«Sono molto soddisfatta dell’esito di questo referendum, soprattutto per gli effetti positivi che porterà alla Valle d’Aosta, dove i nostri 2 rappresentanti conteranno molto di più con il numero ridotto dei senatori e dei deputati». Parole della deputata pentastellata Elisa Tripodi, dopo la vittoria del “Sì” al referendum per il taglio del numero dei parlamentari. Il 67,96 per cento dei valdostani ha confermato la riforma varata in via definitiva dalla Camera l’8 ottobre 2019, i “No” si fermano al 32,04 per cento. Alta l’affluenza alle urne: il 73,44 per cento. La legge prevede il taglio dei componenti di entrambi i rami del Parlamento: da 630 a 400 seggi alla Camera, da 315 a 200 seggi elettivi al Senato.
«Sono contenta che gli elettori della nostra regione, che hanno votato per il 70 per cento per il “Sì”, hanno capito questo concetto. – continua la deputata Elisa Tripodi – Significa che noi del Movimento 5 stelle siamo stati bravi a far arrivare il messaggio che il taglio dei parlamentari sarebbe andato a vantaggio dei valdostani».
Rammarico da parte di Elisa Tripodi invece per il fatto che solamente i Cinque stelle, Rete Civica e la Lega abbiano parlato del referendum.
«Vorrei ricordare agli autonomisti valdostani che il Parlamento, e tutto ciò che succede al suo interno, riguarda anche loro. Dovrebbero smetterla di far finta di non far parte dell’Italia, come se le riforme costituzionali non riguardassero pure noi valdostani. Perché poi è comodo attaccarmi e dire che a Roma non faccio niente – aggiunge Elisa Tripodi – quando poi loro sono i primi ad isolarsi da Roma e non sapere nemmeno quel che viene fatto in Parlamento».
«Tornando al referendum, non è stata una battaglia di partito, e quindi non siamo noi Movimento 5 stelle ad aver vinto. Non è giusto personalizzare i referendum. E’ vero, la riforma l’abbiamo voluta noi, ma il quesito si stava trasformando in un giudizio politico, come a dire “Se voti “No” puoi mandare a casa i Cinque stelle e il governo”. Una posizione assolutamente sbagliata» conclude Elisa Tripodi.
Si era schierato per il «Sì» pure il senatore unionista Albert Lanièce. «In parlamento la maggior parte delle forze politiche si era schierata per il “Sì”. Anche io, nei 2 passaggi previsti in Senato, avevo votato “Sì” e per coerenza ho ribadito il mio voto nel referendum».
Albert Lanièce considera questa riforma una modifica parziale e incompleta: «Non è sufficiente la riduzione del numero dei parlamentari per riformare il Parlamento. Sarà necessario superare il bicameralismo perfetto e prevedere che una delle due Camere rappresenti le Regioni e i Comuni. Come autonomista sono un sostenitore di una riforma federalista dello Stato, e quindi in questo senso avrei auspicato una revisione più consistente della Costituzione». Secondo Albert Lanièce quindi questa riforma costituzionale necessita di un ulteriore passaggio. Se rimanesse così, senza continuare un vero percorso di ammodernamento, potrebbe diventare dannosa.
Infine è molto amareggiato il referente valdostano del comitato del “No” Francesco Lucat, che spiega: «L’esito del referendum in Valle d’Aosta rispecchia il dato nazionale. Sapevamo che era una battaglia difficile, ma l’abbiamo affrontata con tutte le nostre forze. Nella nostra regione la campagna referendaria ha scontato un doppio handicap. La concomitanza con le elezioni regionali e comunali ha marginalizzato il dibattito sul taglio dei parlamentari».
«Ha prevalso il clima di rivalsa contro “la politica” – conclude Francesco Lucat – che ha ragioni condivisibili ma che ancora una volta, come negli anni più bui, è stata abilmente indirizzata verso l’antiparlamentarismo».

