Dal giornale

Questo solstizio d’inverno: come viverlo, come renderlo differente

Ingrandisci la foto: Questo solstizio d’inverno: come viverlo, come renderlo differente
3 minuti di lettura

Tra due giorni arriveremo alla Notte più lunga dell’anno, quella che anticamente era permeata, oltre che di speranze, anche di paure. Trascorsa la stessa i giorni avrebbero ricominciato a crescere? In uno spazio-tempo animico dove tutto era permeato dal sacro, di proprietà spirituali, di una misteriosa energia che si percepiva collegasse tutti, ogni fenomeno diventava un presagio da interpretare, con la certezza dell’incertezza. La Notte del Solstizio – dal latino antico con il significato di Sole che stava fermo (nel cielo) – d’Inverno ha sempre rappresentato una porta da attraversare, una simbolica Soglia da superare verso il tempo quotidiano della luce che si sarebbe dilatato ogni giorno quasi impercettibilmente fino al suo massimo al 21 giugno. Fu in epoca imperiale romana che tale data fu solennemente dichiarata Dies Natalis Solis Invicti, quando il Sole avrebbe appunto dimostrato la sua invincibilità sulle tenebre, smettendo da quel giorno di abbassarsi durante il suo “percorso” da Est ad Ovest. Fu proprio grazie alla straordinaria potenza di questa festa del Sole, legata alla rinascita, che i rappresentanti della religione cristiana non poterono cancellarla come avevano fatto con altre ricorrenze di culti giudicati “pagani”, dunque rivali di quest’ultima, ma la sostituirono con la festa della nascita di Gesù Cristo, il 25 dicembre. Se dunque il Solstizio d’Inverno ha perso (apparentemente) molto della sua sacralità originaria, ha invece mantenuto il suo significato simbolico legato al trapasso stagionale ed al ritorno della luce, primo tenue segnale della Primavera che si sarebbe iniziato ad attendere. Dallo scorso anno per quanto riguarda la città di Aosta si è festeggiata in tale data la fondazione della stessa da parte degli antichi romani che avevano vinto le locali popolazioni celtiche. Infatti, si era avuta la conferma sul significato di un particolare ritrovamento avvenuto appena qualche anno prima. Era stata infatti scoperta la pietra di fondazione delle mura di Aosta, che aveva permesso agli studiosi di comprendere come questa fosse stata volutamente orientata al Solstizio d’Inverno – con intenti propiziatori – con la luce del Sole che in tale giorno oltrepassando le punte del Monte Emilius e della Becca di Nona si allineava con il cosiddetto Cardo Maximus, uno dei due assi della città. È attualmente via Croce di Città ad essere illuminata in questa ricorrenza, mentre Aosta è già stata definita la città del Solstizio d’Inverno. Siamo però ancora immersi, a livello locale e globale, in una lunga notte senza avvisaglie di un chiarore anche flebile che annunci una nuova alba. Potrebbe essere questa una grande occasione per vivere il 21 dicembre ed i successivi giorni – non importa quanti dovessero rivelarsi necessari – come l’inizio di un percorso luminoso tutto nostro, illuminato dalla nostra voglia di vivere e di cambiare. Perché questa volta l’alba nasca prima di tutto in ciascuno di noi. Impresa non facile, ma possibile.