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Printemps, una serata dedicata alla memoria di Emilio Barmasse

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Tutto esaurito sabato scorso, 10 marzo, al Teatro Splendor di Aosta per l’esibizione delle compagnie Le Falabrac di Brusson e Le Digourdì di Charvensod nella rassegna Printemps Théâtral organizzata dalla Fédérachòn Valdoténa di Téatro Populéro presieduta da Edy Bétemps e inserita nel programma della Saison Culturelle. La pièce surreale scritta dalla compagnia Le Falabrac intitolata “Y é pénso iò” ha visto recitare – con la regia di Stefania Tagliaferri – Mirko Anguilano, Francesca Chiarella, Veronica Dondeynaz, Ivano Favre, Paola Favre, Claude Lévèque, Giuliana Lévèque, Ilaria Quaglia, Aldo Revil, Cristina Vuillermin e Demis Vuillermin. «La nostra commedia raccontava la storia di una coppia appena sposata alle prese con una talpa che le devasta il giardino di casa. – racconta Claude Lévèque – Il marito tenta invano di far risolvere a degli “esperti” il problema. Coloro che si presentano gli assicurano “Y é pénso iò”, prendono i soldi e tutto resta come prima. Alla fine compare sul palcoscenico la talpa che si accorda con l’uomo per andarsene. Però la moglie che ha assistito alla scena decide di scappare con il farmacista del paese perché non vuole restare in quella che ormai considera una gabbia di matti».

“Todzò pi digourdì” era invece il titolo della rappresentazione proposta dalla compagnia Le Digourdì che festeggia 10 anni di attività. Sul palcoscenico, con le luci di Alessandro Chiono e l’audio di Michel Comé, sono saliti Joël Albaney, Stéphanie Albaney, Joëlle Bollon, Jordy Bollon, Paolo Cima Sander, André Comé, Sophie Comé, Richard Cuneaz, Paolo Dall’Ara, Marco Ducly, Evy Garbolino, Marlène Jorrioz, Thierry Jorrioz, Simone Roveyaz, Pierre Savioz, Aimé Squinabol e Julie Squinabol. A loro si aggiungono i figuranti Ilaria Linty, Serena Giorgi, Francesca Lucianaz, Ester Bollon, Giada Grivon e Jasmine Comé. «Il pubblico si è davvero divertito – dice Joël Albaney – con gli sketches per il nostro decennale. La commedia raccontava come è nato il nostro gruppo e ha riproposto la sua prima partecipazione al Printemps al Teatro Giacosa. In un’altra scena ci siamo messi nei panni degli spettatori e infine abbiamo immaginato di partecipare alla cerimonia di premiazione degli Oscar, con un nostro componente che, come Roberto Benigni, dalla platea è salito sul palco per essere premiato come miglior attore».

Oggi, sabato 17 marzo, alle 21, sempre allo Splendor, tocca a Le Badeun de Chouélèy de Saint-Christophe e al gruppo i cui componenti provengono da diversi Comuni La Tor de Babel. La serata è dedicata alla memoria di Emilio “Milio” Barmasse, decano della compagnia di Saint-Christophe deceduto all’età di 91 anni a novembre dello scorso anno. “Lo mou di pourtafoille” è il titolo della pièce che interpretano i membri de  Le Badeun de Chouélèy, ovvero Matteo Barrel, Denis Bétemps, Marco Bétemps, Mélanie Bétemps, René Bétemps, Erik Boch, Marco Boch, Chantal Chapellu, Simona Chenal, Silvana Cheney, Jean Courtil, Luciano Fonte, Alice Gemelli, Simone Gemelli, Lidia Henriet, Lina Marquis e Stefano Viot. «I dolori del portafoglio del titolo – sintetizza Silvana Cheney – sono quelli di un anziano che nella sua vita si è arricchito diventando proprietario di terreni e immobili. I figli vorrebbero che li dividesse prima di morire ma a complicare la situazione compaiono delle badanti».

La Tor de Babel porta in scena “Lo tsounami”, un copione scritto da Ettore Champrétavy con le scenografie di Loris Suino e la regia di Myriam Clusaz, interpretato da Philippe Bich, Ettore Champrétavy (Mandi), Yvette Chentre, Didier Coutier, Amélie Del Vento, Alysée Del Vento, Elena Denarier, Martine Denarier, Claudio Fenoil, Annie Lavy, Manuela Naudin, José Panont, Margot Panont, Thierry Ronc, Loris Suino, Nicolas Suino e Paul Vallet. Dal 1993 a oggi la compagnia ha visto recitare 95 attori residenti in Comuni diversi che hanno dato vita a 400 personaggi con 20 patois differenti. «In tutti questi anni – ricorda Ettore Champrétavy – abbiamo esplorato le infinite possibilità che offre l’esperienza teatrale, dall’utilizzo di video fino agli ultimi ritrovati della tecnologia per gli effetti scenici. Con questa commedia, invece, vogliamo rendere omaggio al teatro in patois delle origini, quello più tradizionale, dove protagonista è una famiglia valdostana con la sua storia».