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AIUTI PER LA COSTITUZIONE DELLE COMUNITÀ ENERGETICHE RINNOVABILI E GRUPPI DI AUTOCONSUMO DI ENERGIA RINNOVABILE

«Il potenziale idroelettrico residuo per nuovi impianti è limitato. Adesso immaginiamo di sviluppare soprattutto il fotovoltaico»

Ingrandisci la foto: L’assessore regionale allo Sviluppo economico Luigi Bertschy
L’assessore regionale allo Sviluppo economico Luigi Bertschy
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Contributi fino al 40 per cento e domande al via dal 5 maggio. La Giunta regionale lunedì scorso, 10 marzo, ha approvato l’avviso per la concessione degli aiuti per la costituzione delle Comunità energetiche rinnovabili e gruppi di autoconsumo di energia rinnovabile nei comuni sopra i 5.000 abitanti (nella nostra regione, Aosta per intenderci).

Sono previsti dei contributi fino al 40 per cento dei costi ammissibili per l’installazione di impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, ora anche nel Comune di Aosta, da inserire nelle Cer o nei gruppi di autoconsumo. L’avviso si suddivide in 2 misure: la prima rivolta alle persone giuridiche – tra cui le piccole medie imprese, le associazioni e gli enti locali – con una dotazione finanziaria di 3,2 milioni di euro a valere sul programma Fesr 2021-2027; la seconda rivolta alle persone fisiche per un importo di 1,9 milioni di euro a valere su risorse regionali.

E’ dei giorni scorsi invece il rapporto sulle rinnovabili di Legambiente, che riserva giudizi poco lusinghieri alla nostra regione. Secondo il report ecologista la Valle d’Aosta è tra le 5 regioni peggiori d’Italia e allo stato attuale impiegherebbe 45 anni a centrare gli obiettivi fissati entro il 2030. Anche di questi argomenti abbiamo parlato con l’assessore regionale allo Sviluppo economico Luigi Bertschy, un dialogo dedicato alle prospettive delle energie rinnovabili nella nostra regione.

AOSTA (fci) La Valle d’Aosta è sempre stata considerata un modello virtuoso nella produzione di energia rinnovabile, soprattutto grazie all’idroelettrico. Cosa chiede ora il decreto nazionale in termini di sviluppo delle fonti rinnovabili entro il 2030?
«È vero, la Valle d’Aosta è sempre stata estremamente virtuosa in termini di produzione di energia elettrica rinnovabile, proveniente al 90 per cento da fonte idroelettrica e che supera di gran lunga i consumi locali – risponde Luigi Bertschy, assessore regionale allo Sviluppo economico –. Nel 2023, ad esempio, sono stati prodotti 3.100 GWh, mentre il consumo interno è stato di soli 1.000 GWh. In media, quindi, viene esportato circa il 60 per cento dell’energia rinnovabile prodotta, contribuendo così al fabbisogno di altre regioni italiane.

Ma parliamo di energia proprio perché i nostri fabbisogni li misuriamo in termini di energia e, quindi, anche il nostro Piano energetico ambientale ha valutato gli obiettivi in questo modo. Gli obiettivi nazionali al 2030, invece, sono espressi in termini di nuova potenza installata e questo già crea un po’ di confusione, perché le diverse fonti rinnovabili, a parità di potenza, non producono la stessa quantità di energia. Per fare un esempio, 1 kW di idroelettrico può produrre da tre a sei volte quello che produce 1 kW di fotovoltaico.

Tornando agli obiettivi di nuova potenza da fonti rinnovabili, il già sfidante target fissato nel Piano energetico ambientale regionale di 187 MW è stato considerevolmente incrementato dal decreto nazionale, arrivando a 328 MW, con una crescita esponenziale tra il 2020 e il 2030. La tabella del decreto, ad esempio, riporta un aumento di potenza di 100 MW tra il 2029 e il 2030, quando il trend attuale di crescita è di circa 5 MW all’anno. Questo rende l’idea dell’enorme sfida che siamo chiamati ad affrontare nei prossimi anni».

E il territorio valdostano, con le sue caratteristiche, come si pone rispetto a tale sfida? Per esempio, possiamo immaginare che si sviluppino grandi impianti fotovoltaici?
«Considerando che il potenziale idroelettrico residuo di nuovi impianti è ormai limitato ed essenzialmente connesso a interventi di repowering dell’esistente, immaginiamo di sviluppare soprattutto il fotovoltaico. Tuttavia, occorre fare alcune considerazioni relative alla nostra realtà.

La Valle d’Aosta ha una conformazione orografica unica, con oltre l’80 per cento del territorio situato oltre i 1.500 metri di altitudine e, quindi, molte aree vincolate da norme paesaggistiche e ambientali. Inoltre, occorre prestare attenzione alla “qualità” delle aree da destinare all’installazione del fotovoltaico che, in caso di aree inclinate, dovrebbero avere esposizione preferibilmente verso sud e pendenze non superiori al 15 per cento, mentre il nostro territorio ha, per il 93 per cento, pendenze superiori a questo valore.

