AOSTA (den) Venerdì scorso, 17 ottobre, si è tenuta nella chiesa di Maria Immacolata ad Aosta la veglia di preghiera in preparazione alla Giornata missionaria mondiale. Ai fedeli è stata data una locandina per seguire il programma della veglia, iniziata con la proiezione sullo schermo di immagini che ricordano i cinquant’anni di storia del Centro missionario diocesano, con i volti dei direttori: don Angelo Pellissier, don Giancarlo Gariglio, don Rodolfo Granelli, don Ugo Reggiani e padre Gianpaolo Gugliotta, oltre a immagini di suore del convento di san Giuseppe ad Aosta, che hanno aperto missioni in alcune parti del mondo. Mentre era accesa solo la luce del Crocifisso, dal fondo della chiesa il vescovo di Aosta monsignor Franco Lovignana ha portato il cero pasquale e giunto all’altare ha introdotto la preghiera. Prima della proclamazione del vangelo, sempre dal fondo della chiesa, è partita una danza di alcune donne senegalesi, che hanno poi fatto al contrario lo stesso percorso. Il vangelo era quello della parabola del Buon Samaritano che, a differenza di un sacerdote e di un levita, soccorre un uomo aggredito dai briganti.
Il Vescovo di Aosta nell’omelia ha detto: «Padre Gianpaolo introducendo la veglia di questa sera ci diceva siamo tutti discepoli missionari. Ascoltare il vangelo del Buon Samaritano è una luce che si accende sul nostro essere discepoli missionari. Gesù non ha raccontato questa parabola per insegnarci a essere buoni, con gli altri, ha raccontato questa parabola per rivelare sé stesso a noi, per farci capire chi è lui, innanzitutto. I Padri della Chiesa hanno spesso commentato questa parabola, cercando di riconoscere tutti i particolari. Per esempio Origene dice “ma chi è quell’uomo incappato nei briganti?”. E’ Adamo! Da dove viene? Da Gerusalemme? Dal paradiso? Chi sono questi ladri e briganti? Sono le forze del male che si prendono gioco di lui e lo distruggono. E chi è il Buon Samaritano? E’ Cristo, il figlio di Dio che si è fatto uomo per prendersi cura dell’umanità ferita dal male. Ecco, credo che questa sera il primo sguardo che noi dobbiamo avere è proprio sul Signore Gesù, venuto sulla terra per prendersi cura dell’uma – nità ferita di cui facciamo tutti parte, un’ umanità ferita visibilmente perché tormentata da forme di violenza inumana che ogni giorno constatiamo vicino e lontano. Un’ umanità ferita dai tanti mali che colpiscono le nostre esistenze: solitudine, tradimenti, la malattia, e l’elenco può essere lunghissimo. Essere discepoli missionari è possibile solo se davanti agli occhi, nel cuore, nella mente, teniamo ferma quest’immagine del Buon Samaritano che è Gesù, e Gesù ci attira a sé».
Il momento più suggestivo della veglia è stato quando i fedeli in fila si sono avvicinati all’altare e dopo aver immerso le mani in un catino con l’acqua si sono segnati con il segno della Croce, pronunciando mentalmente la frase «Rinnovami nella mente, nel cuore e nelle braccia». Tornando al posto il Vescovo e un celebrante (a destra e a sinistra) hanno dato un lumino spento e pronunciato le parole: «Va e accendi la luce della speranza».
Al termine del rito l’animatore padre Gianpaolo Gugliotta ha ringraziato il Vescovo, i sacerdoti, i confratelli oblati, la corale parrocchiale e don Rodolfo Granelli, il più longevo dei direttori del Centro Missionario Diocesano, al quale l’assemblea ha rivolto un caloroso applauso. La benedizione del Vescovo e Il canto finale «Ave, Maria, Ave» hanno concluso la veglia di preghiera in preparazione alla 99esima Giornata missionaria mondiale.
Ernesto Desandré


