OYACE (mye) C’è una torre, posta su un piedistallo roccioso al centro della Valpelline e leggermente defilata rispetto ai percorsi principali, senza finestre e senza feritoie, con una sola porta a 6 metri dal suolo. Non ci si può entrare, ma entro Natale un sito Internet e una rappresentazione 3D permetteranno di conoscerla meglio. Si tratta della Tornalla di Oyace, una torre castellata, risalente al 1187, e dalla particolare forma ottagonale. A curare lo studio e la realizzazione dei supporti multimediali, su commissione del Comune, sono l’archeologo Mauro Cortelazzo e l’ideatore del progetto Enrico Granzotto (si veda il sito vaultxyz.com), che mercoledì scorso, 8 ottobre, nella sala della Biblioteca regionale di Aosta hanno offerto al pubblico un’anteprima del sito Internet, che sarà disponibile a breve.
«La forma ottagonale può essere considerata una transizione dalla base quadrata a quella circolare – ha spiegato Mauro Cortelazzo – Il suo utilizzo doveva essere essenzialmente quello di torre di avvistamento. Non ci abitava nessuno e ci sono elementi, come la porta posta molto in alto, la superficie superiore impermeabilizzata e addirittura una latrina fra i merli, che fanno pensare ad una postazione di guardia utilizzata alla bisogna».
Ci sono diversi atti che citano i possedimenti lungo la valle del Buthier, di quella che, prima del 1200, si chiamava “valle de Eacy”, poi Valpelline, e di questo luogo chiamato Ayacy, oggi Oyace. Si parla della famiglia de la Porte Saint-Ours (poi signori di Quart) che possedeva ampi territori fra Quart, dove risiedeva, e l’Entremont, nell’attuale Svizzera, forse derivanti da concessioni vescovili. È del 1252 un documento in cui il conte di Savoia Amedeo IV, in occasione dell’infeodazione di Jacques de Quart, ordina lo smantellamento del castrum de Ayacy, forse per punire un signore disobbediente (non citato). La torre non viene distrutta, oggi manca invece la cinta muraria.
Nel nuovo lavoro di Enrico Granzotto i dettagli perduti riprendono vita, con una cura estrema del dettaglio. La torre si può far girare di 360 gradi, è posta nel contesto naturale reso in modo realistico, presto verrà anche stampata in 3D. «Abbiamo discusso con l’ar – cheologo Mauro Cortelazzo ogni particolare. – ha sottolineato il direttore creativo – Ho tolto molte delle betulle, che in quella zona non sono così numerose, così come i chiodi in ferro, raro nel Medioevo, sostituiti con chiodi in legno. Ho invece ripristinato la cinta muraria che oggi non si vede più ».
La torre è rimasta diroccata fino alla fine dell’800. «Abbiamo un documento del 1887 – ha aggiunto Mauro Cortelazzo – in cui si cita la richiesta dell’allora Parroco di Oyace Vautherin che chiedeva di ridurre a cappella l’interno della torre. Il Regio Delegato Alfredo d’Andrade rispose con una relazione dettagliata del sopralluogo, effettuato con l’ingegner Ottavio Germano, e l’anno dopo si procedette al restauro».
«Abbiamo raccolto molti dettagli, – ha concluso Enrico Granzotto – comprese le diverse accezioni in patois di 50 vocaboli, suddivisi nei temi fauna, ambiente, cibo, utensili, che riuniamo nella sezione Vocabolarium. Aggiungeremo anche una parte audio, le traduzioni in francese e in inglese, e una sezione per la didattica. Il sostegno al progetto da parte del Comune di Oyace denota una grande sensibilità, verso un investimento per il futuro».
Elena Meynet


