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Il libro che non c’è ancora (ma ci siamo molto vicini) 5. Il grande bluff?

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Il libro che non c’è ancora (ma ci siamo molto vicini) 5. Il grande bluff?

C’è qualcosa che non torna nel secondo tentativo di annessione. Ci può stare che nel primo, quello dell’agosto del ’44, i francesi pensassero veramente che le rattachement fosse possibile. Che il Generale De Gaulle, nei suoi sogni imperiali, volesse portare i confini di Francia oltre la catena alpina e vendicare il coup de poignard italiano del ‘40. Ci sta che prima di Yalta la situazione internazionale fosse così fluida che si potesse ancora giocare su molti tavoli e prepararsi a scenari diversi. Ma poi glielo hanno detto tutti, chiaramente, ai massimi livelli. Si è mosso persino il generale Eisenhower. A Yalta neppure lo hanno invitato. Eppure De Gaulle ci riprova, contro il parere del suo stesso ministro degli esteri, Georges Bidault, del suo ministro della Difesa, Alphonse Juin. Lo fa utilizzando i suoi servizi segreti, creando le sue Missioni, con uomini di sua fiducia, quasi una sfida all’intero schieramento alleato.

Proviamo a ricostruire la sequenza degli avvenimenti e ditemi se non è vero che “a pensar male si fa peccato, però spesso …”

Il 16 settembre del ‘44 rientra in Francia la Mission Fasso che assicura a De Gaulle che la maggioranza dei valdostani desidera ardentemente l’annessione. Suggerisce “une occupation un peu prolongée par les troupes de la République” e l’organizzazione di un plebiscito fra la popolazione valdostana. In allegato al Rapporto Fasso c’è anche un elenco di personalità valdostane favorevoli all’annessione, tra cui troviamo Cesare Ollietti, Paul-Alphonse Farinet, Ernest Page, Severino Caveri, Joseph Bréan, Jean-Joconde Stevenin, Auguste Petigat e, aggiunto di fianco a matita, Nestor Adam, il Prevosto del Gran San Bernardo. Fra gli allegati c’è anche una memoria, attribuita a Page, dove si auspica “une longue période d’occupation militaire” francese durante la quale sostituire la classe dirigente italiana della Valle e ordinare il ritorno alla lingua francese. Dopo aver assicurato che il 90% del clero è a favore dell’annessione (ma non il Vescovo), l’autore chiede espressamente al governo francese “si vous envisagez d’appuyer ce mouvement”.

(Parlando con i miei studenti, ragazzi cresciuti nel mondo dei social network dove puoi postare su internet qualunque cosa ti passi per la mente, mi accorgo che spesso non si rendono conto della gravità di certe cose: “va beh, che c’è di male? è una sua opinione!” Nel ’45 non era così. Non è facile far capire a giovani che non hanno vissuto una guerra e nemmeno l’hanno sentita raccontare dai padri, cosa significhi collaborare con lo straniero, cosa sia un “alto tradimento”, cosa voglia dire una “corte marziale”. Noi invece non ci stupiremo che i protagonisti della nostra storia abbiano poi fatto di tutto per confondere le tracce del loro passato).

Come dicevamo nella puntata precedente, le cose, nell’autunno del ’44, si mettono però molto male per le mire francesi, sia sul piano militare, sia su quello politico, e l’opportunità di un’occupazione della Valle sfuma. A settembre, tedeschi e fascisti riprendono solidamente il controllo dei valichi alpini e i governi alleati vietano ripetutamente ai francesi di operare al di qua della Alpi. Ancora il 19 ottobre, vista probabilmente l’irrequietezza del gen. De Gaulle, interviene il comandate supremo, il gen. Eisenhower.

E cosa fa De Gaulle (Presidente della Repubblica francese, ma nella linea di comando subordinato agli anglo-americani)?

Ai primi di novembre del ‘44 attiva la Direction Générale d’études et recherches (DGER), un servizio di controspionaggio dipendente direttamente da lui. (I documenti sono a Parigi presso l’archivio del Ministère des Affaires Etrangères e sono stati studiati da Marc Lengereau, ma qualcosa di nuovo, di cui parleremo, ha scoperto Désandré).

A dicembre la DGER attiva una serie di Missions al di qua delle Alpi tra cui la Mission Mont-Blanc, con sede ad Annecy, affidata a un medico savoiardo, il dottor Henri Voisin, incaricata di “créer en Vallée d’Aoste un mouvement sèparatiste en faveur de la France”. (Il fondo Voisin è oggi disponibile anche ad Aosta presso la Fondazione Chanoux e ha incominciato a lavorarci Alessandro Celi).

Tra le prime iniziative di Voisin spicca la creazione di un Comité Valdôtain de Libération (che non è del 1941, come scrive il sito della Regione!!), costituito da valdostani di provata fede filo-francese (ma all’interno del quale sembrano esserci anche due personaggi che lavorano per i servizi segreti italiani. Ma dei collaboratori valdostani parleremo prossimamente …)

Le reazioni sono immediate. Il 9 febbraio 1945 il ministro degli esteri, Alcide De Gasperi, informato dai servizi segreti italiani, denuncia presso l’ammiraglio Ellery W. Stone, capo della commissione di controllo alleata in Italia, i nuovi disegni francesi di occupazione dei confini occidentali delle Alpi e chiede che si ribadiscano le disposizioni di Eisenhower del 19 ottobre. Le stesso appello viene rivolto da De Gasperi all’ambasciatore Tarchiani a Washington, al ministro inglese Macmillan, al capo di stato maggior dell’esercito italiano, Giovanni Messe, all’ambasciatore francese a Roma Couve de Murville. A fine marzo anche una delegazione ai massimi livelli del CLN, composta da Raffaele Cadorna e Ferruccio Parri, fa tappa ad Annecy per ribadire l’intangibilità dei confini d’Italia. Il 1 aprile la missione si incontra con il Maresciallo Alexander, comandante supremo delle forze alleate del Mediterraneo, che ripeterà ai francesi l’ordine di tenere tutte le loro truppe al di là delle Alpi.

In sostanza De Gaulle non poteva non sapere. Quindi era tutto un bluff? De Gaulle vuole solo giocare la carta delle annessioni per far sentire il suo peso alla Conferenza di pace? Un sospetto che sembra condividere anche Désandré (pp.64-65), e mi pare rinforzato dal Memorandum ai ministri degli esteri alleati, del 2 marzo del ‘45, del Ministero degli esteri di Francia, dove si esprimono le rivendicazioni ufficiali francesi sulle frontiera alpina: qualche centinaio di metri al Piccolo San Bernardo, al Moncenisio, Briga e Tenda. Nessun accenno alla Valle d’Aosta.

Intanto però Voisin e la Mission Mont-Blanc vanno avanti e molti valdostani, come vedremo, ci credono davvero.

(continua)