Ricordiamo anche che la producibilità di un impianto fotovoltaico in aree geografiche come il Sud d’Italia è in media superiore alla nostra. Quindi non siamo molto attrattivi per l’installazione di grandi impianti fotovoltaici a terra. Per dare un ordine di grandezza, se ipotizzassimo di installare tutti i 328 MW richiesti con fotovoltaico a terra, servirebbero 590 ettari, equivalenti a circa 800 campi da calcio. È evidente che questa non è una soluzione praticabile per il nostro territorio».

Quale può essere, allora, la strategia da adottare per raggiungere gli obiettivi imposti dallo Stato?
«La nostra strategia al 2030, che si deve sviluppare nel rispetto dell’ambiente, del territorio e del paesaggio, intende comunque promuovere al massimo lo sviluppo delle FER (Fonti di Energia Rinnovabile). Ciò avverrà semplificando le procedure autorizzative, prevedendo sostegni economici all’installazione di impianti, ma anche sviluppando una maggiore consapevolezza tra i cittadini dell’importanza di essere autonomi energeticamente. Inoltre, si destinerà una quota della produzione di energia elettrica alla progressiva elettrificazione dei nostri consumi termici, per esempio il riscaldamento, attraverso l’utilizzo di pompe di calore.

Diventa quindi importante valorizzare tutte le risorse esistenti, prevedendo un importante incremento del fotovoltaico attraverso l’installazione prioritariamente su aree e superfici già antropizzate o compromesse, come coperture di edifici, aree di pertinenza di infrastrutture esistenti, parcheggi, siti industriali. Non è facile fare delle stime esatte, anche perché mancano ancora alcuni elementi di attuazione del decreto nazionale, ma auspichiamo uno sviluppo di circa 250 MW di fotovoltaico, oltre all’idroelettrico per circa ulteriori 30 MW, che potrebbero essere valorizzati tre volte tanto (quindi circa 90 MW), in ragione della maggiore producibilità di tale fonte rispetto alle altre, e un contributo più modesto da parte dell’eolico di circa 2 MW, considerate le caratteristiche del territorio».

Quali saranno i costi e le implicazioni di queste misure?
«Parlando di impianti fotovoltaici, l’installazione della potenza stimata potrebbe richiedere investimenti per oltre 300 milioni di euro e anche l’Amministrazione regionale e gli enti locali saranno chiamati a dare il loro contributo, in termini di interventi diretti, insieme ai cittadini e al tessuto produttivo. Inoltre, sarebbe interessante considerare pure lo sviluppo di una filiera locale per la gestione dell’intero ciclo di vita degli impianti, inclusa la manutenzione e il riciclo dei loro componenti. Questo potrebbe anche rappresentare un’opportunità importante per creare nuovi posti di lavoro e sostenere l’economia locale. Stiamo inoltre promuovendo progetti di ricerca per migliorare l’efficienza e la sostenibilità degli impianti, per individuare soluzioni tecnologiche innovative e maggiormente performanti».

Cosa si sta facendo per facilitare questa transizione a livello regionale?
«La transizione verso una regione più green è già stata avviata ma è indubbio che i nuovi obiettivi ci chiedono un impegno ancora maggiore. Negli ultimi anni le misure a sostegno dello sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili e dell’efficientamento energetico si sono concretizzate attraverso diversi strumenti: alcuni avvisi per finanziare interventi su edifici degli enti locali e proprio pochi giorni fa abbiamo ricevuto richieste ora in fase di valutazione per oltre 8 milioni di euro; per il settore residenziale aprirà il 5 maggio il nuovo portale per la richiesta di mutui, una misura alla quale sono stati destinati negli ultimi 3 anni oltre 18 milioni di euro. Sempre dal 5 maggio potranno essere presentate richieste di finanziamento per l’installazione di impianti a fonti rinnovabili da inserire in comunità energetiche rinnovabili sul Comune di Aosta, con un avviso che ha stanziato oltre 5 milioni di euro, un’azione importante, che completa la misura nazionale del PNRR destinata agli altri Comuni del territorio. Inoltre, gli uffici regionali stanno lavorando a nuove misure da avviare nel corrente anno per sostenere le imprese e auspichiamo una riapertura dell’avviso destinato agli enti locali entro la fine dell’anno. L’impegno dell’Amministrazione è anche quello di semplificare le procedure di autorizzazione, recependo in tempi rapidi i recenti decreti emanati a livello nazionale».

Quale è il bilancio complessivo di questo percorso e quali sono le prospettive future?
«Siamo consapevoli delle difficoltà, ma anche orgogliosi dei risultati ottenuti. Secondo i dati, al 2024 abbiamo già raggiunto quasi il 90 per cento degli obiettivi fissati per quell’anno, grazie all’installazione di 24 MW di nuova potenza. Il cammino verso il 2030 sarà molto sfidante ma, con il supporto della comunità e l’impegno delle istituzioni, siamo determinati a dimostrare che la Valle d’Aosta può essere un modello di transizione energetica sostenibile, rispettoso del suo patrimonio naturale e paesaggistico».