Gran San Bernardo

E’ nel registro degli alberi monumentali

Dovrà essere abbattuto l’abete rosso centenario che veglia su Saint-Oyen

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SAINT-OYEN (zgn) La data non è ancora stata fissata, ma l’abete rosso che da più di un secolo veglia su Saint-Oyen, verrà abbattuto. In paese si racconta che sia stato piantato tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento da un uomo che, pronunciando un secret, chiedeva alla natura di proteggere la propria casa. A segnalarlo con una toccante riflessione è Michela Montecatino, candidata a vice sindaco nelle elezioni di 3 anni fa vinte dall’attuale sindaco Alessio Desandré. «Quell’abete ha visto passare le stagioni e gli uomini, – racconta Michela Montecatino – ha resistito alle tempeste e alle nevicate. Quando gli altri alberi mutavano colore, lui restava fedele al proprio verde. Quando la neve copriva tutto, lui ne restava libero, come se persino l’inverno lo rispettasse. Era diverso. E in quella diversità c’era la sua forza». Michela Montecatino aggiunge che «Un albero riconosciuto e amato anche dalle istituzioni: infatti è iscritto nell’elenco degli alberi monumentali della Valle d’Aosta, un titolo che non celebra solo la longevità e la maestosità, ma la memoria e l’identità di un territorio. Nel tempo, il gigante di Saint-Oyen è diventato parte dell’anima del paese. Più alto della casa comunale, più alto del campanile, sembrava ricordare ogni giorno che la natura, se vuole, può elevarsi sopra ogni potere: politico, spirituale, umano. Era un punto di riferimento, un simbolo di continuità. Le ultime liste elettorali lo avevano scelto come emblema, insieme al millenario Château Verdun, quasi a dire che anche un albero può custodire l’identità di una comunità». Michela Montecatino spiega che «Dopo più di cent’anni di fedeltà, l’abete dovrà essere abbattuto. Le sue radici si sono indebolite, forse logorate dal tempo, forse ferite da mani impazienti, da scelte non sagge. Ai suoi piedi, un parcheggio sotterraneo ne ha alterato l’equilibrio. E così, per evitare che cada, si è deciso di farlo cadere. È una di quelle contraddizioni che gli uomini conoscono bene: tagliare ciò che ci ha protetto, ferire ciò che ci ha guarito, mettere fine a ciò che ci ha insegnato la resistenza. Eppure, chi conosce quest ’albero sa che la sua fine non sarà una sconfitta. Perché ci sono vite che non si misurano in anni, ma in significati. E questo abete, fedele al proprio verde, ha già vinto contro la neve, contro l’inverno, contro l’oblio. Ha mostrato che si può restare sé stessi anche quando tutto intorno cambia. Ha insegnato che la forza non è rumore, ma coerenza silenziosa». Michela Montecatino conclude la sua riflessione evidenziando che «Quando la motosega inizierà il suo lavoro, qualcuno abbasserà lo sguardo. Ma altri, forse, alzeranno gli occhi verso il cielo: lo stesso cielo che l’albero ha toccato per decenni, sfidando il tempo e la paura. E in quel momento, Saint-Oyen capirà che non si taglia un albero così: lo si accompagna. Perché i giganti, quando cadono, non muoiono davvero.Restano nei racconti, nei respiri di chi passa, nelle fotografie che il tempo non consumerà. E forse, un giorno, qualcuno pianterà un nuovo abete nello stesso punto, sussurrando parole antiche di gratitudine e promessa. Allora, e solo allora, il gigante di Saint-Oyen potrà davvero riposare. Non come un albero tagliato, ma come un guardiano che ha compiuto la sua missione».