Cultura e spettacolo

È possibile dimostrarlo al Mega Museo di Aosta come a Stonehenge grazie agli studi di Raul Dal Tio e Luca Raiteri

L’Uomo preistorico allineò i megaliti verso l’alba e il tramonto del sole

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Il grande dolmen a forma di triangolo nell’Area megalitica di Saint-Martin-de-Corléans ad Aosta
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AOSTA (btb) Il grande dolmen dell’Area megalitica di Aosta, il cuore di quello che ora si chiama Mega Museo, è visto dall’alto come la punta di una freccia, una sorta di lancetta che punta verso quale orizzonte? È la domanda che si sono posti due studiosi aostani: Raul Dal Tio e Luca Raiteri. Raul Dal Tio, affermato medico dermatologo, è da sempre appassionato di storia e rivolge le sue ricerche a diversi aspetti del nostro passato. Dopo essersi dedicato all’affascinante figura del barone Pierre-Léonard Roncas, approfondita anche attraverso l’attento studio della sua biblioteca e degli affreschi del palazzo che si trova appunto nell’attuale piazza Roncas di Aosta, nel 2023 ha scritto il complesso volume su “La fondazione di Augusta Praetoria”, con particolare riferimento ai riti augurali, all’astronomia ed ai segni zodiacali, argomenti che lo affascinano, tanto da coinvolgerlo nella nuova avvincente ricerca sull’Area megalitica, effettuata insieme all’archeologo della Soprintendenza regionale Luca Raiteri, protagonista degli studi nell’area del Mont Fallère a Saint-Pierre e nel sito di Barma Cotze a Donnas, entrambi luoghi veramente magici per la comprensione della preistoria in Valle d’Aosta.

«Vi è mai capitato di osservare il sole al tramonto? Avete osservato – spiega Raul Dal Tio – la posizione del sole al tramonto durante il corso dell’anno e quanto essa cambi lungo il profilo dei nostri monti? Inoltre, avete fatto caso al moto apparente del sole che rallenta fino ad arrestarsi nei giorni che precedono i solstizi? La risposta alle ultime due domande probabilmente è no, infatti, entrando nel merito, noi contemporanei, dotati di bussole, orologi e calendari non facciamo più caso al movimento del sole durante il giorno: alba e tramonto scandiscono il tempo dell’anno senza che ce ne accorgiamo. Rimane comunque sempre la sorpresa del tepore dei primi raggi del sole d’inverno che illuminano la collina di Aosta e il crepuscolo dietro le cime innevate candide del ghiacciaio del Rutor.»

«Al contrario della nostra civiltà tecnologica che ha affidato a sofisticati strumenti la verifica del percorso del tempo e dello spazio geografico, i gruppi preistorici – racconta Luca Raiteri – che frequentavano la Valle d’Aosta del tempo e che hanno preceduto le civiltà della “scrittura” – sumeri, babilonesi, egizi e greci – hanno sicuramente fatto tesoro di tali osservazioni. Si trattava di nozioni indispensabili e, per certi versi, vitali che consentivano di stabilire quale fosse la durata di un anno solare nel luogo prescelto. Il fine era quello di collocare il proprio villaggio dove il soleggiamento era migliore, di esercitare l’allevamento del bestiame e l’agricoltura conoscendo la cadenza delle stagioni, praticare in luoghi adatti i propri culti e credenze.»

Pertanto in assenza degli strumenti di orientamento che vengono utilizzati attualmente, il tempo che scorre durante un anno solare (non quello del calendario) se lo si osserva da un luogo prescelto, è quello che intercorre tra i due solstizi. «Di primo acchito – evidenzia Raul Dal Tio – può apparire una cosa difficile da verificare, in realtà basta osservare e contare per rendersi conto di un fenomeno che avviene due volte l’anno: una volta giunti al solstizio d’inverno o a quello d’estate, il moto apparente del sole sembra retrocedere nel suo corso. Le popolazioni della preistoria, che eressero quelle imponenti strutture che chiamiamo “megaliti”, dovettero verosimilmente eseguire tali osservazioni per potere orientare i grandi circoli di pietre, gli allineamenti di menhir ed i tumuli sepolcrali verso il sorgere e il tramontare del sole ai solstizi e agli equinozi.»

