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La cultura valdostana piange Raymond Vauterin, intellettuale e infaticabile difensore del patois

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Verde e oro, scelta inusuale per la copertina de Le Flambeau, la rivista culturale che Raymond Vauterin dirige dal 1975. Scelta giustificata dall’anniversario, il settantesimo compleanno del Comité des Traditions, verde e oro che nei ricordi diventano pascoli e fiori, quelli degli alpeggi di La Thuile, dove Giovanni Vauterin e Luciana Jorioz si conosco in un’estate dell’inizio degli anni Trenta. Le loro famiglie portano entrambe le mucche in quella montagna, lui da poco più sotto, lei addirittura da Aymavilles, coincidenze della vita.

Quel verde e quell’oro due settimane fa fanno la loro comparsa nelle case dei valdostani, il numero speciale della rivista celebrativa del Comité è stato un grande lavoro per Raymond Vauterin, sabato esce proprio su La Vallée Notizie il servizio che sottolinea l’importanza dell’edizione e lui racconta di fotografie e di ricerca. Il giorno prima, commosso, apprende dalla voce del presidente della Regione Laurent Viérin che diventerà “chevalier de l’Autonomie”, coincidenze della vita.

Poi domenica mattina, l’11 di febbraio, un infarto si porta via Raymond Vauterin e per noi tutti il dolore e il senso della perdita sono forti, perché lui era un motore per la nostra cultura, come quei diesel di una volta, che non si fermavano mai, infaticabili come lui, nutrito solamente dall’entusiasmo e da una voglia incredibile di impegnarsi per gli altri.

Se vogliamo attenerci al suo curriculum è più facile scrivere di cosa non ha fatto. Per il resto Raymond Vautherin, linguista e scrittore, come si definiva, con il vezzo di aggiungere una “h” in mezzo al cognome, ha messo del suo in ogni iniziativa per tramandare la cultura della Valle d’Aosta dagli anni Cinquanta ad oggi, inarrestabile. Aveva solamente ventidue anni, nel 1957, quando aderì al Comité des Traditions Valdotaines, giovane entusiasta ma comunque già molto segnato dalla vita.

Nato il 18 settembre del 1935 a La Thuile, perse il papà Giovanni nel 1941, portato via dalla silicosi che falcidiava i minatori dell’antracite di Arpy. La mamma Luciana, rimasta vedova dopo soli sette anni di matrimonio, rientrò con Raymond al villaggio di origine, Pont d’Ael, e per guadagnare qualcosa partì a Parigi, dove era nata.

Lui rimase a Pont d’Ael – un mondo di patoisants – per frequentare le elementari, poi proseguì con l’avviamento professionale nel collegio Don Bosco a Châtillon, dove frequentò il corso per diventare falegname ed ebanista. Praticamente viveva in collegio dieci mesi all’anno, poi un mese in colonia al mare a Bordighera e appena venti giorni di vacanza a casa dalla mamma. Dal papà Giovanni aveva ereditato la passione per lo sci, nel dna della gente di La Thuile. Proprio il padre gli costruì i primi sci quando non aveva più di tre anni e quella passione non gli passò mai, nel ricordo delle fantastiche avventureche lo portavano da Pont d’Ael fino a La Thuile e poi a piedi su a Chaz Dura per assaporare la gioia di una discesa. Ma nel 1952 arrivò la malattia, poliomelite, Raymond Vauterin sopravvisse con le gambe paralizzate, quindi la sua incredibile forza di volontà riusciì a farlo camminare di nuovo però non più a sciare. L’amore per gli sport invernali non lo perse e nel 1958 fu tra i fondatori dello Sci Club Drink, proprio a Aymavilles, società sportiva ancora oggi molto attiva. E’ lui che carta e penna scrive il modulo di adesione all’Asiva e ne diventa Presidente, il primo.

