mondo che abitiamo. Il simbolo creato da Michelangelo Pistoletto – un nuovo infinito formato da tre cerchi – rappresenta l’incontro tra la natura (il primo paradiso) e l’artificio umano (il secondo paradiso). Nel cerchio centrale, quello del “terzo”, l’artista colloca la possibilità di una nuova armonia: un equilibrio sostenibile tra uomo, territorio e ambiente. Portare la Venere degli Stracci ai piedi del Monte Bianco significa quindi inserire l’opera in un percorso coerente con la visione di Michelangelo Pistoletto: un percorso che da Courmayeur si apre a un discorso globale sulla sostenibilità, sulla responsabilità collettiva e sulla necessità di ripensare il nostro modo di vivere il pianeta. Così, dalla forza evocativa degli stracci ai prati innevati della Val Ferret attraversati dal simbolo del Terzo Paradiso, le due opere costruiscono un unico racconto: un invito a immaginare un futuro in cui bellezza, rispetto per l’ambiente e consapevolezza siano finalmente in equilibrio.

