In queste sue memorie Franz Thaler racconta la sua complessa e straordinaria vicenda. Il «giorno dell’opzione», la convocazione con altri «Dableiber» nel marzo 1944, la fuga in montagna, la decisione di consegnarsi per salvare la propria famiglia e quindi la dolorosa esperienza concentrazionaria fino al ritorno, che per molti altri non fu, una mattina, il 19 agosto 1945, domenica, a piedi, dopo una notte trascorsa nel fienile di Bundchen. Perché abbiamo deciso di suggerirvi questa lettura e attraverso queste pagine di avvicinarvi alla figura di una grande sudtirolese? Non tanto e non solo perché crediamo che queste pietre miliari della nostra memoria collettiva sono di grande importanza nella costruzione delle nostra coscienza civile, culturale e politica. Lo abbiamo fatto piuttosto per suggerire al pubblico dei nostri lettori, che nella loro quasi totalità sono piuttosto distanti dalla realtà sudtirolese, una occasione per orientare la loro attenzione verso questa comunità tanto importante nel contesto alpino e europeo. E’ proprio qui infatti, tra l’Adige e l’Inn, che si gioca una partita di grande portata di cui non sempre si ha consapevolezza. Una partita tra coloro che hanno privilegiato un legame storico culturale con la Heimat piuttosto che un legame di sangue, che in nome di una ideologia identitaria che costruisce «inflessibili confini mentali e fisici» finisce per diluire il mondo sudtirolese all’interno di un più vasto orizzonte pangermanico. «… il periodo dell’occupazione, rivive ancor oggi nelle struggenti immagini raccolte nel suo libro, autentica testimonianza del dramma vissuto intimamente tra difficoltà, stenti, emarginazioni e disprezzo da parte di una società lacerata dalle contraddizioni e miope al rifiuto dell’obbedienza alla dittatura…». Con queste parole il Presidente Sergio Mattarella aveva ricordato nel 2015 il «disertore» Franz Thaler. Oggi è compito nostro tenere accesa la fiaccola della sua memoria e guardare sempre con grande curiosità alla difficile e pur fondamentale esperienza sudtirolese guardando anche all’opera di altri intellettuali come Claus Gatterer, Leopold Steurer, Florian Kronbichler o ancora a Alexander Langer e tanti altri. A Franz Thaler, Luis Sepulveda ha dedicato un capitolo di un suo libro Ritratto di gruppo con assenza, e di lui ha detto: «Conosciamo la violenza della dittatura, condividiamo il medesimo sogno di pace e di fratellanza». Dimenticare mai è una lettura che apre uno spiraglio verso una realtà che crediamo vicina a noi ma che è assai lontana e complessa e merita di essere indagata e meglio conosciuta. Le Alpi non sono solo le sue grandi montagne e non è solo il «Playground of Europe». Le Alpi sono uno spazio decisivo di quella Europa una e plurale che ci pone ogni giorno difronte a una nuova sfida.
FRANZ THALER
Redazione · Pubblicato il
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