AOSTA (fci) Mercoledì prossimo, 28 maggio, il Comitato per la riforma elettorale si riunirà per contare le firme raccolte per il referendum confermativo sulle tre preferenze. «Missione» che ha coinvolto principalmente Fratelli d’Italia, Lega e Rete Civica – le opposizioni per intenderci – in uno scenario caratterizzato da parecchia incertezza.
In Consiglio Valle la minoranza aveva chiesto l’inversione dell’ordine del giorno per discutere una mozione che impegnava il presidente della prima Commissione, Erik Lavevaz, a convocare entro una settimana un’audizione con il Presidente della Regione per fare chiarezza su data, decreto e contenuto della convocazione dei comizi elettorali. Erik Lavevaz ha informato i commissari che Renzo Testolin non potrà essere audito giovedì 29 maggio per un impegno già assunto. La nuova convocazione sarà definita nella stessa giornata del 29 maggio, ma difficilmente avverrà prima del deposito della richiesta di referendum, considerato il ponte del 2 giugno.
Rappresentanza di genere in Giunta
«La proposta di legge che prevede la presenza di entrambi i generi in Giunta sarà portata all’attenzione del Consiglio dopo il 5 giugno. L’attività della maggioranza è chiara: agiamo con la serietà che da sempre ci contraddistingue e la convinzione di lavorare per dare chiarezza e affidabilità alle scelte che abbiamo messo in campo». Parole del presidente Renzo Testolin, intervenendo in aula nella discussione di una mozione del gruppo Lega Vda respinta con 26 voti di astensione e 6 a favore – con cui si voleva impegnare la prima Commissione ad elaborare una specifica proposta di legge per garantire la presenza di entrambi i generi nella composizione della Giunta regionale.
Raffaella Foudraz (Lega Vda) ha sollecitato la presentazione della proposta di legge a garanzia della rappresentanza di genere spiegando che «questa iniziativa nasce a seguito dell’ordine del giorno presentato dai capigruppo di maggioranza nel febbraio scorso che citava l’importanza della promozione della parità di genere nelle istituzioni governative per contribuire a una più ampia rappresentatività delle diverse istanze sociali e una governance più equa».
Il presidente della prima commissione, Erik Lavevaz, ha spiegato che «l’impegnativa della mozione non è stata dimenticata: si è lavorato al testo della norma che è sostanzialmente pronto. A seguito della recente modifica della legge elettorale statutaria per l’elezione del Consiglio regionale, è stata avviata la raccolta firme per la realizzazione del referendum confermativo, il cui termine è previsto per i primi giorni di giugno. Solo allora sapremo se può essere promulgata o se, invece, partirà l’iter per l’effettuazione del referendum. Anche la modifica relativa all’introduzione del genere meno rappresentato in Giunta riguarda una norma statutaria: quella sull’elezione della Giunta. L’idea condivisa in maggioranza è quella di presentare la modifica sulla presenza di entrambi i generi dopo il 5 giugno in modo da evitare che si accavallino più procedure statutarie e si aumenti la confusione su procedure già complesse».
Mandati dei Sindaci, è polemica
«Non c’è alcuna preoccupazione sul prosieguo del cammino elettorale di quest’autunno, ma c’è l’assoluta certezza di difendere davanti alla Corte costituzionale la specificità ordinamentale valdostana, caratterizzata dalla competenza primaria in materia di ordinamento degli enti locali, peraltro consolidata ed in più occasioni confermata proprio dalla Consulta che sarà chiamata a decidere in merito al ricorso». Così in aula il presidente della Regione Renzo Testolin in merito alla decisione del Governo (su proposta del ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, il leghista Roberto Calderoli) di impugnare la legge che disciplina l’election day – lo svolgimento contestuale di elezioni regionali e comunali – nel 2025 in Valle d’Aosta.
La decisione di Palazzo Chigi di rivolgersi alla Corte Costituzionale riguarda alcune delle modifiche che l’atto regionale aveva introdotto. Su tutte, il limite ai mandati di sindaco, che è stato innalzato da 3 a 4 consecutivi per i Comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti, di fatto tutti quelli chiamati alle urne in questo 2025, a parte il capoluogo. Il governo Meloni con decreto convertito in legge – aveva però recentemente previsto – proprio per i Comuni meno popolosi – che non vi fosse alcun limite ai mandati consecutivi.
«Si tratta comunque di contestazioni che non inficiano l’impianto complessivo della legge e i suoi elementi più rilevanti – si legge in una nota del presidente Testolin – si pensi al numero degli assessori e alla rideterminazione dei compensi, cosi come alla effettuazione dell’election day» aspetti questi che non sono messi in discussione.
Le altre 2 contestazioni sono invece relative a disposizioni «che già esistevano nel nostro ordinamento e che non erano mai state messe in discussione in precedenza e che riguardano il grado di parentela tra sindaco e vice sindaco e gli altri componenti della giunta e la non possibilità, nelle giunte comunali della Valle d’Aosta, di nominare assessori tecnici».
Sono 12 i sindaci uscenti che potrebbero essere interessati dall’estensione del limite da 3 a 4 mandati previsto nella legge regionale numero 4 del 3 marzo 2025, ora impugnata dal governo. Si tratta di coloro che stanno portando a termine il terzo mandato consecutivo e che dunque potrebbero decidere di ricandidarsi. Le amministrazioni sono quelle di Arvier, Brissogne, Cogne, Donnas, Émarèse, Fontainemore, Gressan, Gressoney-La-Trinité, Introd, Lillianes, Roisan e Saint-Christophe.
Ma è proprio sul limite del quarto mandato che si concentra l’attenzione di Palazzo Chigi: la normativa nazionale, infatti, non prevede più alcun limite nei casi dei Comuni con meno di 5mila abitanti. Che sia al quarto mandato o che non ci siano vincoli, il problema, dunque, non dovrebbe porsi in nessun caso.
«Siamo preoccupati riguardo ad una possibile invalidazione delle elezioni comunali. Noi avevamo votato contro questa legge perché fare modifiche di questo tipo, a maggioranza e a ridosso delle consultazioni elettorali, è sbagliato e pericoloso e oggi abbiamo la piena conferma dei dubbi di legittimità che avevamo espresso in sede di voto della legge. A tutto questo si aggiunge la confusione su quelle che saranno le regole per le elezioni regionali, sui quali pende la possibilità di un referendum confermativo. Si deve fare chiarezza perché conoscere le regole del gioco è il minimo». Lo ha detto Erika Guichardaz (Pcp) intervenendo in Consiglio Valle sulle dichiarazioni del Presidente della Regione dopo l’impugnativa della legge che disciplina l’election day.
Aggiunge Stefano Aggravi (Rassemblement Valdôtain): «Serve ed è urgente fare un approfondimento in prima Commissione per riuscire a fugare i dubbi che, diversamente, rischiano di condizionare il futuro e la validità delle elezioni che sono ormai prossime in Valle d’Aosta». Per Aurelio Marguerettaz, capogruppo Uv «allo stato attuale nessun Sindaco, in base alla norma regionale, è bloccato rispetto ad una sua candidatura».

