(afm) Le palline di Natale non sono nate in un unico posto e in un unico momento, ma la loro storia è comunque piuttosto chiara. L’usanza di addobbare un albero a dicembre arriva dal Nord Europa, in particolare dalle regioni germaniche e dall’Alsazia, tra il Cinquecento e il Seicento. All’inizio si usavano cose commestibili o naturali: mele rosse (che ricordavano il frutto del Paradiso), noci, biscotti, ostie sottili, carta ritagliata e candeline di cera. Le prime palline di vetro soffiato create apposta per l’albero di Natale compaiono intorno al 1840-1850 a Lauscha, un piccolo paese della Turingia, in Germania. Lì c’era già da secoli una tradizione di soffiatura del vetro, e alcuni artigiani iniziarono a produrre sfere cave, prima argentate dentro con nitrato d’argento e poi colorate. Furono un successo immediato, anche perché costavano meno della frutta vera e duravano anni. La moda esplose davvero nel 1848, quando l’Illustrate d London News pubblicò il disegno della regina Vittoria, del principe Alberto e dei loro figli attorno a un albero decorato con palline di vetro e candele. Da quel momento l’albero “all’inglese” (che in realtà era tedesco) diventò di gran moda in Europa e negli Stati Uniti. Negli anni successivi la produzione si allargò: Boemia, Polonia, e anche i Vosgi del Nord in Francia (soprattutto Goetzenbruck e Meisenthal) iniziarono a fare palline in grandi quantità. Negli anni Trenta del Novecento, in Lorena, cominciò a circolare la storia che tutto fosse partito lì nel 1858 a causa di una siccità che aveva lasciato gli alberi senza mele: è una bella leggenda locale, ma non ci sono documenti che la confermino; le palline esistevano già da almeno dieci- quindici anni in Germania. Col tempo i materiali sono cambiati: vetro sottile, poi plastica dopo la Seconda guerra mondiale, e oggi anche legno, ceramica, metallo o materiali riciclati. I colori hanno mantenuto in parte i significati tradizionali (rosso = amore e vita, oro = luce e ricchezza, argento = purezza), ma ormai ognuno le sceglie soprattutto per gusto personale. Alla fine, poco importa se le prime sfere siano nate in Turingia o se qualcuno le abbia davvero inventate per rimediare a un raccolto di mele andato male. Quello che conta è che da quasi due secoli, ogni dicembre, appendiamo queste palline di vetro, di plastica o di qualsiasi altro materiale sugli alberi di casa. Sono fragili, riflettono la luce, occupano poco spazio in soffitta per il resto dell’anno e, quando le tiriamo fuori dalla scatola, riportano subito indietro ricordi, facce, voci e odori di tutti i Natali passati. È questo il loro vero miracolo: sono diventate il modo più semplice e universale per dire “anche quest ’anno siamo qui, insieme”.
Speciale Natale: ORIGINI Come si è passati dalle mele alle sfere di vetro
Le palline di Natale
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