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«Con il Traforo chiuso pesanti ripercussioni anche sugli ipermercati»

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AOSTA (gre) È slittata di nuovo la riapertura del Traforo del Gran San Bernardo, dopo che le autorità svizzere avevano annunciato la ripresa della circolazione, sebbene a senso unico alternato, nella giornata di domani, domenica 27. La causa di questo nuovo rinvio è dovuta agli ingenti danni causati una settimana fa da una valanga staccatasi sul versante svizzero nella notte tra mercoledì e giovedì scorsi e che ha devastato la galleria di protezione Les Toules. Un disastro nel momento meno opportuno che ha vanificato il ponte Pasquale e quello del 25 aprile, due date dove i passaggi dal Gran San Bernardo verso la nostra regione raggiungono flussi molto elevati.

Turisti dunque che sono mancati, introiti non pervenuti nel commercio valdostano. Ma come è andata nel dettaglio? «La settimana di Pasqua era partita bene – risponde Chiara Celesia, responsabile dell’ipermercato Gros Cidac poi il giorno della chiusura del Traforo del Gran San Bernardo il crollo». Si sono sentiti subito i contraccolpi? «Immediatamente, tanto che ora aspettiamo il ponte del 25 aprile per fare il bilancio. – afferma Chiara Celesia – Alcuni turisti sono arrivati dalla Svizzera passando dal valico del Forclaz ma dobbiamo dire che quando capitano chiusure dei trafori la situazione si sente e diventa molto pesante.

La Valle d’Aosta è piccola pertanto il turismo è una parte molto importante per la nostra economia». E sulla stessa linea è Alessandro Pluda, titolare dei Conad di Saint-Christophe, Sarre e Châtillon: «Si nota già l’assenza degli svizzeri, e questo si è visto nella settimana di Pasqua e tutt’ora, ma non sono mancati solo loro, perché sono spariti anche i clienti italiani a causa del meteo avverso nella settimana scorsa con la viabilità in crisi, quindi isolati da Ivrea, dalla Svizzera e quasi dalla Francia, in pratica eravamo tagliati fuori dal mondo. Siamo proprio in un momento difficile». Quali tra i suoi supermarket ne risente di più della chiusura del Traforo? «Sicuramente quello di Saint-Christophe – commenta Alessandro Pluda – ma anche quello di Sarre perché magari i turisti svizzeri una volta arrivati salgono poi sulle vallate verso Courmayeur, quindi ne risentono tutti». Siamo dunque forzatamente “tunnel dipendenti”? «Certo, andare avanti solo con i residenti – ammette Alessandro Pluda – sarebbe impossibile far quadrare i bilanci a fine anno». (altro servizio a pagina 40)

Roberto Guscelli