Cultura e spettacolo

Una mostra e un libro raccontano la storia dei “Gardes-tsasse di Rei”

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AYMAVILLES (mm4) Una storia di famiglia diventata un libro scritto interamente in francoprovenzale, oltre a un audiolibro sempre in patois, il primo mai realizzato, e poi una mostra, il tutto presentato nello scorso fine settimana a Aymavilles, dove l’esposizione “Gardes-tsasse di Rei” ha inaugurato lo spazio recuperato nella stalla dell’antica cascina della parrocchia, diventata da sabato “Casa dei Giovani”.

A reggere i fili di questa bella storia è Carlo Rossi, il pronipote di Jean-Baptiste Perrony, lo garda morto sotto una valanga a Valnontey nel 1912, nato a Quart nel 1879 e cresciuto a Melignon di Rhêmes-Saint-Georges. Lui è l’autore del racconto, pensato però come storia per valorizzare la cultura francoprovenzale e non solo per raccontare le appassionanti, e poco note, vicende di un gruppo di uomini che a cavallo tra Ottocento e Novecento svolse un ruolo fondamentale e dimenticato nell’economia delle vallate di Cogne, di Savarenche, di Rhêmes e di Champorcher.

Fino al 1922, con l’istituzione del Parco del Gran Paradiso, nelle stesse zone esisteva la Riserva reale di caccia, tanto amata dai sovrani Vittorio Emanuele II e Umberto I. Un’opportunità di reddito per le povere popolazioni di quei luoghi che, per alcuni dei loro abitanti, diventava pure l’occasione per un lavoro stabile, nell’ambiente dove erano cresciuti. Oltre a un fattore di crescita economica per tante famiglie, l’occupazione come garda costituì un incredibile fattore di mobilità sociale nelle vallate, con esempi che hanno poi influito sulla “grande storia” della Valle d’Aosta. Come non citare che se Emile Chanoux è nato a Rovenaud di Valsavarenche è perché il padre si trasferì da Champorcher per il suo lavoro di “garde-tsasse” e allo stesso modo a Valsavarenche venne al mondo la sua futura moglie Celeste Perruchon, figlia a sua volta di una guardia, pure di Champorcher. Oppure un altro esempio, tra i tanti, riguarda Celestin Ruffier, storico sindaco di Introd, figlio di un “garde-tsasse” originario di Cogne.

Per fare bella una storia è necessario che tante altre storie si intreccino in lei. Così è per il povero Jean-Baptiste Perrony, morto 33enne, e per quei “gardes-tsasse” che dai pannelli esposti guardano il valdostano di oggi, fieri nelle loro divise e nel loro ruolo. Una mostra per certi versi commovente, che emoziona il visitatore e che restituisce un’immagine delle valli del Gran Paradiso non offuscata dalla modernità ma ancora ancorata a valori sempre più distanti per la nostra odierna società.

La mostra si sposta Cogne
La mostra “Gardes-tsasse di Re i”, dopo la première a Aymavilles, si sposterà a Cogne da sabato prossimo, 6 dicembre, nelle sale del Municipio. Sarà aperta sabato 6, domenica 7 e lunedì 8 dalle 14.30 alle 18.30 e da martedì 9 a venerdì 12 dicembre dalle 9 alle 12.15. Una bella opportunità per tanti cognein di rivedere i loro antenati e per tutti di conoscere un aspetto poco noto della storia delle comunità del Gran Paradiso.

Giornata dedicata al francoprovenzale
Valdostani ospiti, con il loro francoprovenzale, oggi – sabato 29 – a Cantoira di Torino dove si celebra la lingua con l’appuntamento “Da la memoria a la countempouraneità”. Alle 16 si aprirà con la presentazione del volume “Tant ’an tsamin” sui canti delle valli Cenischia, Sangone e Susa a cura di Marco Rey e Flavio Giacchero. Poi toccherà a Christian Dunoyer per il Centre di Saint-Nicolas che proporrà una riflessione sul cibo come elemento trasversale della cultura alpina e dopo sarà proprio Carlo Rossi a presentare il suo romanzo “Perrony. Mort et via d’un garda-tsasse royal”.