(afm) Prima che l’elettricità entrasse nelle case, gli alberi di Natale brillavano di candele: belle ma pericolose, capaci di trasformare la festa in rischio di incendio. La svolta arrivò nel 1882, quando Edward Hibberd Johnson, socio e amico di Thomas Edison, decise di sperimentare qualcosa di nuovo. Nella sua casa di Manhattan preparò un abete decorato con 80 piccole lampadine rosse, bianche e blu, collegate a mano e alimentate dalla corrente del laboratorio di Edison. L’albero non solo si illuminava, ma ruotava lentamente, mostrando un gioco di colori che lasciò i giornalisti senza parole.
Quella invenzione, nata quasi per curiosità, segnò l’inizio di una tradizione che avrebbe cambiato il volto del Natale. Le prime luci elettriche erano complesse da montare e costose, ma il fascino era irresistibile: presto le famiglie più agiate di New York vollero replicare l’effetto, e nel giro di pochi decenni le lampadine natalizie entrarono nelle case di tutti. Nel 1895 il presidente Grover Cleveland presentò il primo albero illuminato alla Casa Bianca, consacrando l’idea come simbolo ufficiale delle feste.
Da quel momento le lucine non furono più solo tecnologia: divennero segni di attesa e di gioia, capaci di trasformare il buio in promessa di festa. Nel 1917, dopo un incendio causato dalle candele su un albero di Natale a New York, il giovane Albert Sadacca ebbe l’intuizione di adattare lampadine economiche agli abeti, dando vita alle prime corde di luci colorate. La sua idea ebbe un successo travolgente: nel 1926 fondò la NOMA Electric Company, che per decenni dominò il mercato delle luminarie natalizie.
Già nel XVI secolo, secondo la tradizione, Martin Lutero avrebbe fissato delle candele ai rami di un abete per ricreare la magia delle stelle tra i boschi, anticipando di secoli l’incanto delle moderne luci. Ogni filo luminoso che oggi accendiamo porta con sé l’eredità di Johnson, l’uomo che seppe immaginare un Natale diverso, più sicuro e più brillante.
