AOSTA (fci) C’è una «concreta possibilità che negli ultimi 2 mesi dell’anno l’intera azienda rimanga significativamente priva di lavoro». Lo scrivono i sindacati Fim Cisl, Fiom Cgil, Savt e Uilm Valle d’Aosta in una nota inviata ieri, venerdì 16 ottobre, ai dipendenti della Cogne Acciai Speciali, dopo aver interrotto il giorno stesso la trattativa con l’azienda sul contratto integrativo.
Il rischio, evocato dalle sigle sindacali, emerge dal «piano delle possibili fermate produttive previste da qui alla fine dell’anno» presentato dal direttore dello stabilimento Matteo Diani nell’incontro con i rappresentanti dei lavoratori ospitato nella sede di Confindustria VdA. Il tema ora è la gestione di «questa grave criticità» sotto il profilo degli ammortizzatori sociali. I sindacati denunciano infatti che la programmazione della Cogne prevede «un impiego sproporzionato e improprio delle ferie». Nei prossimi giorni saranno convocate le assemblee unitarie.
I sindacati spiegano di essersi «attivati immediatamente su tutti i fronti per individuare soluzioni idonee a gestire ed arginare questa grave criticità», ma che «gli ammortizzatori sociali a disposizione risultano ridotti al minimo e le proposte avanzate dall’azienda prevedono un impiego sproporzionato ed improprio di ferie e permessi annui retribuiti a carico delle lavoratrici e dei lavoratori di Cas, che negli ultimi anni hanno già pagato più volte sulla propria pelle».
Per questo si è deciso di sospendere con effetto immediato il tavolo di trattativa per il contratto integrativo: oggi come oggi il problema è decisamente un altro, e ben più grave. E ci si arriva dopo l’attivazione durante l’anno dei contratti di solidarietà e della cassa integrazione straordinaria, misure che però riguardavano solo i 101 operai dell’area a caldo.
Ora la crisi coinvolge praticamente tutto lo stabilimento. Praticamente tutti gli oltre mille dipendenti della Cogne. E fino al prossimo mese di marzo 2027 il cassetto della cassa integrazione è vuoto. Per questo la soluzione prospettata dall’azienda di fronte alla mancanza di commesse è il ricorso a giorni di ferie e permessi. L’unico ammortizzatore sociale disponibile potrebbe essere – ancora – quello dei contratti di solidarietà.
Quattro anni fa, il colosso siderurgico taiwanese Walsin Lihwa Corporation aveva acquisito il 70 per cento della Cogne Acciai Speciali: fino al giugno 2022 era di proprietà della famiglia Marzorati che ha mantenuto il restante 30 per cento e nel 1994 l’aveva rilevata dall’Ilva. Oggi la fabbrica tratta 220 tipologie di acciai speciali di cui ha i brevetti. Serve settori importanti come la difesa e l’aerospazio, l’automotive, il medicale, l’energia/power gen, la costruzione civile, Oil e Gas, l’industria alimentare e orologiera.
Il socio maggioritario, Walsin, ha 5 stabilimenti tra Cina e Taiwan ed è il più grande player in Asia. Una sinergia che ha creato il più grande gruppo al mondo nel settore. Con le operazioni degli ultimi anni il fatturato dell’acciaieria di Aosta è salito attorno a 1,2 miliardi di euro e i dipendenti del gruppo a quota 3000. La Walsin, in compenso, ha un fatturato di circa 7,5 miliardi di dollari.
L’ultimo bilancio della Cogne ha segnato un rosso di 60 milioni. Come contromisura l’azienda ha avviato la ristrutturazione del debito e richiesto ammortizzatori sociali per un centinaio di lavoratori.

