Parrocchie

SABATO SCORSO, 25 OTTOBRE, SOLENNE CONCELEBRAZIONE EUCARISTICA. ORA PARTIRÀ PER UNA NUOVA MISSIONE A BOLOGNA

Il saluto di padre Gregorio Glabas ai fedeli dell’Immacolata. «Commosso dalla vostra presenza e dai gesti di vicinanza»

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AOSTA (den) La comunità parrocchiale di Maria Immacolata, Regina della Valle d’Aosta, ha salutato sabato scorso, 25 ottobre, con una solenne concelebrazione eucaristica padre Gregorio Glabas, che dopo circa dieci anni di ministero come viceparroco, parroco e rettore del santuario partirà per una nuova missione a Bologna.

Con padre Gregorio hanno concelebrato i suoi confratelli oblati, alcuni sacerdoti e diaconi, mentre la liturgia è stata animata dalla corale parrocchiale.

Nell’omelia padre Gregorio ha detto: «Immacolata, buonasera! Sia lodato Gesù Cristo! E’ bello essere a casa sua, sotto lo sguardo dell’Immacolata. Dobbiamo sbrigarci un po’, ci ricordiamo che papa Francesco diceva “la predica otto minuti”, speriamo di riuscirci. Nelle ultime settimane sono stato profondamente toccato, commosso dalla vostra presenza e da vari gesti di vicinanza, amicizia, telefonate, incontri. Queste ultime settimane assomigliavano molto ai dieci anni vissuti qui. Ora, stasera tocca a me ringraziarvi. Comunque, partiamo dal vangelo, iniziamo con il testo biblico. Due uomini salirono al tempio, e questa è la pagina che stiamo vivendo ora. Siamo più numerosi di quei due uomini e di sicuro le nostre storie personali sono più numerose, più ricche, vanno molto oltre quella che era la storia del pubblicano o del fariseo. Però c’è un elemento che ci unisce a loro. Nel passato ognuno di noi per la prima volta è entrato in questa chiesa e siamo rimasti qui. E’ vero che mentre vi guardo vedo gli uomini e le donne, ma allo stesso tempo mentre vi guardo so che voi siete il tempio, noi siamo la chiesa. Siamo entrati qui e qui siamo rimasti, e questo è il primo messaggio che leggo stasera dal vangelo che ci è stato proposto. Poi, è molto chiaro che questo è il vangelo che parla delle opportunità. Dio che vede le cose possibili, chi ama vede il potenziale. Come ogni bravo maestro che guardando i suoi alunni vede le possibilità, così anche Gesù nella parabola che ci presenta vede le possibilità che abitano nel pubblicano e nel fariseo, e i modi diversi da sviluppare. Ancora una volta mentre vi guardo vedo tante possibilità. Carlo Mattei – (nuovo parroco, ndr) -, Maurizio Vella – nuovo viceparroco – qui ci sono tante possibilità, un potenziale che non dorme ma vive. E poi in conseguenza questo vangelo parla di religione, e già la parola stessa religione ci fa intuire un po’ il messaggio. La parola religione che dal latino deriva dalla parola mettere insieme, unire. Certo, nella comunità parrocchiale ci incontriamo per essere uniti con lui, con il Signore nella sua casa. Però, allo stesso tempo ci incontriamo per essere uniti tra di noi. Poi alla fine scopriamo che in questo vangelo, nella sua parabola Gesù guarda a questi due personaggi nella verità. E penso che per poter realizzare i progetti belli, buoni, positivi che tentano di essere anche progetti di Dio bisogna guardarsi, bisogna conoscersi nella verità, senza distanze, non come il pubblicano e il fariseo, ma da vicino, partendo dal presupposto che ognuno di noi, che l’altro ama il Signore, ama questa parrocchia, ama il quartiere tanto quanto lo amiamo noi. Così nascono i carismi che sono già presenti qui, e mentre vi guardo ho nella mia memoria tanti carismi di valdostani, veneti, calabresi, di emigrati dalla Repubblica Dominicana».

Al termine della funzione alcuni parrocchiani si sono avvicendati all’ambone per dire a padre Gregorio parole di ringraziamento e di augurio per il suo nuovo incarico a Bologna. E a sua volta il sacerdote polacco ha ringraziato i fedeli per la loro numerosa presenza, i sacerdoti, i diaconi, la sua comunità oblata, GianPaolo Gugliotta che ha lasciato San Giorgio Canavese, Jean-Claude Bizindavyi, la corale, in particolare per il secondo canto durante la comunione, e ha invitato chi voleva a spostarsi nel salone dell’oratorio per un momento di fraternità conviviale.

Ernesto Desandré