«Montagna, rischio e responsabilità» era il titolo dell’incontro organizzato venerdì 26 luglio al Jardin de l’Ange di Courmayeur dalle fondazioni Courmayeur Mont-Blanc e Montagna Sicura, nell’ambito del progetto Alcotra AdaPT Mont-Blanc. L’incontro era volto ad approfondire gli effetti dei cambiamenti climatici sull’alta montagna, sulla sua frequentazione e i temi della responsabilità e dell’autoresponsabilità.
La conferenza moderata dall’avvocato Waldemaro Flick, del comitato scientifico della Fondazione Courmayeur, è stata aperta dai saluti di Luca Franzoso, coordinatore del Dipartimento regionale all’Ambiente e dal presidente del Tribunale di Aosta Eugenio Gramola. Quest’ultimo ha sottolineato che il riscaldamento globale porta a fenomeni nuovi, ma non annulla la responsabilità e che l’incapacità tecnica non è una scusante, perché i professionisti hanno l’obbligo di aggiornamento. Edoardo Cremonese dell’Arpa della Valle d’Aosta, oltre a fornire previsioni sul riscaldamento globale, ha posto l’accento sugli errori nella comunicazione, quella che si chiama «dissonanza cognitiva»: «E’ stato fatto l’errore di portare ad esempio l’orso polare anziché parlare della portata della Dora di Veny con la siccità estiva e gli effetti sull’agricoltura qui in Valle d’Aosta». Jean Pierre Fosson ha fornito dati sul ritiro dei ghiacciai valdostani, la cui superficie è passata da 154 a 128 chilometri quadrati in circa 20 anni; ha ricordato inoltre i danni alle strutture ricettive in quota da diminuzione del permafrost e i cambiamenti nell’accessibilità alle strutture stesse con conseguenti problemi di responsabilità. Raffaele Rocco – dirigente del Dipartimento regionale Programmazione, Difesa del suolo e Risorse idriche – ha introdotto il concetto di prevedibilità nella gestione del rischio. La prevedibilità è legata alla ricerca e al monitoraggio di situazioni pericolose e sottende la priorità e la tempestività degli interventi. E’ stato l’antropologo, past president del Cai, Annibale Salsa a chiarire la distinzione tra rischio e pericolo: il primo è prevedibile e misurabile, il secondo no. «Il calcolo del rischio si avvicina al cento per cento, ma non lo raggiunge e quindi occorre calcolare il rischio, ma essere aperti all’imprevedibilità del pericolo» ha affermato Annibale Salsa. Infine Michele Di Lecce, già procuratore capo del tribunale di Genova, ha spiegato che negli ultimi anni i concetti di rischio e pericolo, dapprima sovrapponibili, si sono differenziati per la prevedibilità e che la colpa risiede nella violazione delle norme cautelari. Guido Giardini, presidente di Fondazione Montagna Sicura, ha chiuso con riferimenti al rischio in campo medico.



