JOVENÇAN (btb) Emilia Quendoz è mancata esattamente otto anni dopo avere chiuso il suo commercio a Jovençan. Le serrande dello storico negozio di famiglia a Grumel, nella parte più antica del paese, vennero abbassate il 31 dicembre 2016, mentre lei è mancata il 1° gennaio 2025, all’Ospedale regionale, ricoverata da alcune settimane per un male incurabile scoperto da poco.
Emilia Quendoz era una donna del commercio e della campagna. Quando era nata, il 17 agosto del 1939, il papà Mario gestiva a Grumel la cantina, che era pure tabacchino, rivendita di sale e di generi alimentari, di tutto ciò che occorreva in un piccolo borgo come Jovençan. La bottega era stata aperta nel 1887 dal nonno di Emilia, Giuseppe Quendoz, un vero e proprio punto di ritrovo – l’unico – per il paese, vicino alla strada dell’envers che da Aosta raggiungeva Aymavilles.
Nel 1951 Mario Quendoz spostò quella che tutti conoscevano come la “bouteucca di fon di bor” nell’edificio di fronte, sul lato opposto della stretta strada, poi nel 1980 la titolarità dell’attività passò ad Emilia.
Sposata nel settembre del 1961 con Emiro Ollier, allevatore e campagnard di Jovençan, la cui famiglia era originaria di La Salle, nello stesso giorno della sorella Rosina, classe 1938, portata all’altare da Primino Blanc, Emilia prima di dedicarsi completamente al negozio era diventata mamma di Gabriella nel 1962 e di Roberto nel 1967, attuale geometra in Regione. Poi nel 1982 arrivò Enrico, ora vigile del fuoco, ed Emilia con l’aiuto della famiglia rappresentò per più di trentacinque anni quello che prima di lei erano stati i genitori ed i nonni, un riferimento fondamentale nella vita della piccola comunità.
Quando decise di chiudere aveva settantasette anni e il magone, non per quanto aveva deciso di fare, ma piuttosto per avere visto quel suo mondo che durava dal 1887 cambiare repentinamente negli ultimi tempi, con l’avvento dei grandi supermercati e un paese sempre meno caratterizzato da relazioni e amicizie.
Non aveva però lasciato l’impegno per la campagna a fianco di Emiro e dei suoi ragazzi, fino a dicembre quando senza preavviso ha scoperto il male che l’ha portata via, salutata dalla sua gente venerdì scorso, 3 gennaio, nella chiesa in cima alla strada della sua “bouteucca”.