Per l’uomo di oggi il più noto di questi monumenti megalitici è Stonehenge dal quale, da almeno due secoli, si documenta che i primi raggi del sole attraversano il trilite centrale per allinearsi con la “Heal Stone” – pietra alta 4,7 metri – nel giorno del solstizio d’estate. Per gli specialisti sono invece più noti i cerchi di pietre di Callanish in Scozia, l’imponente tumulo di Newgrange in Irlanda o di Gravinis nel golfo bretone del Morbihan. Queste osservazioni vennero effettuate anche dalla popolazione che innalzò la tomba II di Saint-Martin-de-Corléans, cioè il grande dolmen e le adiacenti stele? È possibile che i gruppi preistorici del tempo indirizzarono la piattaforma a triangolo isoscele verso il tramonto al solstizio d’estate? E ancora, è verosimile che nell’arco di due millenni, quelli che separano la realizzazione dell’aratura rituale dalla costruzione della piattaforma triangolare sulla quale insiste il grande dolmen, l’uomo abbia mantenuto una coerenza reciproca rispetto all’orientamento solstiziale? Queste sono le domande alle quali lo studio di Raul Dal Tio, corroborato dall’archeologo Luca Raiteri, ha cercato di dare una risposta.

«In via preliminare – dice Raul Dal Tio – sono stati studiati i rilievi archeologici del sito verificando non soltanto l’orientamento cardinale nord-sud-est-ovest ma individuando l’azimut, cioè la distanza, misurata in gradi, che separa un punto individuato sull’orizzonte dal nord geografico, delle principali fasi archeologiche che caratterizzano il sito di Saint-Martin-de-Corléans, attualmente protetto dal Mega Museo. I risultati preliminari hanno confermato che durante un arco di circa 2.000 anni si mantenne un orientamento coerente e preferenziale verso l’orizzonte astronomico del solstizio d’estate, ovvero verso l’orizzonte che si potrebbe apprezzare solo senza la presenza delle montagne: le arature sacre e le stele adiacenti alla tomba del grande dolmen sono orientate verso l’alba, mentre il vertice della piattaforma triangolare punta verso il tramonto. Parrebbe, in un certo senso, che i progettisti dei più importanti centri megalitici volessero uniformarne l’orientamento.»

«Il passaggio successivo dello studio – prosegue Raul Dal Tio – è stato quello di misurare l’azimut di alba e tramonto ai solstizi estivo e invernale quali si osservano dal sito stesso, cioè sull’orizzonte reale e confrontarlo con quanto osservabile sull’orizzonte astronomico. Il profilo dei monti, come già si è avuto modo di osservare nello studio sulla fondazione di Aosta romana, Augusta Prætoria, altera profondamente i tempi e i punti in cui il sole sorge e tramonta. Viene così a crearsi un poligono che identifica la forma del luogo rapportata al tempo: l’anno solare del nostro sito è infine individuato e scandisce il ritmo delle stagioni e l’illuminazione delle diverse strutture del luogo. Il sole, durante i suoi pochi giorni di apparente stasi ai solstizi, illumina su entrambi i lati l’allineamento delle stele antropomorfe dall’alba al tramonto.»

Si tratta di uno studio dai risultati eccezionali. È durato oltre due anni, durante i quali sono state realizzate le ricostruzioni digitali sui rilievi archeologici delle diverse strutture di Saint-Martin-de-Corléans ed eseguite le osservazioni nei giorni dei solstizi e degli equinozi che, per forza di cose, necessitavano di quattro osservazioni annuali. Dalle misure e dai rilievi è stato possibile dedurre una procedura in grado di individuare i giorni in cui cadono i due solstizi, ma che fosse tuttavia eseguibile solo grazie all’osservazione visiva e con gli strumenti e le conoscenze a disposizione ovviamente di una comunità preistorica.

«L’integrità del sito di Saint-Martin in tutte le sue fasi cronologiche – conclude Raul Dal Tio – è stato l’aspetto fondamentale per progettare questo studio che ha posto le basi di partenza per confronti ulteriori in una ricerca ancora oggi in progressione.» È certo però che l’impegno di Raul Dal Tio e Luca Raiteri potrà portare a nuovi sviluppi per la comprensione dell’Area megalitica, soprattutto per approfondire la coerenza degli orientamenti riscontrati ad Aosta con quelli dei grandi complessi megalitici del nord Europa e del Mediterraneo, consentendo al sito preistorico di Saint-Martin-de-Corléans di rientrare anche sotto questo aspetto nell’«olimpo del megalitismo europeo».