A fine 2018, la Croce Rossa Italiana lanciò la campagna nazionale “Non sono un bersaglio” per denunciare il costante intensificarsi di attacchi agli operatori sanitari. Si trattava di una iniziativa ricompresa in quella avviata anni prima dal Movimento Internazionale della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, “Health Care in Danger”, volta a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità di proteggere gli operatori, le strutture e i convogli sanitari durante i conflitti armati.
L’obiettivo della campagna “Health Care in Danger” è di salvaguardare in ogni modo l’assistenza sanitaria, ponendo in essere adeguate misure protettive, nel rispetto delle Convenzioni di Ginevra e più in generale dei principi del Diritto Internazionale Umanitario, che sanciscono la neutralità, la protezione e il rispetto di personale, strutture e mezzi sanitari.
Le violenze contro chi soccorre avvengono non solo nei teatri di conflitto in tutto il mondo, ma anche in contesti “insospettabili” in tempo di pace come quello italiano. Il presidente nazionale della Croce Rossa Italiana, Rosario Valastro, così commenta: “Fenomeno in crescita. Vittime non sono solo i sanitari, ma anche le persone che hanno bisogno di cure”.
La legge numero 113/2020 concernente “Disposizioni in materia di sicurezza per gli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie nell’esercizio delle loro funzioni”, in vigore dal 24 settembre 2020 è stata promulgata per contrastare tale fenomeno. Tra le disposizioni legislative principali, vi è l’istituzione di un Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie di cui la C.R.I., con decreto interministeriale del 7 dicembre 2023 è divenuta componente ufficiale.
Il Report 2024 di tale Osservatorio, pubblicato in occasione della “Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e sociosanitari”, che dal 2022 si celebra ogni 12 marzo, riporta che il 67,08 per cento delle aggressioni a danno del personale sanitario e sociosanitario della CRI è avvenuto durante l’attività di trasporto in ambulanza (TSSA). Vittima e aggressore nella maggior parte dei casi sono uomini (69,06 e 69,80 per cento). In circa la metà degli episodi segnalati (47,26 per cento) l’aggressore era un utente. Per quanto riguarda il tipo di violenza esercitata, nel 53,94 per cento dei casi è stata di tipo verbale mentre nel 46,06 per cento fisica. In occasione di queste ultime (aggressioni fisiche), nel 76,25 per cento dei casi si sono verificati danni a persone.
Il documento viene elaborato annualmente con i dati raccolti attraverso le segnalazioni delle aggressioni inviate dagli operatori vittime di attacchi. Mantenere alta l’attenzione su questo drammatico fenomeno al fine di prevenirlo e contrastarlo è infatti per la CRI una priorità, realizzata attraverso la formazione affidata ai suoi Istruttori DIU specializzati.
Croce Rossa sente un pieno coinvolgimento per questo grave problema: alla base dell’attività della Croce Rossa e di ogni singolo socio vi è il rispetto dei Principi fondamentali e dei valori umanitari tra i quali il diritto alla vita, alle cure, il rispetto delle attività sanitarie. I Principi contengono infatti i semi della cultura della non violenza e della pace.