Cultura e spettacolo

Lo stupefacente San Pietro in marmo di Carrara di Salvatore Cazzato

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AOSTA (mpl) Il primo incontro tra Salvatore Cazzato e il blocco di marmo di Carrara dal peso di una tonnellata è avvenuto mesi fa nel grande capannone di Aosta dell’impresa Perino Marmi. Praticamente un parallelepipedo ad altezza d’uomo, una massa affascinante per chiunque, figuriamoci per la mente di Salvatore Cazzato, una mente sempre all’opera che non poteva che raccogliere la sfida.

«Per qualsiasi scultore – ribadisce – lavorare con il marmo di Carrara è il massimo, non esiste materiale più nobile, che richiama tutta la storia dell’arte scultorea.» Abitante a Gressan, appassionato di fotografia, di grafica, di disegno, di pittura, Salvatore Cazzato è stato uno dei mobilieri più innovativi del panorama valdostano e le sue creazioni alla fiera di Sant’Orso, prima volta nel 1978, erano sempre ammirate con grande curiosità.

Ora dal legno si è passati al marmo bianco. «Un altro mondo, – spiega felice Salvatore Cazzato – proprio un altro mondo. È un confronto con quanto di più impegnativo potessi aspettarmi.» Da otto mesi è al lavoro, grazie alla disponibilità della famiglia Perino, all’ingresso del capannone. La scelta del soggetto è forse stata la cosa più facile, un San Pietro, perché i suoi ultimi lavori realizzati nella cappella del Priorato di Saint-Pierre gli hanno fornito una suggestione immediata.

Poi il disegno sul blocco, senza l’apporto della tecnologia. La matita è andata sul marmo, segnando e segnando, quanto la mente dell’artista interpreta, desidera. Otto mesi quindi a scalpellare, a levigare, a carteggiare, sembra proprio che la figura sia uscita, ancora parzialmente, dal marmo, stupefacente. «Molto rimane da fare. – afferma compiaciuto Salvatore Cazzato, felice di essersi messo in gioco – Almeno altri otto, nove mesi per vederla finita.»

È come essere tornati indietro nel tempo, una cosa rara da vedere oggi, un artista che dal disegno sul blocco elimina il superfluo e procede, lentamente, centimetro dopo centimetro, come è stato fatto per centinaia di anni, fino al Novecento. Poi altre tecniche sono arrivate, la tecnologia ha aiutato l’arte ma Salvatore Cazzato ha voluto appunto rinunciare a qualsiasi “aiuto” esterno e provare ad arrivare in fondo secondo i suoi desideri.

Quale sarà il destino del suo San Pietro non si sa, non è una preoccupazione per lui. Ora si sta preoccupando dei panneggi della veste, un compito impegnativo, perché anche quando la parte sembra finita in effetti non lo è. Lentamente, con grande cautela bisogna ancora limare, senza sbagliare, perché l’errore in un’opera del genere non è ammesso. Mercoledì prossimo, 30 aprile, inaugurerà MaisonLoisir e sabato 3 maggio nei laboratori della Perino Marmi e della Fratelli Alberto tutti avranno l’occasione di scoprire questo magnifico lavoro del San Pietro di Salvatore Cazzato, un’occasione veramente imperdibile, un modo per apprezzare e soprattutto per congratulare l’artista che ha accettato una sfida così impegnativa.