L’anno prima, il 1957, lo aveva visto aderire al Comité des Traditions, trovare un impiego che poi lo porterà in Regione, all’Assessorato dell’Agricoltura dove fino al 1990 si occuperà dei consorzi di miglioramento fondiario, e soprattutto ideare con Cornelio Vietti, Pierre Vietti e René Willien “Lo Charaban”, la compagnia di teatro popolare alla quale dedicherà decine di esilaranti pièces, sin dalla prima edizione delle rappresentazioni del 1958.

Tutte queste attività non sono altro che il corollario del suo impegno principale, della passione di una sola, quella di linguista e scrittore, alla quale dedica il suo tempo libero sin dagli anni Cinquanta, quando a poco più di vent’anni. Pertanto quando nasce il progetto di rivedere il dizionario del patois valdôtain scritto dall’abbé Jean-Baptiste Cerlogne, pubblicato nel 1907, lui è pronto. In collaborazione con Aimé Chenal, dal 1962 Raymond Vauterin lavora senza sosta al Nouveau Dictionnaire. Il primo volume dell’opera in dodici tomi esce nel 1967, l’ultimo vent’anni dopo l’inizio, nel 1982. La seconda edizione riveduta è pubblicata nel 1997 in un unico grande volume.

In tutto questo impegno non dimentica la poesia in patois, con scritti e ricerche che vengono premiati più volte, e non dimentica neppure di sposarsi, nel 1961, con Anita Pallais di Sarre, che sarà una presenza discreta sempre al suo fianco. Padre affettuoso e attento per i suoi ragazzi Jean-Victor e Rémy, entrambi geometri, il primo che raccoglie proprio la sua eredità negli uffici dell’Assessorato dell’Agricoltura e il secondo che è presidente del Collegio regionale. Entrambi lo aiutano in ogni sua attività, come fanno i due nipoti, Raphael e Michel.

Oltre a scrivere, Raymond Vauterin va a cercare la memoria, quella della comunità, del popolo del quale è orgoglioso di fare parte, unito dalla lingua franco-provenzale. Dal 1980 fa parte dell’Avas, l’Association Valdôtaines Archives Sonores, e ne è presidente dal 1990 al 1998.

Rimane comunque uno scrittore prolifico, tanto da essere autore di numerose opere, dalla poesia al racconto, dal teatro alla saggistica. La prima raccolta di rime, “Adjeu poesia”, esce nel 1960, seguita da “Lo Cardeleun” e infine da “Alolon di ten” del 2002. In campo saggistico è autore di “Les fontaines de la Vallée d’Aoste” nel 2000 e “Aymavilles et ses toponymes” nel 2005. Scrive tre raccolte di racconti umoristici, una cinquantina di testi teatrali, traduce in patois le Petit Prince di Antoine de Saint-Exupéry “Lo petsou prince” nel 2000 e nel 2007 pubblica “Lo Dichonnéro di petsou patoésan”, opera di riferimento per l’apprendimento del patois nelle scuole materne ed elementari.

Un’attività incessante, che è difficile da riassumere e che abbraccia tutti e tutto. Giustamente, a parziale ricompensa di tutto quello che Raymond Vauterin ha dato alla nostra comunità, venerdì scorso era arrivata l’ufficialità della nomina a “chevalier de l’Autonomie”.

Invece, le coincidenze della vita, hanno voluto che Raymond con il suo passo incerto ma svelto non possa salire sul palco a ritirare un riconoscimento strameritato. Così sul bordo della sua bara è stato appoggiato il verde e l’oro dell’ultimo numero de Le Flambeau, a significare per sempre l’amore per la sua terra e per la sua cultura.

Un amore ricambiato e che ha trovato, come nelle storie a lieto fine, un bel finale pur nella tristezza del perdita di un uomo di grande valore, salutato da una folla a Aymavilles nel primo pomeriggio di martedì scorso, 13 febbraio.

Raymond Vauterin diventerà comunque “chevalier de l’Autonomie” con l’attribuzione postuma dell’onorificienza. Un gesto veramente bello da parte della Regione che chiuderà un cerchio iniziato più di ottant’anni fa suoi pascoli verdi di La Thuile.