AOSTA (den) Domenica scorsa, 16 febbraio, il vescovo emerito di Aosta monsignor Giuseppe Anfossi ha presieduto con il suo successore monsignor Franco Lovignana, il vescovo di Casale monsignor Gianni Sacchi, Gabriele Mana vescovo emerito di Biella, Luciano Pacomio vescovo emerito di Mondovì, una trentina di sacerdoti e alcuni diaconi la Messa per l’importante ricorrenza del suo trentennale di ordinazione episcopale.
Un gruppo di cantori della Cattedrale diretto dal maestro Efisio Blanc ha animato la liturgia della VI domenica del tempo ordinario. Prima dell’inizio della celebrazione, il vescovo di Aosta monsignor Franco Lovignana ha salutato e ringraziato il confratello nell’episcopato, dicendo che, nonostante siano passati trent’anni dal suo ingresso in Diocesi, egli continua a servirla con la preghiera costante e con una presenza attenta e discreta.
Nell’omelia, il Vescovo emerito di Aosta così si è espresso: «Sono stato consacrato vescovo proprio per la Valle d’Aosta il 22 gennaio 1995, trent’anni fa, dalle mani del cardinale Giovanni Saldarini, il mio vescovo. Era presente come concelebrante il vescovo appena divenuto emerito di Aosta, Ovidio Lari. Devo confessare pubblicamente che questa chiamata fu per me e per la mia vita di fede personale uno scossone. Divenuto prete a Torino, non ero mai divenuto né vice parroco né parroco; ho quindi vissuto la nomina a vescovo di Aosta come una provvidenziale decisione della Provvidenza che mi affidava un presbiterio e quindi tanti preti e un popolo, voi gli abitanti di questa bella Diocesi. Mi ha chiesto di diventare più buono, uno che vuole più bene e uno che prega di più e meglio, uno che offre la sua vita per qualcuno».
In quel momento, monsignor Giuseppe Anfossi ha detto di essersi ricordato che «ero nato in Alto Adige, in montagna a 1.200 metri di altitudine, e questo fatto ha provocato in me la nascita di molto amore e rispetto per chi vive e lavora in montagna; mi ha fatto pensare allora che era una cosa provvidenziale essere nato in montagna. Ho imparato che dovevo avere stima di chi fa alpinismo e di chi vive e cammina in montagna, come ho potuto manifestare in occasione delle mie visite pastorali, incontrando guide alpine e maestri di sci. Ho anche avuto occasione di provare, da vescovo, dolore soprattutto incontrando genitori che avevano perso un figlio, una moglie che aveva perso il marito e viceversa, e i parenti delle vittime dell’alluvione nel duemila e dell’incendio scoppiato nel traforo. Forse non ho condiviso abbastanza tanta sofferenza, ora che sono diventato vecchio sento di più la sofferenza delle persone che mi sono vicine».
Monsignor Giuseppe Anfossi ha proseguito dicendo: «Aggiungo che lasciando la mia responsabilità a don Franco, che avevo apprezzato come parroco, come rettore di seminario, come vicario generale e come consigliere, non ho avuto l’impressione di perdere qualcosa mentre lasciavo la Diocesi; e quindi ho accettato molto bene il fatto di terminare il servizio di vescovo, anche vissuto – lo dico tra parentesi – come una importantissima esperienza spirituale, per passarlo a lui. Dal momento in cui ho lasciato la Diocesi l’ho amata come prima e ho sentito l’affetto del vescovo Franco e il vostro affetto e sempre la vostra amabile accoglienza, nonostante il tempo che passava. E questa Eucarestia è, come dice la parola in greco, un grande grazie che dico al Signore e anche a voi».
Al termine della Messa, il Vescovo di Aosta Franco Lovignana ha consegnato come dono una coppa a monsignor Giuseppe Anfossi, acquistata alla recente Fiera di Sant’Orso, un gesto semplice a voler sottolineare un’amicizia, una prossimità e una riconoscenza che per monsignor Anfossi dalla Diocesi di Aosta non verranno mai meno.
E dopo il canto finale «Je te salue» è stato possibile salutare il vescovo emerito Anfossi al Seminario Vescovile, dove era allestito un buffet offerto dalla Diocesi di Aosta.
Ernesto Desandré

