AOSTA (fci) «La preferenza unica ha svuotato la politica della sua sostanza, dobbiamo esserne consapevoli. Ha indebolito i movimenti, i partiti politici. Ha permesso a ogni eletto di considerare i voti ricevuti come puramente personali, scollegati da un programma, da una visione collettiva, da una filosofia comune che costituisce invece l’essenza stessa di ogni movimento politico». Lo afferma Joël Farcoz, presidente dell’Union Valdôtaine, lanciando la campagna referendaria per il «sì» sulla legge elettorale regionale. I valdostani saranno chiamati alle urne domenica 10 agosto. In estrema sintesi, se vincerà il «sì» sarà «promossa» la legge elettorale recentemente approvata dal Consiglio Valle, che prevede 3 preferenze e preferenza di genere. Se passerà il «no», si tornerà a votare con la legge di 5 anni fa, ovvero con la preferenza unica. «Alcuni – aggiunge Joël Farcoz – affermano che non si tratti di una riforma elettorale. Forse hanno ragione. Ma forse sottovalutano anche l’impatto del ritorno alle tre preferenze, combinate con la preferenza di genere». Secondo il Presidente del Mouvement «la preferenza unica non è un modello adatto al sistema valdostano. Allo stesso modo, continuo a dire che il presidenzialismo in Valle d’Aosta segnerebbe la fine della nostra democrazia regionale». Riferendosi alle 3 preferenze, previste dalla norma sottoposta a referendum, aggiunge: «Non ho una ricetta pronta. Ma sono convinto che la nostra democrazia sia più sana quando offre agli elettori la possibilità di scegliere, permettendo loro di votare per più di un candidato».
Il «no» di Riccarand
Con un appuntamento al Centro Ecosostenibile di Lavesé a Saint-Denis, Alleanza Verdi e Sinistra VdA – Rete Civica nel pomeriggio di giovedì scorso, 17 luglio, ha aperto la campagna elettorale per il «no». Elio Riccarand e Massimiliano Kratter portavoce di Europa Verde Vda si sono presentati imbavagliati «in segno di protesta perché molti Comuni ci hanno negato lo spazio per affiggere i manifesti del “no”» afferma Riccarand. Ma quali sono le loro motivazioni? «La legge elettorale è sbagliata perché non garantisce stabilità, non rispetta la parità, esclude i nuovi soggetti politici. Impedisce di scegliere chi governa: nelle altre Regioni e in tutti i Comuni gli elettori non si limitano a votare una lista, ma scelgono una maggioranza che governa. In Valle d’Aosta no: le alleanze si contrattano dopo il voto. Le 3 preferenze sono un’anomalia assoluta, che favorisce le cordate elettorali e alimenta meccanismi opachi di scambio e controllo del voto. Questa legge non garantisce la parità di genere, e non adotta la doppia preferenza di genere. La legge valdostana consentirebbe 3 preferenze senza alternanze di genere: un trucco che permetterebbe di votare esclusivamente uomini, anche 3, e in questo caso verrebbe annullata solo la terza preferenza. Non garantisce nemmeno una donna in Giunta» e infine, sostengono Elio Riccarand e compagni di alleanza, «è il sistema elettorale più escludente d’Italia: soglia di sbarramento al 5,7 per cento, la più alta tra le Regioni, e obbligo di almeno 900 firme per presentare le liste che non hanno già un simbolo presente in Consiglio Valle».
Ricorso al Tar
Intanto è in corso di definizione il deposito del ricorso al Tar annunciato da Lega, Fratelli d’Italia e Progetto civico progressista contro la data di indizione del referendum confermativo previsto da decreto per il 10 agosto prossimo. I promotori reputano la data decretata come «penalizzante per l’elettorato attivo e passivo». È possibile anche il deposito di un secondo ricorso. Questa volta per la questione dell’entrata in vigore o meno della nuova legge elettorale sulle 3 preferenze votata in Consiglio e sottoposta a referendum. Anche questo ricorso era stato annunciato sempre dalle stesse forze politiche. La presidenza della Regione ha risposto alle richieste di chiarimenti, confermando che se vincesse il sì si applicherebbero le 3 preferenze già in questa tornata. Qui la motivazione è la contestazione di quanto chiarito dalla Regione al riguardo. Sulle norme della legge dell’Election day che innovano anche il tetto ai mandati dei sindaci e vice, pende invece l’impugnativa del governo italiano in Corte costituzionale. Mentre la Regione ha deciso di resistere in giudizio in difesa della competenza primaria sugli enti locali. Di solito le sentenze della Consulta per questo tipo di contenzioso costituzionale non arrivano prima di un anno. Tra le parti in potenziale contrasto con la Carta il limite innalzato da 3 a 4 per i mandati di sindaci e vice nei comuni sotto i 5mila abitanti, limite che nel resto d’Italia invece non c’è.


