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ELEZIONI REGIONALI E COMUNALI, INTERVISTA A JOËL FARCOZ PRESIDENTE DELL’UNION VALDÔTAINE

«Gianni Nuti, con la sua esperienza e le sue competenze, è una figura che deve essere riproposta al tavolo delle trattative»

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Joël Farcoz presidente dell’Uv
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La legislatura volge al termine, proponendo ancora liti e polemiche tra gli schieramenti in Consiglio Valle. Partiti e movimenti sono alla finestra, al lavoro per la composizione delle liste per le elezioni regionali del 28 settembre. In questa intervista facciamo il punto con Joël Farcoz, presidente dell’Union Valdôtaine, movimento di maggioranza relativa in Regione.

AOSTA (fci) Come giudica il lavoro svolto finora nella composizione delle liste per le elezioni regionali e comunali di settembre? Quali saranno le priorità per il suo partito in questa campagna elettorale?
«Non posso che ritenermi molto soddisfatto: stiamo ricevendo numerose adesioni da parte di cittadini motivati, con idee chiare su ciò che desiderano per il futuro dell’amministrazione regionale e comunale. Ma non è tutto: molte persone stanno offrendo il proprio contributo concreto, aiutandoci a individuare priorità, criticità e bisogni reali del territorio. È un approccio dal basso, partecipato, che rispecchia perfettamente la nostra visione della politica federalista. Questo dialogo continuo con le comunità è per noi un valore imprescindibile. Insieme stiamo costruendo un programma ampio, articolato e profondamente radicato nella realtà, con una visione improntata grazie al confronto diretto con i diversi mondi che compongono la nostra società. Alcune delle priorità saranno garantire la qualità e l’accessibilità dei servizi su tutto il territorio, proseguire nell’affrontare i temi che stanno a cuore alla popolazione quali il lavoro e la casa, dare centralità alla nostra regione nell’ambito alpino e perseguire le politiche di sviluppo economico della nostra regione e di attenzione alla persona».

Come valuta il processo di ricomposizione dell’area autonomista? C’è qualche rammarico?
«Direi che è andata molto bene: la Réunion ha rappresentato un momento importante di riavvicinamento per tante persone al movimento madre della Valle d’Aosta, l’Union Valdôtaine, che proprio quest’anno celebra i suoi 80 anni di storia. Ricordo che, storicamente, dal dopoguerra in poi, una Union Valdôtaine forte ha sempre significato una Valle d’Aosta più ricca, bella e attrattiva. E sa perché? Perché per noi il benessere del popolo valdostano è sempre stato l’obiettivo prioritario, come scritto nero su bianco nei nostri statuti. Noi lavoriamo quotidianamente per fare dell’Union Valdôtaine una vera e propria casa comune aperta a tutti i valdostani che credono nella Valle d’Aosta e lavoreremo per fare dell’Union Valdôtaine un movimento e pensatoio politico e amministrativo al servizio della nostra Regione autonoma con tutte le componenti che nel tempo hanno scelto altre strade».

C’è stato un dibattito acceso all’interno del Mouvement sulla gestione della Cva. Qual è la sua posizione sulla governance della partecipata?
«Si tratta di una dialettica del tutto naturale su un tema che sta particolarmente a cuore ai valdostani: la proprietà e lo sfruttamento sostenibile delle nostre acque. “La Vallée d’Aoste est fille de ses eaux”, diceva Chanoux, e questo patrimonio non può che essere tutelato e valorizzato. La creazione di Cva, voluta e portata avanti con determinazione dall’Union Valdôtaine e da chi ha lavorato al progetto, nasce e si sviluppa con una logica chiara: offrire servizi e ricchezze al territorio valdostano e alle sue comunità. Oggi la transizione energetica e l’elettrificazione dei consumi sono realtà consolidate. È giusto e necessario che chi opera nel settore delle rinnovabili diversifichi le fonti: idroelettrico, eolico, fotovoltaico e, perché no, anche l’implementazione dell’idrogeno verde. Ma tutto questo deve avvenire a una condizione imprescindibile: che il cuore e la testa di Cva restino saldamente in Valle d’Aosta. La produzione di energia elettrica è uno degli atouts strategici della nostra regione. Dobbiamo continuare a essere protagonisti, tra i top players del settore della transizione energetica. Ed è in questa direzione che le scelte adottate dall’amministrazione regionale, selezionando profili di altissimo livello nel nuovo cda, porteranno la Cva ad avere un ruolo fondamentale nel processo della transizione energetica europea».

