Da strumento usato come risposta all’emergenza COVID-19, il lavoro agile è destinato a diventare una modalità di lavoro sempre più diffusa. Con benefici sul business e sullo stato dell’ambiente non indifferenti. Un’organizzazione del lavoro fondata sul raggiungimento degli obiettivi, con tempi e luoghi flessibili, in un clima aziendale di reciproca fiducia e responsabilità e maggiore produttività riducendo tempi morti di spostamento, e comportando benefici non solo per le aziende ma anche per l’ambiente per chi vive a numerosi Km dal luogo di lavoro. Sebbene vi sia la percezione che lavoro da casa sia sinonimo di improduttività i dati di ricerche mostrano esattamente il contrario (Bednar, Peter M., and Christine Welch. “Socio-technical perspectives on smart working: Creating meaningful and sustainable systems.” Information Systems Frontiers (2019): 1-18.), inoltre anche in presenza un lavoratore può essere improduttivo ma a livello di baias si crede che una presenza costante scoraggi atteggiamenti improduttivi ma non è assolutamente vero, dipende dalla mentalità del lavoratore e dalla passione che ci mette. Nelle aziende che lo avevano sperimentato nell’era pre-COVID come ad esempio Google e Microsoft, si è spesso rivelato un notevole volano di produttività, con un incremento del senso di responsabilità del lavoratore, del potenziamento di numerosi settori tra cui ricerca e sviluppo in grado di organizzare meglio tempi ed efficienza delle prestazioni. Non ultimo, per l’azienda c’è anche un notevole risparmio di costi, in quanto l’eliminazione delle postazioni fisse di lavoro e la creazione di postazioni a rotazione consente una riduzione degli spazi fisici aziendali consentendo di produrre di più senza dover espandersi troppo con tutti i problemi che ne derivano. Una survey di Minsait ha dimostrato come il 72% degli imprenditori interpellati afferma di aver aumentato la produttività dell’azienda grazie allo smart working nonostante fossero in molti casi contrari all’inizio. Secondo i dati dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano riferiti al 2019, tra i principali motivi per cui si adotta il lavoro agile, spiccano il miglioramento del work-life balance dei lavoratori (indicato dal 78% delle grandi imprese e delle PA), seguito dall’engagement e dalla capacità di attrarre talenti (indicato dal 59% delle grandi imprese, 9% delle PMI e 10% delle PA). Contano anche il benessere organizzativo (46% per le grandi imprese, 50% per le PMI e 71% per le PA e società in house) e, come anticipato, la produttività/qualità del lavoro (44% per le grandi imprese, 12% per le PMI e 62% per le PA e società in house). Dai risultati della ricerca emerge che i lavoratori smart mediamente presentano un grado di soddisfazione e coinvolgimento nel proprio lavoro molto più elevato di coloro che lavorano in modalità tradizionale: il 76% si dice soddisfatto della sua professione, contro il 55% degli altri dipendenti, con ripercussioni notevoli sulla produttività. Senza dimenticare i benefici che il mancato obbligo di spostarsi ogni giorno da casa in ufficio comporta sullo stato di salute dell’ambiente, in termini di risparmio energetico, inquinamento dell’aria e inquinamento acustico. L’ENEA, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, ha calcolato che lo smart working è in grado di ridurre la mobilità quotidiana di circa un’ora e mezza in media a persona, per un totale di 46 milioni di chilometri evitati. Una riduzione che comporta un risparmio di 4 milioni di euro di mancato acquisto di carburante, pari a un abbattimento di 8 mila tonnellate di emissioni di CO2. Linee che nelle politiche di adattamento ai cambiamenti climatici e strategie regionali non possono essere ignorate. Prima dell’emergenza epidemiologica, lo studio “Added Value of Flexible Working” commissionato da Regus a Development Economics e condotto su 16 Paesi, calcolava che a livello mondiale il lavoro agile è in grado di ridurre i livelli di anidride carbonica di 214 milioni di tonnellate l’anno entro il 2030, pari alla CO2 sottratta dall’atmosfera da 5,5 miliardi di alberi in dieci anni. Con l’aggiunta di un notevole risparmio di tempo, che incide sul benessere del lavoratore e delle aziende. Secondo lo studio, un impiego sempre più diffuso di spazi di lavoro flessibile consentirebbe entro il 2030 il risparmio di oltre 3,53 miliardi di ore impiegate ogni anno per raggiungere il posto di lavoro. L’equivalente del tempo passato al lavoro annualmente da 2,01 miliardi di persone.
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