SAINT-MARCEL (qdn) Milioni di persone ricordano con affetto e un pizzico di nostalgia i fumetti di Braccio di Ferro, Geppo, Nonna Abelarda, Topo Gigio e del gatto Felix. In pochi, però, sanno che diverse di quelle storie sono nate in Valle d’Aosta, precisamente a Jayer di Saint-Marcel, dove il disegnatore Pierluigi Sangalli dal 1979 aveva una casa a cui è stato sempre molto affezionato e che a lungo è stata un luogo in cui ha trovato tranquillità e ispirazione.
Pierluigi Sangalli è mancato giovedì 13 marzo scorso e i suoi funerali sono stati celebrati sabato a Villasanta, vicino a Monza. La scomparsa del grande fumettista ha suscitato emozione in tutta Italia. Nato a Monza il 5 novembre del 1938, aveva cominciato a disegnare fin da bambino, realizzando caricature dei suoi compagni e dei professori. Diplomato ragioniere, ha però capito presto che la sua strada era un’altra ed è diventato uno dei fumettisti più celebrati d’Italia, legando la propria arte soprattutto a Braccio di Ferro, di cui per 37 anni, dal 1963 al 2000, è stato la “mano“ italiana.
Tutti amavano il Braccio di Ferro di Pierluigi Sangalli, tanto che anche il suo illustratore ufficiale americano Hy Eisman aveva confessato di ispirarsi a un certo punto un po’ ai disegni del “collega” brianzolo. Insieme a Braccio di Ferro, reinventò e ridisegnò anche tutti gli altri personaggi del fumetto come Olivia, Pisellino, Timoteo e la Strega Bacheca.
Il personaggio che più amava – forse perché ne rispecchiava l’indole generosa e il profondo senso di giustizia – è stato però forse Geppo, il diavoletto buono nato da un’idea di Luciano Bottaro e poi reso graficamente da Giulio Chierchini e quindi da Giovan Battista Carpi. Pierluigi Sangalli lo riprese nel 1955 e, insieme all’amico Alberico Motta, ne disegnò tutte le copertine a partire dal 1961: dalla sua fantasia nacque tutta una serie di personaggi secondari come Adam, Baciccia, fantasma Eugenio, Mago Merlotto, Super Boy, Piccola Dea e Zurlino.
Nel 1979, su consiglio di alcuni amici, cominciò a frequentare la Valle d’Aosta e comprò a Jayer di Saint-Marcel, sul curvone della strada che sale verso Plout, quella che è poi stata conosciuta in paese come “la casa dei milanesi”. «Da allora ci abbiamo trascorso tutte le estati, le vacanze di Natale e spesso anche quelle di Pasqua. – ricorda la figlia Elisabetta, che veniva in Valle d’Aosta insieme a papà Pierluigi, a mamma Maria Mattiolo e alle sorelle Laura, Daniela e Paola – A mio padre piaceva la montagna e soprattutto non sopportava il caldo, che gli rendeva il lavoro difficile, con i fogli che si appiccicavano alla pelle. Al fresco di Saint-Marcel, invece, il suo tratto si manteneva sempre pulito. Inoltre trovava l’ambiente della montagna ideale per la creatività: le sceneggiature gli nascevano con una fluidità, trovava soggetti interessanti. Molte delle sue storie sono state inventate e disegnate a Saint-Marcel. Nella casa di Jayer aveva ricavato un piccolo studio dove portava tutto il materiale che gli serviva: chine, inchiostro, carta, matite di ogni tipo».
Sempre in Valle d’Aosta, gli fu dedicata nel 2009 un’importante mostra nel castello di Ussel, a Châtillon, abbinata a numerosi eventi collaterali come laboratori di fumetto e caricature, visite guidate, conferenze. «E’ stata la sua esposizione più importante» sottolinea la figlia Elisabetta, che aggiunge: «Papà quando disegnava era immerso nel suo mondo però amava anche stare in compagnia dei suoi amici. Univa tratti del carattere che sembravano difficilmente conciliabili ma che in lui convivevano perfettamente: per esempio aveva sempre una vena di serietà e al contempo sapeva trovare il lato divertente in tutto».
Daniel Quey