Quali devono essere le principali proposte dell’Union Valdôtaine per lo sviluppo economico e sociale della Valle d’Aosta in vista delle elezioni?
«Credo che lo sviluppo economico per la nostra regione si fondi su tre fattori fondamentali: le competenze legislative per legiferare in materie specifiche lavorando sulle norme di attuazione, le risorse economiche per incentivare e investire, e, soprattutto, la formazione e il capitale umano del territorio. Senza entrare nei dettagli, posso dire che questi saranno sicuramente elementi centrali del nostro programma. La Valle d’Aosta deve puntare con decisione sulle proprie competenze e sui suoi atouts: è lì che risiede la nostra forza. Purtroppo, assistiamo talvolta a dibattiti che sembrano voler snaturare ciò che siamo, immaginando per la nostra regione un modello che non le appartiene. Ma la Valle d’Aosta è unica, diversa, con un’identità forte e uno sviluppo che deve seguire le sue peculiarità. Dobbiamo valorizzare ciò che ci distingue, non rincorrere ciò che ci è estraneo. Ed è proprio questa nostra originalità che le persone cercano, apprezzano e riconoscono».

Come pensa di coinvolgere i cittadini e i giovani nella campagna elettorale e nel processo decisionale del partito?
«La Commissione Programma sta svolgendo un lavoro prezioso di visione sul futuro della Valle d’Aosta, coinvolgendo attivamente il territorio. Le nostre sezioni, da sempre, rappresentano un punto di riferimento per il dibattito politico: sono luoghi aperti, in cui chi ha a cuore il bene pubblico può partecipare e contribuire ai processi decisionali del Movimento, e quindi dell’Amministrazione regionale. Un messaggio va rivolto con chiarezza ai giovani: se vogliamo stare tutti meglio, è necessario che ciascuno dia il proprio contributo alla società. Che sia nell’amministrazione, nel mondo dell’impresa, nel volontariato o nel sociale, ognuno deve sentirsi parte di un progetto comune. Oggi siamo di fronte a un ricambio generazionale epocale, e non possiamo permetterci che le nuove generazioni restino ai margini. Ma è fondamentale che questo coinvolgimento sia reciproco: le porte vanno aperte, ma serve anche la volontà di attraversarle. L’Union Valdôtaine è pronta ad accogliere chiunque voglia avvicinarsi alla politica con spirito costruttivo e sincero desiderio di contribuire a un futuro migliore. Per noi autonomia significa questo: si vince tutti insieme o si perde tutti insieme. Alla base c’è e ci sarà sempre la responsabilità collettiva».

L’Union Valdôtaine ha già impostato alleanze per le comunali di Aosta. La candidatura Nuti è definitivamente archiviata?
«L’Union Valdôtaine sta lavorando affinché il maggior numero possibile di gruppi e movimenti possa sedersi attorno a un tavolo per costruire insieme il futuro governo della città di Aosta. Le alleanze preventive richiedono necessariamente una condivisione: di visione politica, di perimetri, di programmi e, naturalmente, anche di persone, da cui far emergere una sintesi comune. Come già detto diverse volte il perimetro rispetto a 5 anni fa è cambiato e si dovrà trovare una nuova sintesi: dal nostro punto di vista Gianni Nuti, con la sua esperienza e le sue competenze, rimane certamente una figura meritevole di essere riproposta al tavolo delle trattative».

Quali sono le priorità dell’Union Valdôtaine in tema di tutela dell’ambiente e sviluppo sostenibile nella Valle d’Aosta?
«Un movimento autonomista come l’Union Valdôtaine, che fonda la propria azione sul particolarismo culturale, linguistico e territoriale, non può che porre al centro della sua visione politica i temi della sostenibilità. A una condizione fondamentale, però: l’essere umano appartiene alla natura, non è suo nemico. Per questo, le nostre politiche saranno sempre orientate a cercare un equilibrio tra l’attività antropica sostenibile e il rispetto dell’ambiente. Ogni volta che la bilancia pende troppo da una parte o dall’altra, si rischia di spezzare quel legame secolare che i Valdostani hanno saputo custodire con il loro territorio. Come abbiamo già sottolineato, l’Union Valdôtaine è profondamente attenta non solo al cambiamento climatico, ma soprattutto alla necessità di adattarsi ad esso. Un territorio splendido ma fragile come il nostro deve essere messo nelle condizioni di reagire con efficacia ai fenomeni climatici sempre più estremi, limitando il più possibile i danni».

La scomparsa di Augusto Rollandin, lo scorso mese di dicembre, condizionerà il panorama politico valdostano in vista delle prossime elezioni?
«Credo sinceramente che la figura politica di Augusto Rollandin non debba essere strumentalizzata in modo pretestuoso in vista delle prossime elezioni regionali. L’Union Valdôtaine non può che esprimere gratitudine verso la sua persona e verso tutti coloro che, nel corso del tempo, hanno dedicato energie e impegno alla causa valdostana, contribuendo a far crescere il Movimento. Pertanto ad Augusto Rollandin va riconosciuto un ruolo storico nel percorso dell’Union Valdôtaine, annoverandolo tra i più influenti leader della politica valdostana del dopoguerra».

Cristiano Florio